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I treni dei pendolari migliorano in sicurezza. Lo avreste mai detto?

Avete mai preso un treno regionale alle 7 del mattino diretto verso una grande città o un medio centro? Qualsiasi pendolare vi raccomanderebbe una sola cosa: “Non fatelo!”. Chi si sposta in treno sa bene che subito dopo la colazione inizia una sorta di percorso a ostacoli che spesso mette alla prova nervi e fisico, prima ancora di dare il via alla giornata lavorativa. E questo su molte tratte nazionali. Non a caso viaggiatori definiscono spesso i treni regionali un ‘inferno’. Tuttavia, al di là dei (molti) disagi, i treni italiani sono sicuri. Lo dicono i numeri. Nonostante l’incidente di martedì 13 giugno nel Salento e quello tra Andria e Corato del 12 luglio del 2016, in cui persero la vita 23 persone, potrebbero far pensare il contrario. 

Viaggio all’inferno con i pendolari 

Proviamo a seguire il viaggio di un pendolare tipo e cerchiamo di capire perché la sua avventura quotidiana venga definita un “inferno”.

  • LA SALITA SUL TRENO – Su un treno non si sale semplicemente, ci si fa largo a gomitate tra la folla perché i più veloci a salire, in pochi istanti e senza rispettare regole di precedenza e buona educazione, si accaparreranno i pochi posti a sedere rimasti liberi. Gli altri viaggeranno in piedi, spalla a spalla. Da qui il soprannome di ‘carro bestiame’. Se si è fortunati il viaggio continuerà liscio come l’olio fino a destinazione, a eccezione dello spazio vitale che a ogni fermata diminuirà sempre di più. 
  • ARIA CONDIZIONATA – Nelle giornate ‘storte’, potreste finire in una carrozza con l’aria condizionata rotta. Un problema non da poco quando in estate il caldo si fa insopportabile. E non sono pochi i casi in cui i passeggeri avvertono malori.
  • PORTE BLOCCATE – Una volta arrivati in stazione, poi, non è raro scoprire che la porta più vicina a voi è bloccata: non resta che terminare il viaggio con una corsetta attraverso i vagoni. Stesso discorso vale per le stazioni con la banchina più corta, non segnalata in precedenza. 
  • RITARDI – Se il treno parte puntuale (cosa non frequente) non è detto che arrivi all’ora prevista: su particolari linee i problemi di manutenzione causano non pochi disagi, e non è raro che il convoglio su cui viaggiate sia costretto a fermarsi in una stazione in attesa che rimuovano o aggiustino il treno partito prima e che si è rotto a metà percorso, bloccando la circolazione. E a quel punto aspettatevi che il vostro treno regionale veloce si trasformerà in un ‘lento’, facendo sosta in tutte le stazioni per permettere alle più sfortunate vittime del malfunzionamento di arrivare a destinazione.
  • SALTO DI STAZIONE – Se siete davvero perseguitati dalla sfortuna, infine, potrete raccontare persino di aver visto il treno sfrecciare dritto nella stazione in cui avrebbe dovuto effettuare la fermata e in cui avevate lasciato la macchina. 

I treni italiani? “Sempre più sicuri”

Binario unico e semaforo rosso: le due cause dell’incidente di martedì tra San Donato di Lecce e Gulugnano, in cui sono rimaste ferite 15 persone, sono le stesse dello scontro tra treni sulla tratta Andria-Corato che nel 2016 uccise 23 persone. Ancora una volta in Puglia a meno di un anno di distanza. Lo scorso 22 marzo, invece, l’Eurocity 158 di Trenitalia con 160 passeggeri a bordo, partito da Milano, è deragliato qualche ora dopo a Lucerna. Viaggiare in treno è sempre più rischioso, quindi? Il contrario: secondo il “Rapporto sulla sicurezza ferroviaria nel 2016” presentato ad aprile dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF)  , lo scorso anno sulla Rete Ferroviaria Italiana (RFI) si sono verificati 87 incidenti, 11 in meno rispetto al 2015 e il 35% in meno rispetto al 2005.

Di questi, l’83% è dovuto “all’indebita presenza di pedoni” sui binari a causa di un imprudente attraversamento dei binari in stazione o al passaggio a livello. Dai dati sono, infatti, esclusi i suicidi. Proprio i pedoni rappresentano il 98% dei morti del 2016, con picchi nelle seguenti città:

  • Milano 14 vittime
  • Roma 7
  • Bolzano 4 
  • Caserta 4 
  • Lucca 3
  • Verona 3

Le altre cause di incidente

Il resto è causato da un’errata discesa o salita dei viaggiatori (3%), da problemi di manutenzione (5%), da un’errata esecuzione di manovra (3%), dal dissesto idrogeologico (1%) e dallo scontro con veicoli stradali (5%). In particolare, gli incidenti legati a “cause tecniche” sono diminuiti del 70% rispetto al 2005. Mentre è aumentata la percentuale di “investimento pedoni”: dal 64% all’83%. 

Rete regionale “si adegui agli standard nazionali”

In queste statistiche è escluso l’incidente di Andria-Corato perché non rientra nelle tratte di RFI. Infatti, se sulla rete ferroviaria nazionale nel 2016 si è verificata una sola collisione per dissesto idrogeologico con zero vittime – un dato inferiore al valore medio nazionale ed europeo -, su quelle regionali come la Ferrotranviaria pugliese non si raggiungono gli stessi standard di sicurezza. “Ad oggi il traffico di tali reti è in minima parte coperto da sistemi automatici di protezione della marcia del treno”, si legge nel rapporto. Perciò “è necessario seguire un percorso di attrezzaggio tecnologico e di allineamento agli standard nazionali”. 

Tuttavia, anche sommando il numero degli incidenti locali a quelli sulle reti nazionali, il dato, che sale a 94 incidenti totali con 127 vittime, è in calo di 8 unità rispetto al 2015 e di 32 rispetto al 2005. E la mortalità relativa al periodo 2010-2015 rappresenta l’1,8% del totale di tutti i sistemi di trasporto. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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