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Il canone neotestamentario fu ideato da Marcione. 269

È riconosciuto da molti teologi, soprattutto protestanti, che il Nuovo Testamento che Marcione pubblicò a Roma intorno al 140, in appendice al suo libro Antitesi, sia stato il primo canone di scritture cristiane che noi conosciamo. Al fine di aprire la strada a un’autentica comprensione di Gesù, Marcione, infatti, ricostruì, basandosi soprattutto sul Vangelo di Luca e le Epistole paoline, quello che, secondo lui, era il testo originale della predicazione gesuana.
Egli riconobbe però che i testi neotestamentari erano stati in parte falsificati, cioè riadattati secondo la spiritualità giudeo-cristiana ed ebraica, mescolando l’insegnamento di Gesù con la Legge del Vecchio Testamento. Così egli volle basarsi principalmente sul Vangelo di Luca, pochissimo condizionato dall’ebraico e moltissimo, invece, dal greco, e sulle Lettere paoline ( eliminandone alcune, ritenute false). Non incluse nel suo canone il Vangelo di Giovanni, in quel tempo o non ancora composto ovvero, più verosimilmente, a molti forse ignoto. Ben presto il canone marcionista fu preso a modello anche dalla Chiesa, che però continuò a mantenere il Vecchio Testamento.

Marcione fu anche il fondatore della critica testuale neotestamentaria, dimostrando di possedere «in altissimo grado» una notevole perizia filologica , in totale antitesi con la cultura dei cristiani del tempo. Contemporaneamente, Marcione espurgò le Lettere paoline, delle quali 10 accolse nel proprio canone. Nonostante il suo importante contributo alla elaborazione del canone, Marcione umilmente declinò ogni pretesa di infallibilità dei testi da lui tanto acutamente purgati, per cui i discepoli proseguirono il suo lavoro critico, apportando modifiche più o meno decisive al suo Vangelo.
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