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Il capo dei servizi vuole arruolare giovani per combattere i cybercriminali

I servizi segreti italiani vogliono arruolare giovani – preferibilmente hacker – per combattere i cybercriminali. “I giovani rappresentano il nostro futuro, l’Italia sta investendo su di loro, perché la sicurezza cibernetica é un elemento fondamentale per la salvaguardia del Paese” ha detto il direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), Alessandro Pansa “Tutto ciò perché gli attacchi cibernetici, se non qualitativamente a parte pochi casi marginali, sono cresciuti dal punto di vista quantitativo. E poi perché fino a ieri nel nostro Paese c’era una effettiva carenza di esperti cyber”.

Pansa, che all’Università La Sapienza di Roma ha premiato i giovani hacker che hanno partecipato alla cyberchallenge.it, competizione riservata a studenti di scuole superiori e università, ha invitato a “lavorare tutti assieme, affinché cresca la cultura della sicurezza, la consapevolezza dei rischi e quindi la sicurezza stessa. Puntiamo sui giovani, contando sul loro entusiasmo e sulla loro voglia di mettersi alla prova, e sull’alleanza tra mondo dell’università e della ricerca”.

Chi detiene i dati

Secondo il Prefetto, “i più grandi detentori di dati non sono più gli Stati, ma le aziende private, che si muovono perseguendo i propri interessi, soprattutto economici e commerciali, gestendo una gran massa di dati e informazioni, che spesso sono completamente diversi da quelli degli stessi Stati e ciò determina conflitti non da poco”.

Internet nasconde insidie sempre maggiori, ha osservato il direttore del Dis che evidenziato ad esempio il rischio di “condizionamenti nelle competizioni elettorali, probabilmente non ancora avvenuto”. “Quando parliamo di cybersicurezza parliamo delle strutture sensibili del nostro Paese e della sua stessa integrità. Quando ci troviamo a che fare con un’emergenza legata a un determinato attacco dal mondo web, dobbiamo essere capaci a gestire e ad adottare tutte le contromisure nel minor tempo possibile. E senza una cultura diffusa e una consapevolezza di quello che vuol dire la cybersicurezza non si arriva da nessuna parte. L’obiettivo è dunque essere consapevoli per poter essere padroni della materia: ciò richiede una conoscenza sofisticata, una elevata preparazione che assieme all’entusiasmo tipico dei nostri giovani che aiuterà il Paese a crescere di livello”.

La cultura della sicurezza

Sull’importanza della “diffusione della cultura della sicurezza” ha insistito tanto anche il vicedirettore del Dis Roberto Baldoni, che ha sottolineato il significato della direttiva Nis (Network and information security), da poco in vigore, che impone alle varie organizzazioni pubbliche o private nei settori strategici di segnalare quando subiscono un attacco.

“A partire da novembre – ha spiegato ancora Baldoni – scatteranno le ispezioni e nei confronti di chi omette di segnalare gli ‘incidenti rilevanti’ e non mantiene i propri sistemi di difesa allo stato dell’arte, sono previste sanzioni, pecuniarie e non”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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