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I sindacati bocciano il Def, "insufficiente per la ripresa"

Cernobbio – Le reazioni seguite alla presentazione da parte del governo del Def lasciano “stupito” il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. “La descrizione dei numeri che ho visto in giro – ha spiegato intervenendo a Cernobbbio – ossia quello di piu’ deficit e di meno crescita, mi lascia stupito. In realta’ la crescita e’ aumentata e il deficit e’ diminuito. Se si fa il confronto con le previsioni di sei mesi fa allora la stessa cosa si puo’ dire di tutti i paesi, perche’ tutti hanno abbassato le previsioni. Il quadro internazionale e’ molto peggiorato perche’ l’incertezza globale e’ aumentata, non per l’incertezza economica ma per quella politica che si riverbera sull’attivita’ economica”.

Il segretario della Cgil Susanna Camusso – il Def presentato dal governo, almeno secondo le indiscrezioni emerse sulla stampa, e’ insufficiente a garantire una solida crescita del Paese. “La sensazione e’ che il Def sia costruito in funzione di continuare una politica di qualche aggiustamento di qualche decimale, che, come abbiamo visto, non determina le condizioni per quella crescita, in particolare degli investimenti e dell’occupazione, di cui il Paese ha bisogno”, ha affermato Camusso a margine di un’iniziativa del sindacato in piazza San Babila. “Per ora, pero’, sto commentando dei titoli di giornale”, ha precisato il segretario della Cgil.

Il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan – Le stime molto prudenziali del governo sulla crescita contenute nel Def sono un segnale non incoraggiante per il paese. Secondo Furlan  serve un patto sociale per uscire dalla crisi. “E’ ancora presto per formulare un giudizio netto sul Def approvato ieri sera dal Consiglio dei Ministri – afferma Furlan in una nota – Abbiamo bisogno di leggere ed approfondire bene i testi ed il piano delle riforme allegato al documento”. “Dalle prime dichiarazioni del Presidente del consiglio Renzi e del ministro Padoan e da cio’ che traspare sui mezzi di informazione – aggiunge Furlan – emergono stime molto prudenziali del Governo sulla crescita del paese. Questo dato non e’ certo un segnale incoraggiante per le aspettative della nostra economia e per le sue ricadute sociali, un fatto che rende oggi ancor piu’ indispensabile un grande patto sociale tra il governo e le parti sociali, in cui ciascuno faccia la propria parte di fronte ad obiettivi condivisi, per far uscire il paese dalla crisi”.

Il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo – “Prima di esprimere un giudizio sul Def bisognera’ leggere il testo ufficiale: tuttavia, dalle notizie stampa sembra che si tratti di un documento deludente”. Lo ha affermato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, intervenuto alla marcia per il lavoro organizzata a Potenza da Cgil, Cisl e Uil. “Abbiamo chiesto l’estensione degli 80 euro ai pensionati e la flessibilita’ in uscita verso il pensionamento: di cio’ non scorgiamo ancora traccia – ha sottolineato il leader sindacale – Cosi’ come e’ del tutto incomprensibile cosa sia stato deciso in merito alla contrattazione aziendale per la quale ci aspettiamo provvedimenti che ne agevolino l’estensione a tutti i lavoratori. Una valutazione piu’ dettagliata – ha precisato Barbagallo – la faremo nei prossimi giorni sulla base dei testi”. Per il leader Uil “servono politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno, ma le promesse del Governo sono rimaste tali. Noi avevamo dato la nostra disponibilita’ a una flessibilita’ contrattata e a tempo determinato per salario, orario e condizioni di lavoro per favorire investimenti produttivi e occupazionali, ma dall’esecutivo – ha concluso – non e’ arrivata alcuna risposta”. 

Nel Def “non c’e’ l’aggiustamento strutturale richiesto” dall’Europa. E’ l’analisi dell’ex capo economista del Tesoro, Lorenzo Codogno, che in un colloquio con l’AGI, esprime perplessita’ sul quadro programmatico delineato dal Documento di economia e finanza varato ieri sera dal Consiglio dei ministri. Per Codogno, l’Italia “si sta comportando bene, almeno in termini nominali, dimostrando la volonta’ di proseguire il consolidamento di bilancio”, tuttavia l’economista esprime dubbi sul fatto che, nella richiesta di flessibilita’ rivolta alla Commissione europea, “l’appello a ‘fattori eccezionali'”, quali bassa crescita e bassa inflazione, “sia giustificato”. Secondo i calcoli dell’ex capo economista del Tesoro, “nel 2017 il bilancio strutturale rimarra’ invariato” per cui “l’aggiustamento minimo richiesto di 0,6 punti percentuali, circa 11-12 miliardi, non sara’ portato a termine” se i numeri sono questi. “E questa, infatti, e’ la flessibilita’ che il governo chiede per il 2017”, aggiunge. (AGI) 

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