TwitterFacebookGoogle+

Il bando di Trump bocciato due volte. Una guida per capire a che punto siamo

E’ il caos intorno alla questione della validità del bando sull’immigrazione emanato con un ordine esecutivo della Casa Bianca il 27 gennaio. La guerra a colpi di ricorsi tra l’amministarzione guidata da Donald Trump e il potere giudiziario a ogni livello ha portato alla paralisi nella gestione delle richieste di asilo, ma anche alla totale confusione tra i cittadini dei Paesi messi all’indice.

Ricostruiamo la vicenda per capitre a che punto è la sfida tra Trump e i giudici

  • Venerdì 27 gennaio:

    • in tarda serata Donald Trump emana un ordine esecutivo per tenere lontani dagli Usa potenziali terroristi islamici. Viene bloccata l’accoglienza dei richiedenti asilo di qualsiasi nazionalità per 120 giorni e  sospeso per tre mesi l’accesso al territorio americano per i cittadini di Iraq, Siria, Iran, Sudan, Libia, Somalia e Yemen, anche se in possesso di regolare permesso di soggiorno.
    • Hameed Khalid Darweesh atterra al JFK dall’Iraq. Ha 53 anni e ha lavorato per conto del governo degli Stati Uniti da 10 anni come interprete, ingegnere e imprenditore. Al suo arrivo a New York, viene trattenuto con la moglie e i figli per 19 ore.
    • Anche Haider Sameer Abdulkhaleq Alshawi, un ragioniere di 33 anni, nato a Baghdad, approda al JFK. Viene dalla Svezia ed era in viaggio per incontrare la moglie, che ha lavorato come contractor degli Stati Uniti in Iraq e vive in Texas. Anche lui viene trattenuto.
  • Sabato 28 gennaio: 
    • negli aeroporti – non solo in quelli americani – è il caos. Le compagnie aeree negano l’imbarco ai cittadini dei sette Paesi nella lista stilata della Casa Bianca e centinaia di profughi sul punto di raggiungere gli Stati Uniti finiscono in una ‘terra di nessuno’ a tempo indeterminato.
    • Ovunque scattano manifestazioni spontanee e dalle cancellerie partono note di protesta.
    • L’Unione americana per le libertà civili (ACLU), insieme ad altre organizzazioni pro-immigrati, viene a sapere della situazione di Darweesh e Alshawi e fa causa al governo al fine di bloccare temporaneamente l’ordine della Casa Bianca.
    • La sera stessa, il giudice Ann M. Donnelly del distretto federale di Brooklyn si pronuncia a favore della tesi della ACLU, sostenendo che il rimpatrio forzato dei viaggiatori potrebbe causare “un danno irreparabile”. La sentenza è temporanea, però, e non richiede che vengano ammesse le persone che non sono ancora partite per gli Stati Uniti.
  • Domenica 29 gennaio: il segretario per la Sicurezza Nazionale John Kelly chiarisce che i bando non riguarda i titolari di carte verdi contraddicendo quanto in giorno prima aveva detto un portavoce del Dipartimento di Sicurezza Nazionale 
  • Sabato 4 febbraio: 
    • il giudice federale di Seattle James Robart sospende il bando sui visti accogliendo il ricorso presentato dagli stati di Washington e Minnesota che avevano chiesto per primi il blocco del provvedimento ed emana quindi una ingiunzione restrittiva verso il provvedimento che ha effetto a livello nazionale. 
    • Il Dipartimento di Stato americano sospende l’applicazione del bando e ripristina i 60mila visti che ne erano stati colpiti.
    • Le compagnie aeree ricominciano a imbarcare passeggeri che erano stati respinti.
    • Il ministero della Giustizia americano presenta appello contro la sentenza di Robart perché “viola la separazione costituzionale dei poteri, ferisce l’interesse pubblico ostacolando l’applicazione di un ordine esecutivo emanato da chi, eletto, e’ rappresentante responsabile dello Stato in materie quali immigrazione e affari esteri”.
  • Domenica 5 febbraio:
    • la Corte di Appello federale per il IX Circuito, competente per territorio in secondo grado boccia il ricorso del Dipartimento della Giustizia 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.