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I suoni metallici intercettati da due navi provengono dal sottomarino argentino?

articolo aggiornato il 20 novembre alle ore 19,28

La Marina argentina potrebbe aver rilevato dei rumori provenienti dal sottomarino con il quale si sono persi i contatti giovedì scorso. Il sistema sonar di due navi ha percepito suoni come di strumenti sbattuti contro lo scafo di un sottomarino. Lo riferisce la Cnn citando un ufficiale della Marina americana vicino alle operazioni di ricerca in corso, alla quale partecipano diversi Paesi tra cui gli Usa. Buenos Aires ha rivelato che le sette chiamate andate a vuoto captate domenica non provenivano dal telefono satellitare del sottomarino che, cinque giorni fa, poco prima di perdere i contatti, aveva riferito di un problema alle batterie.

aggiornamento del novembre 2017 alle ore 23,05.

È ripartita la speranza di trovare vivo l’equipaggio del sottomarino San Juan, con cui la marina argentina non riesce a mettersi in contatto da mercoledì scorso. Sabato in tarda serata sono arrivati dei segnali di emergenza che, secondo il ministero della Difesa, potrebbero provenire dal sottomarino, ed è partita una perlustrazione aerea e marina che si avvale dell’aiuto di Brasile, Gran Bretagna e Stati Uniti. Il governo di Buenos Aires aveva chiesto la collaborazione internazionale, per non lesinare sforzi nelle ricerche. Il San Juan è della classe TR-1700 alimentata da motori diesel ed elettrici. Stava tornando da una missione di routine da Ushuaia, vicino alla punta estrema del Sud America, alla sua base nel Mar del Plata, a 400 km a sud di Buenos Aires.

La Marina argentina, contraddicendo l’annuncio dato stamane dal ministero della Difesa, chiarisce però di non essere affatto certa che i 7 segnali intercettati provengano dal sommergibile. In serata il portavoce della Marina, Enrique Balbi, ha chiarito che: “Non abbiamo elementi per essere certi che i segnali provenissero dal San Juan. 

Il sommergibile era partito 11 giorni fa dalla base di Mar del Plata diretto proprio Ushuaia dove ha trascorso 3 giorni prima di invertire la rotta. A bordo c’è, tra gli altri, il primo ufficiale donna della flotta sottomarina argentina che conta oltre al San Juan altre 2 unità gemelle, lunghe 65 metri, con un diametro di 7. Tutti e 3 i sommergibili sono stati costruiti dai cantieri tedeschi Thyssen Nordseewerke. In particolare il San Juan è entrato in servizio nel 1983 ed è stato ammodernato tra il 2007 ed il 2014 per prolungare la sua vita operativa di 30 anni.

L’unità a propulsione convenzionale con 44 membri di equipaggio a bordo è stata rilevata l’ultima volta mercoledì lungo la costa meridionale. “Non siamo stati in grado di trovare od avere un contatto a vista o rada con il sommergibile San Juan”, aveva chiarito Balbi. La Marina aveva avviato una vasta operazione di ricerca con unità aeree e navali introno all’ultima posizione nota del San Juan, a 430 a largo della penisola sud-occidentale di Valdez, finora senza alcun risultato.

Estamos comprometidos a utilizar todos los recursos nacionales e internacionales que sean necesarios para hallar al submarino ARA San Juan lo antes posible.

— Mauricio Macri (@mauriciomacri) 18 novembre 2017

Balbi aveva smentito le voci secondo le quali a bordo del sommergibile sarebbe scoppiato un incendio, un evento catastrofico per un’unità sottomarina. “Non abbiamo più alcuna comunicazione e questo potrebbe essere dovuto ad un problema alle batterie o di alimentazione elettrica (generata dai motori diesel)”, ha chiarito Balbi ricordando che il protocollo prevede che in caso di problemi di alimentazione i sommergibili debbano immediatamente riemergere in superficie.

Estamos en contacto con las familias de la tripulación del submarino ARA San Juan que se encuentra extraviado para informarlos y apoyarlos. Compartimos su preocupación y la de todos los argentinos.

— Mauricio Macri (@mauriciomacri) 18 novembre 2017

Da parte sua, scrive La Stampa, l’ammiraglio Gabriel Gonzalez, comandante della base di Mar del Plata, ha indicato che a bordo del San Juan “c’è cibo e ossigeno a sufficienza” per tutto l’equipaggio, sottolineando che “non si può dunque parlare di un’emergenza”. Molto meno ottimista il commento di Julio Langani, uno degli ingegneri che ha monitorato la costruzione del sottomarino nei cantieri navali della Thyssen Nordseewerke ad Edem, in Germania, dove il San Juan è salpato per la prima volta nel giugno del 1983. In dichiarazioni al quotidiano Ambito, Langani ha ipotizzato che nel sottomarino «si potrebbero essere surriscaldate le batterie, il che provoca l’emissione di un gas clorato, che risulta mortale per gli esseri umani”.  

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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