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IL CASO BUONAIUTI E I “PARTITI DI SINISTRA”

Di Attilio Tempestini –

L’appello, recentemente rivolto alla Chiesa cattolica perché essa “riabiliti” Buonaiuti, riporta opportunamente alla mente una vicenda che si iscrive nel classico triangolo ai cui vertici vi sono, uno Stato, una religione, un individuo.

Nel secondo decennio del Novecento il sacerdote Buonaiuti divenne docente universitario, a Roma, di storia del cristianesimo: e nel 1926 fu, per le sue posizioni in materia religiosa, colpito da scomunica.

Qualche anno dopo, vide la luce il Concordato; col suo noto articolo che ai sacerdoti “apostati o irretiti da censura” precludeva, nello Stato italiano, un “insegnamento” (nonché un “ufficio” o un “impiego”) il quale li ponesse “a contatto immediato col pubblico”. Norma di prepotente oscurantismo e che indubbiamente aveva, come bersaglio più importante, proprio Buonaiuti.

Il quale infine ancora qualche anno dopo fu tra i docenti universitari -pochissimi, come ben si sa- che rifiutarono il giuramento di fedeltà al fascismo; e che, di conseguenza, vennero radiati dal loro ruolo.

Insomma il versante illiberale del “secolo breve”, Buoaniuti ebbe la cattiva sorte di conoscerlo sulla propria persona, sia per ciò che riguarda la Chiesa sia per ciò che riguarda lo Stato.

Ma, da parte della Chiesa come dello Stato, non era finita. Caduto il fascismo venne sì, in generale, decisa per tali docenti radiati la riammissione in ruolo. Quanto tuttavia a renderla effettiva per Buonaiuti, la Chiesa domandò che venisse rispettato il Concordato e la DC, lungi da vedere nel caso di Buonaiuti un eloquente motivo per superare il Concordato stesso, difese il relativo articolo. Cosicché Buonaiuti fu reintegrato nel ruolo; ma con l’intesa che, per un paio di anni, si sarebbe dedicato ad attività scientifica e non didattica, un paio di anni durante i quali, egli nel 1946 morì.

A tale vicenda, dunque, si riferisce l’appello in questione: del quale trovo notizia su “Il manifesto” e che sembra provenire, fondamentalmente, da ambienti cattolici non conformisti -significativamente leggiamo che è stato anticipato, dall’Agenzia “Adista”-. In tale appello, peraltro, si afferma che Buonaiuti era “sgradito, come cattolico, ai partiti di sinistra e, come scomunicato, ai politici di obbedienza vaticana”: un’affermazione la quale con poca ponderata simmetria chiama in causa ed anzi antepone, alla responsabilità di questi “politici obbedienti”, la responsabilità dei “partiti di sinistra”.

I cattolici, sgraditi ai partiti di sinistra? L’appello pare fermarsi a quei primi anni del Novecento, che vedevano il congresso socialista del 1910 ritenere impossibile l’iscrizione al partito per chi facesse propria la “disciplina morale”, espressa da un “organismo dogmatico” nonché “eminentemente capitalistico- borghese”, quale la Chiesa cattolica. Sembra, cioè, ignorare la trasformazione che portò nel congresso socialista del 1946, l’una delle due principali mozioni a negare l’incompatibilità tra iscrizione al partito e fede religiosa; l’altra, a negare che fra i “presupposti” del partito vi fossero tanto quelli “religiosi”, quanto quelli antireligiosi”.

Va da sé, che ancor meno ponderata la simmetria in questione appare se spostiamo l’attenzione sull’altro, principale partito di sinistra; il PCI. Togliatti, alla firma del Concordato, aveva giudicato la Chiesa cattolica la potenza più antidemocratica del mondo, per struttura come per ideali; ma, nel 1936, ecco un documento del partito dichiarare “noi comunisti ti diamo la mano, lavoratore cattolico, perché assieme a te vogliamo lottare per una giustizia più grande”. È appena il caso di aggiungere che proseguendo su questa strada, il PCI in Costituente approverà (meno di un anno dopo la morte di Buonaiuti) l’art. 7 della Costituzione.

Concludo: l’appello in discorso mi parrebbe più storicamente fondato e più allineato ad istanze laiche se dicesse che le forze politiche e soprattutto la DC, le quali per obbedienza al Vaticano (ma magari, anche motu proprio) difesero con grande determinazione i Patti Lateranensi, non trovarono nei partiti di sinistra uguale determinazione in una generale difesa delle libertà personali e dei diritti civili, dalla quale derivasse pure la possibilità per Buonaiuti di riprendere le sue lezioni.

 

Attilio Tempestini


Un commento

Vittorio Bellavite, promotore dell’Appello e coordinatore nazionale di “Noi Siamo Chiesa” :

Caro Tempestini, mi fa piacere l’informazione sull’appello per la riabilitazione di Ernesto Buonaiuti. Le unisco il testo completo con le firme giunte fino ad oggi. Mi pare che l’Appello sottolinei a sufficienza l’aspetto anche civile e laico della proposta . Vi si parla di sue “virtù civiche e religiose “ e di riabilitazione “nella Chiesa e nella società”. Quanto al fatto che ad esso siano stati interessati principalmente esponenti, anche molto importanti, del mondo cattolico ciò non dovrebbe meravigliare, essendo tutta l’opera del Buonaiuti concentrata su questioni teologiche e storiche relative alla fede cattolica ed alla Chiesa cattolica. Quanto alle simmetrie di cui parla nel suo pezzo, non le abbiamo né pensate né misurate . E’ certo che la politica verso la Chiesa del PCI, accettando il Concordato, ebbe come conseguenza l’accettazione indiretta dell’art.5 terzo comma (appunto il comma Buonaiuti) . E’ da deplorare che la sinistra non fece alcuna battaglia , subì l’ostracismo nei confronti di Buonaiuti. Anche partendo dalla sua real politik (non condivisibile) avrebbe almeno, prima e dopo la sua morte, potuto impedire che su di lui cadesse il silenzio a cui già lo destinava l’arroganza clericale del pontificato pacelliano e la scarsa laicità del personale culturale e politico che faceva capo al mondo cattolico latamente inteso. Ma Franco Rodano e altri non avevano certamente alcuna sensibilità nei confronti di chi aveva disobbedito alla gerarchia. Grazie se vorrà dare notizia di queste mie osservazioni su Italialaica. Spero che ci sarà occasione di ritornare su tutta la questione più ampiamente Con ogni cordialità Vittorio Bellavite, promotore dell’Appello e coordinatore nazionale di “Noi Siamo Chiesa”

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