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“I terroristi volevano distruggere la Sagrada Familia”

Era la Sagrada Familia, uno dei monumenti più iconici di Barcellona, l’obiettivo principale della cellula jihadista che giovedì sera ha seminato il terrore sulla Rambla, uccidendo 13 persone. È una delle principali rivelazioni emerse dalle indagini sull’attentato che ha sconvolto la Spagna. Indagini dalle quali continuano però ad arrivare notizie contraddittorie: per il governo la cellula è stata debellata; i Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, sono invece ancora a caccia del ventiduenne marocchino Younes Abouyaaqoub. Inizialmente dato per morto, il giovane è considerato l’uomo alla guida del furgoncino piombato sui turisti in una delle aree più frequentate della città.

Il Piano A: distruggere la cattedrale

Fonti investigative hanno riferito a El Confidencial che il ‘Piano A’ dei terroristi era causare una “esplosione enorme” alla Sagrada Familia. La cellula intendeva far saltare in aria furgoni carichi di Ttap e bombole per distruggere la cattedrale progettata da Gaudì, principale simbolo della città. La Sagrada Familia era l’ossessione del gruppo e il suo unico obiettivo iniziale, scrive il quotidiano. La casa-santabarbara a Alcanar è saltata in aria quando la cellula era nella fase finale della preparazione dei potenti ordigni e tra le macerie sono state trovate 106 bombole.

Il conducente del furgone è ancora ricercato

Inizialmente era stato dato per morto insieme ai suoi compagni. Invece i Mossos d’Esquadra sono ancora a caccia di Younes Abouyaaqoub, un 22enne marocchino, che si sospetta fosse l’autista del furgone bianco che ha dipinto di sangue la Rambla. In un primo momento si riteneva che alla guida ci fosse il 17enne Moussa Oukabir, il cui corpo è stato identificato tra quelli dei cinque terroristi uccisi dalla polizia nella notte tra giovedì e venerdì’ nel nuovo attacco verificatosi nella cittadina di Cambrils.m Si ipotizza che possa aver raggiunto la Francia in auto.

Ma per Madrid “la cellula è stata smantellata”

Secondo il ministro dell’Interno spagnolo, Juan Ignacio Zoido, “possiamo dire che la cellula è stata smantellata. Ma Barcellona contraddice Madrid. Non solo proseguono le ricerche per giungere alla cattura di Abouyaaqoub ma – fa sapere il ministro dell’Interno catalano, Joaquim Forn – le persone ancora ricercate “sono due o tre”.

Nel covo dei terroristi

Complessivamente i Mossos d’Esquadra hanno individuato una cellula di 12 giovani radicalizzati di origine marocchina, che vivevano nella cittadina catalana di Ripoll. Un’esplosione accidentale mercoledì notte ha però sconvolto i loro piani di morte: dei 12, cinque sono stati uccisi a Cambrils, due sono morti nell’esplosione di Alcanar e quattro (tre marocchini e uno spagnolo) sono stati arrestati. Nel covo c’erano un centinaio di bombole di gas e sono state trovate tracce del potente esplosivo rudimentale Ttap (perossido di acetone), già usato dall’Isis per le stragi di Parigi, Bruxelles e Manchester, abbastanza per riempire tre camion-bomba. I terroristi volevano noleggiare un furgone più grande di quello che ha fatto strage sulla Rambla, ma gli fu negato perché erano troppo giovani e senza il numero di anni di patente necessari. 

Perquisita la casa dell’imam di Ripoll

I Mossos d’Esquadra stanno inoltre indagando sull’eventuale ruolo negli attentati di Abdelbaki Es Satty, l’imam di Ripoll, la cittadina catalana da cui proveniva la maggior parte dei componenti della cellula coinvolta negli attacchi. La polizia catalana venerdì notte ha perquisito la sua abitazione in calle de Sant Pere in cerca, tra le altre cose, di tracce di Dna perché sospetta che Satty sia morto nell’esplosione accidentale nell’appartamento a Alcanar usato dai terroristi per preparare gli attentati.
Satty, 40 anni, ha lasciato l’incarico da qualche mese, hanno spiegato al Pais i fedeli della moschea, che da allora si occupano in forma autonoma di condurre le preghiere. Secondo la polizia la preparazione degli attacchi era iniziata proprio qualche mese fa. Venerdì nell’appartamento la polizia ha trovato un’altra persona che ha dichiarato che l’uomo è partito martedì scorso per il Marocco, dove si trovano la moglie e i figli. I vicini di casa non avrebbero notato movimenti strani negli ultimi giorni né osservato segnali di radicalizzazione.

 

 
 
 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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