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Identikit di Roberto Fico, l'ortodosso del M5s che proverà a trovare una maggioranza

Dopo lo scranno più alto di Montecitorio, l’anima ortodossa del Movimento 5 stelle, incarnata in pieno da Roberto Fico, incassa un altro ruolo istituzionale: esplorare le forze politiche per verificare la possibilità di dar vita a un governo. Come già avvenuto per il mandato alla presidente del Senato, Mattarella ha affidato a Fico un mandato esplorativo circoscritto alla possibilità di una maggioranza, questa volta esclusivamente tra M5s e Pd, con tempi stretti: dovrà riferire al Colle entro giovedì.

I precedenti

Il mandato affidato a Fico è il nono mandato esplorativo conferito dal Quirinale nella storia della Repubblica, il quarto conferito alla terza carica dello Stato. I precedenti sono: Giovanni Leone (Dc) nel 1960, il socialista Sandro Pertini nel 1968, la comunista Nilde Iotti del 1987 e oggi il Movimento 5 Stelle con Fico.

L’uomo che incarna il M5s che fu

L’ortodosso, il movimentista, l’anima di sinistra. È questo e molto altro ancora Roberto Fico, nato a Napoli il 10 ottobre 1974, laureato in Scienze della comunicazione all’Università degli Studi di Trieste con indirizzo Comunicazioni di massa. Fico è il 15esimo presidente della Camera dei deputati eletto anche con i voti del centrodestra. È il terzo presidente napoletano che siede sullo scranno più alto di Montecitorio: prima di lui c’erano stati Giorgio Napolitano e Giovanni Leone. Fico, 43 anni, è il volto storico dei 5 stelle e da sempre tiene dritta la barra sui valori del Movimento; nel tempo, in particolare nell’ultimo anno in cui c’è stata una profonda trasformazione nell’organizzazione dei 5 stelle, non ha risparmiato critiche, talvolta aspre, su ‘leaderismi’ e correnti ai quali si è sempre opposto, facendosi di fatto portavoce del Movimento delle origini.

Il rapporto non facile con Di Maio

Non sono mancati gli attriti anche con il ‘pragmatico’ Luigi Di Maio nei passaggi cruciali in cui Beppe Grillo ha fatto il famoso passo indietro e Di Maio è diventato non solo il candidato premier ma anche il Capo politico di M5s. Tensioni culminate nella kermesse dei 5 stelle a Rimini, lo scorso settembre: Fico, contrario alla coincidenza dei due ruoli, puntò il dito contro questa scelta anche se poi decise di non salire sul palco e di non portare alle estreme conseguenze lo strappo. E così, pur ammettendo problemi “innegabili”, da quel momento in poi Roberto Fico ha sempre auspicato la massima condivisione e l’unità del gruppo pentastellato. In queste ore, quando il suo nome ha iniziato a circolare con insistenza per il terzo giro di consultazioni, tra i pentastellati si è registrato qualche dubbio sulla possibile ‘preferenza’ di Fico nei confronti del dialogo con il Pd. Ma lo stesso Di Maio ha più volte ribadito piena fiducia in Fico e da ambienti vicini alla terza carica dello Stato si è garantita imparzialità e correttezza. Insomma, nel Movimento si garantisce di non temere un possibile ‘sgambetto’ a Di Maio da parte dell”esploratore’.

Dai meetup a Montecitorio

Eletto per la prima volta deputato nel 2013 con il Movimento 5 stelle, questo è per lui il secondo e quindi ultimo mandato secondo le regole dei grillini. Nella scorsa legislatura è stato presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai e, come i suoi colleghi in ruoli analoghi, ha rinunciato all’indennità di funzione a cui avrebbe avuto diritto come presidente della Commissione di
Vigilanza Rai e all’auto blu. Stessa decisione assunta una volta eletto presidente della Camera. Tra i suoi primi atti, la battaglia contro i vitalizi e gli sprechi della politica. Temi al centro del suo intervento in Aula subito dopo l’elezione, e confermati non appena l’Ufficio di presidenza di Montecitorio è entrato nel pieno delle sue funzioni: ha infatti affidato al Collegio dei Questori il mandato a svolgere un’istruttoria sui vitalizie per predisporre una bozza di proposta di delibera.

Il suo cammino dentro il Movimento parte da lontano: il 18 luglio 2005 fonda a Napoli uno dei 40 meetup ‘Amici di Beppe Grillo’ sulla scia dei quali nascerà poi il Movimento 5 Stelle. Agli esordi non ottiene risultati lusinghieri anche se una delle frasi più ricorrenti di Fico, in questi anni, è stato che “questa è una rivoluzione culturale” per la quale servono almeno 10 anni e non sempre ciò che conta è vincere le elezioni. Nel 2010 si candida presidente della Regione Campania ma alle elezioni ottiene solo l’1,35 % dei voti. Nel 2011, candidato sindaco di Napoli, anche qui non va meglio: ottiene l’1,38% non superando il primo turno. Nel dicembre del 2012 risulta invece primo alle Parlamentarie M5s ma con appena 228 preferenze nella Circoscrizione Campania 1. Così viene eletto alla Camera dei deputati alle elezioni politiche del 2013.

Da aprile fino a luglio 2017 (per i 3 mesi previsti, ora le nuove regole prevedono 18 mesi per i capigruppo) è stato presidente del gruppo parlamentare. Alle ultime elezioni del 4 marzo 2018 Fico è stato candidato nel collegio uninominale di Napoli Fuorigrotta ottenendo 61.819 voti (57,6%) ed è stato eletto per la seconda volta a Montecitorio.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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