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I sovranisti svedesi che vogliono la 'Swexit'

Nelle narrazioni di destra, la Svezia è vista come il caso di scuola del fallimento del multiculturalismo. Coerente con la sua tradizione di “superpotenza umanitaria”, Stoccolma ha accolto il numero di richiedenti asilo più alto d’Europa in proporzione alla popolazione. L’aumento della comunità straniera ha però avuto un impatto visibile sulla sicurezza del Paese sebbene, come ha spiegato un fact-checking di Snopes – non sia poi così automatica la connessione tra il grande afflusso di rifugiati e la trasformazione di interi quartieri delle grandi città del Paese in ghetti preda di scontri tra gang. Il fallimento del modello di integrazione svedese ha radici piu lontane e riguarda anche, se non soprattutto, gli immigrati di vecchia data. Al di là della difficoltà di convivenza tra culture lontane, per costoro è praticamente impossibile trovare un’occupazione, come sottolineò il Financial Times. Il risultato è, per gli stranieri, un’emarginazione che diventa criminogena; per i residenti una nuova quotidianità dove non è più una prospettiva remota perire a causa di una granata. Di conseguenza, anche la Svezia è stata travolta in pieno dall’ondata nazionalista e un partito come gli Svedesi Democratici, nato a fine anni ’80 e sempre guardato con sospetto per i trascorsi nell’estrema destra filonazista di alcuni suoi esponenti, si appresterebbe – sondaggi alla mano – a diventare il secondo partito alle elezioni che si terranno il prossimo settembre. Al momento, è il terzo. E appena 12 anni fa era sotto il 3%.

Il “fattore vergogna”

Ancorati negli anni ’90 a percentuali da prefisso telefonico, gli Sverigedemokraterna superano per la prima volta nel 2010 la soglia del 4% per entrare in Parlamento. Nel 2014 i loro consensi crescono di più del doppio e arrivano a un 12,9% che consente loro di guadagnare 49 seggi suio 349 del Riksdag. Possono ora sperare in un boom come quello che ha interessato la Lega di Salvini e addirittura diventare il primo partito del Paese scandinavo, per quanto – con il sistema proporzionale in vigore – il traguardo del governo sembra loro precluso, salvo un clamoroso accordo con la destra moderata sul modello austriaco? “Difficile dirlo, siamo al 21-25% nei sondaggi, ma di solito ci sottostimano, per quel fattore vergogna”, spiega a La Stampa il numero due del partito, il capogruppo parlamentare Mattias Karlsson, “gli svedesi si vergognano a dire che voteranno per noi perché ci associano al neonazismo”. Un’etichetta che Karlsson rifiuta: “Non siamo nazisti. Siamo conservatori sociali. Crediamo nei valori sociali e cerchiamo di proteggerli, per esempio dall’immigrazione. Se populismo significa stare vicino alle persone e capirne i bisogni, allora siamo populisti. Ma se vuol dire che non abbiamo un’ideologia si va fuori strada. Abbiamo una forte ideologia basata su due capisaldi: uno Stato sociale con una solida sicurezza nazionale”. 

Obiettivo Swexit

Karlsson, come tutti i sovranisti, ritiene che oggi la distinzione tra destra e sinistra non abbia più senso. La vera polarità è quella tra chi è pro e chi è contro la globalizzazione. Quindi ben venga, in Italia, la coalizione M5S-Lega. “Spero siano pragmatici e superino le differenze per governare”, afferma, “noi e i Cinque Stelle siamo nello stesso gruppo parlamentare, l’Efdd, in Europa”.  “Sovranisti nel modo più assoluto”, i Democratici Svedesi hanno un obiettivo chiaro: l’uscita della Svezia dall’Unione Europea. Se vi pare, chiamatela ‘Swexit’. “Il nostro obiettivo è uscire dalla Ue con una Swexit nel più breve tempo possibile”, prosegue Karlsson, “aaranno gli svedesi a decidere, con un referendum. Oggi la Svezia contribuisce all’Unione con un enorme flusso di denaro – siamo i secondi contribuenti – e riceve pochissimo. Nel frattempo, aspettando la Swexit, lavoreremo per riformare la Ue in modo che il potere venga restituito ai singoli Stati”.  

Una questione di identità

Ed è una questione di sovranità anche porre limiti a un’immigrazione che “sta creando problemi”: “Ora la gente inizia a capire cosa diciamo: è una questione di identità culturale e sovranità, non di razzismo, per questo aumenta il consenso. Molti immigrati non rispettano le nostre tradizioni e la nostra libertà, specialmente nei confronti delle donne: le molestie sessuali sono aumentate di cinque volte negli ultimi anni. Si discute molto della Svezia come modello multiculturale, ma la multiculturalità non sta funzionando, serve assimilazione”. Cristiani tradizionalisti in una nazione così liberal che nemmeno Dio è più “Signore” ma pur sempre svedesi, quindi più progressisti degli omologhi europei: “In questi anni abbiamo studiato molto e abbiamo visto che tutto sommato anche le famiglie omosessuali se la cavano bene. E anche sul tema della adozioni, stiamo aprendo una porta. Siamo pur sempre scandinavi”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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