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Il Brasile ritorna al ciclo consueto

(AGI) – Roma, 14 set. – (di Geminello Alvi)
Dopo la Federazione russa nel mese di gennaio, il Brasile e’ la seconda nazione dei BRICS ad essere spogliata del suo rating. Si torna cosi’ allo scenario consueto di boom gonfiati da tassi d’interesse infimi, e sgonfiati dal seguente eccesso di spesa che rovina il cambio. Sicche’ appunto il real ha perso circa il 30% del suo valore quest’anno e almeno il 60% dall’inizio del 2011, quando addirittura le favelas di Rio erano rapite nel boom immobiliare. Secondo alcune stime peraltro la valuta brasiliana potrebbe raggiungere il livello di 4,5 sul dollaro nei prossimi sei mesi mentre gli indici azionari sono attesi in caduta di almeno altri due quinti. E intanto come in ogni ciclo latino americano che si rispetti comunque gli investitori sono fuggiti dal mercato presagendo ulteriori crolli appena un’altra agenzia si unisca al giudizio di S&P.

Va inoltre considerato come le possibilita’ della politica di rimediare la situazione con atti appropriati, con un aumento dei tassi che limiterebbe il calo del real e con un taglio delle spese, sono peggiorate dalla possibilita’ di impeachment per la signora Rousseff. Pertanto il disavanzo pubblico e’ previsto in salita a circa l’8% del PIL in questo e nel prossimo anno e altre analisi prevedono il debito pubblico al 72.5% del PIL entro il 2018. Sono gli esiti inevitabili di un’economia che nel boom si e’ affidata troppo all’esportazione di materie prime, mentre la base manifatturiera calava al 10% del PIL, il real si apprezzava e la speculazione dilagava generando una spesa inflazionistica.

Secondo ogni peggiore tradizione del ciclo latino americano, il Brasile ha dissipato insomma il boom delle materie prime. Tuttavia non si dovrebbe stavolta arrivare almeno a breve ad una crisi di liquidita’, considerato il basso livello del debito a breve termine, e l’assenza stavolta di un cambio fisso col dollaro. Quanto pure dovrebbe limitare i danni per Sud Africa, Turchia e Indonesia in crisi politica e di bilancia di pagamenti, ma non ancora in crisi di liquidita’: il debito resta per lo piu’ a lungo termine, e denominato in valute locali. Per quanto lo scenario economico sia drammatico, la situazione dei BRIC non ha ancora avviato una crisi sistemica, come nel 1997/98.
(AGI)

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