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Il caso Cassimatis: come si è giunti alla querela per Grillo e Di Battista

Cinquantun anni, genovese, geografa. Aveva vinto le Comunarie online per la scelta del candidato a Cinque Stelle per la poltrona di sindaco del capoluogo ligure, la città del leader. Si era imposta, sia pur di poco, sull’avversario Luca Pirondini con 362 voti a 338. Finché, lo scorso 18 marzo, Beppe Grillo non aveva deciso di invalidare il risultato delle votazioni online e di chiederle di togliere il simbolo della lista. Dietro la decisione del comico genovese i rapporti con i fuoriusciti del Movimento, come il sindaco di Parma Luca Pizzarotti, che avevano fatto sorgere dubbi sulla lealtà al partito di Marika Cassimatis. Ora è arrivata la reazione: la candidata scaricata ha querelato per diffamazione Grillo e di Alessandro Di Battista presso la Procura di Genova, che ha aperto un’inchiesta.

Grillo: “Fidatevi di me, non siamo sicuri di lei al 100%”

Il comico genovese aveva spiegato così la decisione sul suo blog: “Mi è stato segnalato, con tanto di documentazione, che molti, non tutti, dei 28 componenti di questa lista, incluso la candidata sindaco, hanno tenuto comportamenti contrari ai principi del M5S prima, durante e dopo le selezioni online del 14 marzo 2017. In particolare – scrive il comico – hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del M5S, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti dai Cinque Stelle; appoggiandone le scelte anche dopo che si sono tenuti la poltrona senza dimettersi e hanno formato nuovi soggetti politici vicini ai partiti”. Infine l’appello: “Se qualcuno non capirà questa scelta, vi chiedo di fidarvi di me. Non possiamo permetterci di candidare persone di cui non siamo sicuri al 100%.”

Una mossa prevista dal regolamento

La decisione non viola alcun regolamento, aveva precisato Beppe Grillo: “Nella pagina di accettazione della candidatura per i candidati alle comunarie di Genova, che tutti i candidati hanno sottoscritto online, era stabilito che: ‘Il Garante del MoVimento 5 Stelle si riserva il diritto di escludere dalla candidatura, in ogni momento e fino alla presentazione della lista presso gli uffici del Comune di Genova, soggetti che non siano ritenuti in grado di rappresentare i valori del Movimento 5 Stelle’. In base a questa prerogativa e in qualità di garante del Movimento 5 Stelle, al fine di tutelarne l’immagine e preservarne i valori e i principi, ho deciso, nel pieno rispetto del nostro metodo, di non concedere l’utilizzo del simbolo alla lista di Genova con candidata sindaco Marika Cassimatis”.

Marika Cassimatis si racconta in un video

Su di lei l’ombra di Pizzarotti e di Putti

Della ex candidata sindaco non avevano convinto – spiegarono fonti pentastellate – i rapporti con il sindaco di Parma Federico Pizzarotti e con Paolo Putti, entrambi ex del Movimento. In particolare, l’insegnante aspirante sindaco sarebbe stata troppo vicina agli esponenti di “Effetto Genova”, la lista civica fondata da Putti prima del suo addio al Movimento 5 Stelle dello scorso gennaio. Cassimatis, ricostruiva il Secolo XIX, “aveva rapporti migliori con i recenti fuorusciti dal movimento genovese, capitanati da Paolo Putti con i quali aveva lungamente collaborato nel Meet-up genovese. Ed era risultata un po’ sorprendente la sua freddezza nei loro confronti quando decisero a gennaio di lasciare i 5 Stelle: “Il recente allontanamento dei cinque consiglieri liguri, anche se avviene in un momento delicato per il Movimento stesso, non mi crea ansietà – scrisse Cassimatis su Facebook – Mi dispiace piuttosto che non ci siano state automatiche dimissioni, liberando il seggio per i non eletti disponibili sul territorio (per i consiglieri comunali il gesto avrebbe avuto un valore prettamente simbolico, essendo a scadenza di mandato). Perché, come si sa , quando hanno accettato la candidatura a portavoce, si erano moralmente impegnati alle dimissioni in caso di cambiamento dell’orientamento politico”.

“Ho ribadito il mio impegno morale con i 5 Stelle”

“Facciamo un paragone – scrisse Cassimatis sul suo profilo sociale – come dire che dal 2013 al gennaio 2017, chi a Genova ha lavorato con Paolo Putti e gli altri portavoce comunali fuoriusciti, era da condannare. Chiariamoci bene: chi non ha lavorato con i consiglieri comunali in quegli anni, significa che NON ha mai fatto attivismo sul territorio, banchetti e manifestazioni comprese perché Paolo Putti era il portavoce e ogni azione politica passava attraverso la sua concessione del logo”.

“Direi di aver detto tutto quello che c’è da dire. A suo tempo ho condannato apertamente tutti coloro che sono usciti dal M5S senza abbandonare lo scranno, senza lasciare il seggio al primo non eletto del Movimento. Senza distinzione, fuoriusciti comunali, regionali e nazionali. Si possono facilmente trovare le dichiarazioni in rete…anche più recenti del 2014. Infine, nel mio video di presentazione alla candidatura, ho ribadito il mio impegno morale con il Movimento a sottoscrivere le clausole di autotutela che lo staff vorrà indicare”.

Il “Metodo Genova”

“A sentire molti commenti sembra che il Metodo Genova fosse perfetto solo a condizione che venisse eletto un candidato sindaco in particolare”, aveva ribattuto ancora Cassimatis, “noi tutti candidati lo abbiamo accettato consapevoli e con entusiasmo perché, dopo qualche perplessità iniziale, abbiamo compreso la preoccupazione dello staff in relazione alle difficoltà che il Candidato Sindaco dovrà affrontare in campagna elettorale e dopo la vittoria. Dovrà amministrare una città incancrenita da decenni di partitocrazia e sarà necessario il sostegno incondizionato di consiglieri coesi e determinati”.

Ma cos’è il Metodo Genova?  “Un sistema complicatissimo – scrisse la Repubblica – , una specie di elezioni di secondo livello, per individuare non solo il candidato sindaco ma anche la lista a suo sostegno. Utile, si diceva, per mandare in Consiglio comunale una squadra compatta, un gruppo di fedelissimi del candidato. Ma qualcosa era andato storto, perché quel sistema sembrava tagliato su misura per l’ala ortodossa del M5S locale, quello guidato appunto da Salvatore”. 

Sul blog di Beppe Grillo si legge che “L’obiettivo di questo metodo non è soltanto limitare/eliminare le correnti interne, ma anche garantire un metodo di selezione imparziale e fortemente meritocratico”. Nella pratica: “A ciascun candidato consigliere sarà chiesto di schierarsi con un sindaco un modo palese e di concorre alla vittoria nella competizione durante il voto online degli iscritti. Stessa cosa per i presidenti di Municipio e i consiglieri municipali. Gli iscritti potranno quindi votare il sindaco e i presidenti di Municipio.

Per approfondire: Cassimatis: vi spiego che perchè il M5S mi ha fatto fuori

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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