TwitterFacebookGoogle+

I tre errori principali di Obama (soprattutto in Medioriente) 

Il 9 ottobre 2009, a meno di 9 mesi dal suo insediamento alla Casa Bianca (20 gennaio) il democratico Barack Obama, succeduto al repubblicano George W. Bush, colui che aveva aperto il vaso di pandora del terrorismo internazionale dando il via sulla base di bugie (le fantomatiche armi di distruzione di massa mai trovate) all’invasione dell’Iraq, ricevette quasi per reazione il premio Nobel per la Pace. Riconoscimento che molti analisti battezzarono alle “buone intenzioni” perché non aveva matrialmente avuto il tempo di fare nulla se non prendere le distanze da Bush e ricorrere alla sua magistrale ed ineguagliabile abilità di retore per ‘sedurrè il mondo e convincerlo che con lui le cose sarebbero cambiate. Sarebbe stato l’inizo di alcune grandi soddisfazioni e cocenti delusioni.

Vediamo i dossier più sconttanti che lascia in eredità al suo successore l’uomo che al suo esordio venne definito “amato da tutti, temuto da nessuno”.

 

1. Scarsi risultati nel risolvere la situazione in Palestina

Per far capire che a differenza del suo predecessore l’amministrazione Obama non intendeva “esportare la democrazia” con la forza in Medio Oriente, il presidente con un gesto di grande forza ed intensità si recò il 4 giungo 2009 all’università cairota di al Azhar, la massima autorità dell’Islam sunnita, dove parlò con il cuore in mano e spiegando la sua propensione “ad una riduzione dell’impegno americano a livelloglobale”.

Parole econmiabili di buona volontà ma interpretate dai nemici degli Usa – non la maggioranza silenziosa ma a minoranza che parla con il crepitare dei kalasnhikov – come l’annuncio di un disimpegno dell’America dalla rdgione del grande Medio Oriente.
 

L’impegno a riavviare i negoziati con Israele

Dopo che Bush aveva ignorato i negoziati di pace israelo-palestinesi, tranne il tentativo fallimentare nel 2007 al summit di Annapolis, Obama manifestando forse un eccesso di ottimismo si impegnò personalmente a rilanciare le trattative. In un’intervista al Washington Post, pochi giorni prima dell’inaugurazione, Obama promise di “creare uno spazio dove si possa costruire la fiducia” tra le parti per mediare un accordo di pace arabo-israeliano, che possa soddisfare le aspirazioni sia dei palestinesi che degli israeliani.

Simbolicamente la prima telefonata di Obama con un leader straniero fu prorio con il Presidente dell’Anp Abu MazenMahmoud cui promise di “mettere in atto ogni possibile sforzo per ottenere la pace”. Evidenziando la sua scelta per il dialogo Obama dichiarò: 
“Quanti si aggrappano al potere con la corruzione e l’inganno e  mettendo a tacere il dissenso, sappiano di essere dal lato sbagliato della storia; ma noi porgeremo la mano a chi si mostrerà incline a schiudere il suo pugno”.

Obama poi a diffrenza di Bush iniziòa criticare Israele per la Guerra – l’ennesima – del 2008 contro Hamas a Gaza facendo capire che l’era dell’assegno in bianco Usa allo ‘Stato ebraicò era finita.

Riconobbe che se Israele ha il diritto di difendersi espresSe il suo dolore per la perdita di civili, quasi tutti, palestinesi. Iniziò a mediare ma dopo l’arrivo nel 2009 dell’attuale premir Benjamin Netanyahu i rapporti tra i due si deteriorono fino a rotture alternate a tentativi di ripresa.

A novembre 2009 Obama ottiene il congelamento di dieci mesidegli insediamenti ma il 10 marzo2010 il vicepresidente Joe Biden viene accolto in Israele con l’annuncio di nuove costruzioni a Gersualemme Est. Il 23 settembre Obama annuncia uno Stato palestinese entro la dfine del 2011. Netanyahu risponde 3 gionri dopo riprendendo la colonizzazione della Cisgiordania.

La sfiducia nell’idea “Due popoli due stati”

Rieletto nel 2012 Obama iniziò a disimpegnarsi e, malgrado le dichiarazioni di facciata, ad essere meno  fiducioso nella una soluzione bastata sul principio di Oslo del 1993 “due popoli, due stati”, respinto di fatto da Netanyahu. Premier che con uno sgarbo senza precedenti sostenne apertamente il rivale Gop di Obama, Mitt Romney.

Il presidente iniziò sempre più da gennaio 2013 a delegare le trattative al generoso ed infatiabile segretario di Stato John Kerry che iniziò a rilanciare il processodipace il19luglio 2013 salvo arrendrsi il 23 aprile 2014. Il 3 marzo 2015 senza consultare la Casa Bianca Netanyahu è invitato a parlare al Congresso dove critica duramente la politica di Obama sul programma nucleare iraniano (coronato da successo per Obama il 14 luglio 2015).

La ‘via crucis’ negoziale israelo/palestinese si arena definitivamente e quella pace che Obma sperava di riuscire a raggiungere, dove altri avevano fallito, è rimasta un sogno vago. Da ultimola cesura completa tra Usa e Israele quando il 23 dicembre 2016 per la prima volta dal 1980 Washington si astenne irritualmente al Consiglio di Sicurezza Onu, senza ricorrere al suo diritto di veto, facendo così approvare una risolzuione che condannava gli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

 

2. L’incapacità di stabilizzare e pacificare l’Iraq

Dopo che tra il 2007 ed il 2009 la politica del “Surge” (l’invio di 30.000 soldati extra) nella provincia sunnita di Anbar, la più pericolosa del general David Petraesu si era rivelata efficacia, Obama iniziò a dimostrare insofferenza per i troppi soldati Usa nel Paese ed inizio a programmare il ritiro. Ritiro che troppo precipitosamente si concluse nel 2011 che lasciò un Iraq fragile e senza strutture statuali solide ed innescòil caos. Contemporaneamente arrivo al potere il premier sciita Nouri al Maliki che alimentò le tensioni interconfessionali tra la maggioranza sciita, vittima sotto Saddam Hussein, e la minoranza sunnita, al potere durante gli anni del raiss. Questo diede il via a regolamenti di conti sanguinari, aumentò paradossalmente – una sconfitta per gli Usa che negli anni ’80 sostennero Saddam, contro gli Ayahatollah – l’influenza dell’Iran, culla dello sciismo a Baghdad. Unica area parzialemte tranquillla la regione autonoma del Kurdistan iracheno. 

La comparsa dell’ISIS, in Iraq

Ma a inizo del 2014 fece la sua comparsa la formazione terroristica che il mondo ha imparato a conoscere e temere: Isis (il cosidetto ‘Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, la Siria, ndr) guidata dal sedicente califfo Abu Bakr al Baghdadi a gennaio conquista Falluja e Ramadi. All’epoca in un’intervista che Obama rimpiangera fino alla fine dei suoi giorni definì Isis rispetto ad al Qaeda come “la riserva di una squadra giovanile di basket”. Si dovette ricredere il 29 giugno del 2014 quando Isis o Daesh (nel suo acronimo arabo) conquistò Mosul, la seconda città irachena, e proclamò la nascita del Califfato. Da allora Isis avanzò verso Baghdad – con le truppe dell’esercito regolare che si sciolsero come neve al sole abbandonando a Isis carri armati M1-Abraham modernissimi americani – e arrivò fino a 80 km dalla capitale.

A quel punto l’8 agosto del 2014 gli Usa formano una coalizione di forze aeree che iniziano bombardare Isis e inizia ad inviare “consiglieri militari”, una dizione che ricorda tristemente il Vietnam, ed ora ha centinaia di uomini delle forze speciali (i”boots oh the ground” che ha sempre vissuto come un incubo) che combattono a Mosul per riconquistarla insieme alle forze irachene ed i peshemerga curdi. Ma l’Iraq non èancora pacificato e stabile. Altra eredità negativa.

 

2. Gli errori (gravi) in Siria

A metà marzo del 2011 a Daraa nel sud del Paese inizia la guerra ivile con una semplice manifestazione di protesta.Quell’elemento innesca una guerra civile per procura – in cui combattonoper interposta persona con finanziamenti Paesi come Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Iran e da ultimo Russia – che dopo quasi sei anni ha causato oltre 310.000 morti.

Obama inizia ad attaccare Bashar Assad ripetendo come un mantra che si trova “dalla parte svbagliata della storia” e che “la sua caduta è questione di tempo”. L’allora segretario di Stato Hillary Clinton il 16 luglio 2011 autorizza l’ambasciatore Usa a Damasco Robert Ford ad andare ad Hama teatro di scontri per manifestare con la sua presenza il sostegno degli Usa ai ribelli anti-Assad. Issieme a lui c’è l’ambasciatore francese Eric Chevalier. Così facendo Washington autorizza anche l’allora premier turco Recep Tayyip Erdogan ad aprire la cosidetta “austtostrada della jihad” per far affluire in  Siria migliaia di combattenti stranieri (foreign fighters) perchè la priorità era far cadere Assad ad ogni costo anche affidandosi a tagliagole, come si vedrà dopo con la decapitazione degli ostaggi occidentali ad opera di personaggi come ‘Jihadi Jones’.

 

La pericolosa indecisione di Obama

L’irrisolutezza e la pericolosoa indecisione di Obama emerge quando inizia il 20 agosto 2012 ad intimare ad Assad di non osare di superare la cosidetta “red line” rappresentata dall’uso di gas contro la sua popolazione, pena un’immediata rappresaglia Usa.

Il 21 agosto 2013, però, Assad usa i gas sui civili nel quartiere orientale di Damasco uccidendo 1.429 persone. A quel punto Assad ha sfidato apertamente Obama ignorando la linea che non avrebbe dovuto oltrepassare. Siamo a fine agosto, Obama chiede al Congresso di poter bombardare Assad (la settimana prima l’alleato britannico era stato bloccato da un voto contrario dei Comuni). Con lui è solo il francese Francois Hollande che aveva già ordinato ai caccia-bombardieri di preprarsi a colpire la Siria quando il 31 agosto a sorpresa, Obama, dopo una passeggiata con il capo di gabinetto Dennis McDonough nel giardino della Casa Bianca, rientra e da il controdine annullando i raid e avvertendo in  extremis Hollande.

Fu il presidente russo Vladimir Putin a togliere le castagne dal fuoco ad Obama convincendo Assad a consegnare tutte le sue armi chimiche all’Organizzazione per la Proidizione delle Armi Chimiche (Opac) per distruggerle. Opac che vinse anche lei il Nobel perla pace.

A quel punto Assad era andato a vedere il bluff di Obma e imparò a temerlo di meno. L’amministrazione Obama inizia intanto a cercare di 
individure dei riblli moderati da finanziare, dopo che erano emersi come gruppi piu’ forti i qaedisti del fronte Jubath al Nusra e poi lo stesso Isis. L’operazione si rivela un totale fallimento.

500 milioni per addestrare 70 soldati

Infatti il Pentagono spende ben 500 milioni di dollari – dopo 4 anni di ‘verificà dei ribelli meritevoli di fiudicia e non estremisti addestrati in Turchia – ma riesce ad addestrarne solo 70 invece dei 5.400 previsti. Sessanta combattenti foraggiati dagli Usa che consegnano il grosso delle armi al secondo scontro a settembre dopo che circa 56 vennero massacrati ad agosto per un attacco dei qaedisti di al Nusra. 

Dopo aver iniziato a bombardare l’8 agosto 2014 Isis in Iraq, convintosi a quel punto che non erano “la riserva di una squadra giovanile di basket” maunnemico terribile Obama ordina raid dal 23 settembre in Siria dove il Califfato ha conquistato sempre piu’ terreno con la roccaforte a Raqqa. Coalizione che procede nei raid, inizia a schierare truppe speciali, ma dove la situazione non cambia fino a quando il detestato da Obama – i rapporto tra i due sono stati in 8 anni inesistenti se non gelidi – Vladimir Putin il 30 settembre 2015 ordina ai suoi aerei da guerra e alle sue truppe di schierarsi al fianco delle truppe di Assad, sostenute dagli iraniani (uniti dalla comune fede sciita per Teheran, Alauita per il presidente siriano).

Intervento russo che ribalta la situazione sul campo e che ha visto la riconquista – a caro prezzo – di Aleppo e ora l’avvio di negoziati di pace ad Astana il 23 gennaio cui gli Usa (si vedrà dopo il20 se cambierà qualcosa con Trump) e l’Onu non sono stati invitati.

 

3. Il proliferare delle armi negli Usa

Gli Stati Uniti, nazione nata dalla rivolta contro la Gran Bretagna e con ilmito della ‘frontierà e del west, ha tra i suoi fondamenti l’anacronistico II emendamento della Costituzione (venne approvato nel 1791 ma è tuttora perfettamente in vigore) che consente a tutti gli amricani di girare armati, tanto che ngli Usa ci sono 357 milioni di armi su 310 milioni di americani.

Non inizia ma si acuisce proprio negli anni di Obama la  piaga delle sparatorie che seminano morte negli Usa: il giorno in cui in America qualcosa si rompe è il 14 dicembre 2012 (c’erano stati altri massacri, il piu’ celebre il 20 aprile 1999 alla Columbine High School du Denver in Colorado incui 2 studenti massacraono 12 studenti per poi suicidarsi) quando un ragazzo di 20anni con problemi mentali, Adam Lamza, con un fucile d’assalto AR-15 Bushmaster (versione ‘civilè dell’M-16 della Guerra del Vietnam) massacraò 20 bambini della scuola elementare Sandy Hook di Newton in Connecticut e sei adulti, tra cui lamadre che insegnava nell’istituto. L’episodio commosse il mondo e gli Usa spingendo Obama a compiere il  tentativo piu’ concreto di effettuare un giro di vite 
sull’acquisto di armi.

Affidò al presidente Joe Biden a gennaio del 2013 l’incarico di formare una commissione di studio che definì nuove regole a partire da controlli piu’ severi prima di comprare una pistola. A causa della potenete lobby bipartisan delle armi, la National Riffle Association (Nra) tutto si impantanòal Congresso e soprattutto nelle assemblee dei singoli Stati essendo la materia competenza locale. Dopola strage di Sandy Hook ed i 20 bimbi massacrati a compi di mitra le sparatorie si susseguirono con decine  di morte ma Obama da allora si limitò a tenere decine di toccanti e commossi discorsi colmi di dolori ma non tentò piu’ di cambiare le cose, temnendo il peso sotto elezioni della lobby delle armi.

Da ultimo si è visto il 6 gennaio scorso dove un folle Esteban Santiago massacro 5 persone all’aroporto di Fort Lauderdale con un arma che deteneva legalmente, che aveva imbarcato regolarmente nel bagaglio da stiva nell’aereo che aveva preso in Alaska, che aveva ritiato all’arrivo per andare in bagno, caricare l’arma, tornare nell’area recupero bagagli e sparare ad alzo zero contro chiunque gli si pararasse accanto. Santiago si scoprì che a novembre era stato 
all’Fbi di Anchorage in Alaska denunciando disentire delle voci che gli dicevano di agire per conto di Isis. Portato in  un’ospedale psicahitrico non venne trattenuto e la pistola, quella con cui ammazzo 5 persone e ne ferì sei, gli fu riconsegnata.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.