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I sindaci in ordine sparso contro i botti di fine anno

Sempre più Comuni li vietano, ma c’è chi dice: “Ordinanze inutili”.

Contro chi trasgredisce ai divieti sono previste sanzioni che possono arrivare anche a 500 euro.

29/12/2014

nadia ferrigo –

I botti di Capodanno sono pericolosi, fin qui tutti d’accordo. Ma se si discute di che si può fare per non trasformare la notte di San Silvestro in una guerriglia urbana, con tanto di dita mozzate e cagnolini terrorizzati in fuga, il discorso si fa più intricato. Fino allo scorso anno i comuni italiani decisi a dare battaglia ai petardi a suon di ordinanze erano circa ottocento, ma il dato è in continuo aggiornamento: l’ultimo ad aggiungersi alla lista è il comune di Milano, mentre Roma e Firenze, data per certa l’impossibilità di sorvegliare ogni balcone, piazza e via della città si affideranno ancora una volta al buon senso dei cittadini. Non tutti i sindaci però si arrendono all’evidenza, anzi. Come deciso quest’anno dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia «fuochi artificiali, petardi, botti, razzi e simili artifici pirotecnici» sono vietati in tutto il Comune fino alla mezzanotte del primo gennaio. Le sanzioni vanno dai 25 ai 500 euro, le stesse per chi dovesse violare la seconda ordinanza: durante il tradizionale concerto in piazza Duomo sono vietati i contenitori di vetro, bottiglie di spumante comprese. Addio brindisi.

 

Tra le grandi città, Torino si classifica come la più ligia a perseguire gli amanti dei fuochi d’artificio, tanto che dell’ordinanza non c’è nemmeno più bisogno: il divieto di botti e vetri in piazza è contenuto da più di un anno nei regolamenti comunali cittadini. Tra i più convinti sostenitori dei provvedimenti anti-petardi ci sono le associazioni ambientaliste: i botti spaventano gli animali, domestici e non. Circolano bollettini di guerra difficili da dimostrare, ma più che sufficienti a terrorizzare chiunque abbia in casa un quattrozampe: ogni anno le vittime dei botti sarebbero addirittura cinquemila.

 

In molte Regioni italiane i divieti sono a macchia di leopardo, quasi che possa bastare spostarsi di qualche chilometro per rientrare nella legalità. Qualche esempio? A Porto Torres e Sassari sarà proibito sparare petardi per strada, con ammende fino a 500 euro, invece a a Cagliari ci si affida al senso di responsabilità dei cittadini. A Olbia già dal 2011 è vietato sparare botti, ma per quest’anno si attende ancora una decisione ufficiale. Difficile immaginare un Capodanno silenzioso a Napoli, ma i sindaci di San Giorgio, Portici e Ercolano non solo hanno deciso di vietare lo scoppio, ma pure la vendita. Così in un comune non si possono acquistare «prodotti prodotti pirotecnici di ogni tipologia, anche se di libera vendita, fino all’11 gennaio», a qualche chilometro di distanza invece «si ordina la vendita di artifici pirotecnici solo in esercizi abilitati». Bologna per il secondo anno consecutivo vieta i fuochi, mentre a Genova si sperimentano gli spettacoli piromusicali, cioè accompagnati da brani di musica sinfonica e senza detonazione.

 

Basterà? Difficile a dirsi. La giunta del sindaco di Firenze Dario Nardella per esempio non si scosta dalla linea dettata dal suo predecessore, un certo Matteo Renzi. Da sindaco, il premier espresse con molta chiarezza la sua opinione. «Sui botti dell’ultimo anno, siamo seri», disse nel 2011, bollando le ordinanze sul tema come «le più inutili della storia dell’umanità».

http://www.lastampa.it/2014/12/29/italia/cronache/i-sindaci-in-ordine-sparso-contro-i-botti-di-fine-anno-0TmY3jiWXAaUem030RszcK/pagina.html

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