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Il 70% dell'acqua di Roma viaggia per 90 chilometri

Quella dell’Acquedotto del Peschiera-Capore è una storia antica e affascinante, nata dallo spirito creativo e imprenditoriale che ha caratterizzato i primi anni del secolo scorso. Il primo progetto per condurre a Roma acqua per uso potabile dalle sorgenti del Peschiera, risale al 1910 ed è dovuto ad un ingegnere, Gaetano Roselli Lorenzini, autore anche del progetto esecutivo del 1924, sul quale il Comune di Roma ottenne nel 1926 la concessione di derivare acqua per uso potabile.

Un’impresa costata la vita a 40 uomini

Non fu un’impresa breve né facile arrivare a captare le acque sorgive, sgorganti dalle falde del monte Nuria, a circa 7 chilometri da Cittaducale, in provincia di Rieti, a poco più di 400 metri sul livello del mare. Fu uno sforzo ingegneristico ed economico notevole per quell’epoca, che comportò l’impiego di circa quattro milioni di giornate di lavoro e purtroppo anche la perdita di 40 vite umane, in seguito ad infortuni che funestarono la costruzione della grande opera.

Nel 1937, anche per far fronte al continuo aumento della popolazione di Roma, che la povertà e la miseria contadina delle regioni limitrofe faceva velocemente crescere, si dette inizio alla fase di realizzazione del grandioso acquedotto. La sorgente è in una grande caverna di origine carsica, di circa 20 m di diametro, con acqua che sgorga perennemente, alla quale si aggiunge l’apporto di una rete di cunicoli che captano le acque di falda all’interno del monte.

90 chilometri in 17 ore

Il percorso dell’acquedotto fino a Roma è lungo 90 Km di cui 78 in galleria. L’acqua, di ottima qualità chimica e di eccezionale purezza, impiega circa 17 ore per arrivare fino a Roma. Il primo tratto di circa 26 km, realizzato in galleria, termina in una centrale idroelettrica di circa 25 MW ubicata nei pressi di Salisano, dove viene sfruttato un salto di 240 m per produrre energia elettrica rinnovabile.

Per bere e dare luce

Nella centrale di Salisano confluiscono anche le acque dell’Acquedotto Capore, utilizzate anch’esse per produrre energia elettrica con un salto di 80 m. Complessivamente nel 2015 sono stati prodotti circa 180 GWh di energia elettrica, pari al fabbisogno annuo di 50.000 famiglie tipo. Le sorgenti Capore scaturiscono in un tratto di fondo valle del fiume Farfa, nel comune di Frasso Sabino. Da Salisano, a valle della centrale idroelettrica parte il tronco inferiore del Peschiera-Capore, che si dirama in due parti lungo il Tevere: il tronco destro e quello sinistro. Il destro, lungo 59 km, è stato completato nel 1957 e termina nella vasca di carico di Ottavia. Il tronco sinistro è lungo 33 km, di cui 28 in galleria, fino alla vasca di carico di Collelungo, dove le acque proseguono a pressione fino allo smistamento di Monte Carnale, da cui partono due adduttrici, una per il centro idrico terminale di Cecchina e l’altra per quello di Torrenova. In linea con la tradizione iniziata in epoca Romana, anche il Peschiera termina con una fontana di mostra dell’acquedotto, realizzata nel 1949 a piazzale degli Eroi

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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