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Il centrodestra sarà il primo a parlare con Mattarella e la Lega giura fedeltà al Cav

La Lega non tradirà Silvio Berlusconi e gli altri alleati del centrodestra. E se i 5 stelle dovessero continuare a porre veti, così da impedire la nascita di un governo, allora l’unica strada sarà il ritorno alle urne. A spiegare la linea della Lega è il braccio destro di Matteo Salvini, il capogruppo alla Camera Giancarlo Giorgetti. “Salvini lo ha ribadito più volte: la Lega manterrà in modo coerente e leale l’alleanza, non avrebbe senso un tradimento”, garantisce il capogruppo leghista.

Quanto ai 5 stelle, “Di Maio ha detto che per fare un governo bisogna fare un accordo alla tedesca, serio, su un programma per cinque anni. Poi ha detto al Pd ‘se volete fare un accordo con me dovete tradire Renzi’ e a noi ‘se volete venire con noi tradite Berlusconi’. Ma l’accordo alla tedesca non si fa così. Siamo disposti a discutere su un programma ma chiediamo che tutti facciano altrettanto”, sottolinea Giorgetti, che specifica:

“Fin quando i 5 Stelle non riconoscono che il centrodestra è un’alleanza non si può fare nulla. Noi pensiamo che se questa politica dei veti dei 5 Stelle va avanti, l’unica soluzione è tornare al voto ma intanto magari i problemi dell’Italia peggiorano”. Intanto Salvini sta studiando gli ultimi tasselli della strategia, in vista del colloquio che giovedì 5 alle 12 avrà con il Capo dello Stato nello studio alla Vetrata.

Fratelli d’Italia ha indicato Salvini come premier

Il segretario leghista sarà accompagnato proprio da Giorgetti e dall’altro capogruppo Gian Marco Centinaio. La posizione della Lega in vista di questo primo giro di colloqui per la formazione del governo è chiara: la coalizione di centrodestra è quella che ha preso più voti e da qui si riparte, con candidato premier il leader del primo partito dell’alleanza, ovvero lo stesso Salvini. E proprio oggi il segretario ha incassato il primo via libera ufficiale da parte di FdI: la delegazione guidata da Giorgia Meloni, dopo le consultazioni, ha infatti riferito di aver fatto il nome di Salvini quale premier per il centrodestra.

Non è un mistero però che, davanti alla dura realtà dei numeri (che il centrodestra in Parlamento al momento non ha), gli scenari che circolano sono almeno due. Il primo prevede un governo con il Movimento 5 stelle, un esecutivo politico allargato il più possibile alla coalizione di centrodestra, e quindi anche a FI e FdI, guardando a una durata di 5 anni. 

Il secondo scenario prevede invece il ritorno al voto, possibilmente in autunno, con modifica della legge elettorale e inserimento del premio di maggioranza alla lista. In ballo ci sono tantissime variabili che non dipendono ovviamente solo dai leghisti. E non a caso Salvini nei giorni scorsi, in un’intervista al Corriere, ha affermato che c’è un 50% di possibilità che nasca un governo, 50% che si torni al voto.

La partita è ancora aperta, richiede tempi ancora lunghi, molto probabilmente oltre la data fissata per le elezioni regionali in Friuli, 29 aprile, forse anche oltre il 10 giugno, quando si voterà per i sindaci di circa 760 Comuni, tra cui Ancona, Siracusa, Catania, Messina, Vicenza e Brescia. E che fare qualsiasi previsione al momento sia impossibilo lo conferma anche Giorgetti, che lascia aperte molte strade: “Siamo in una fase politica nuova, il successo di due leader come Salvini e Di Maio ci ha fatto entrare in una fase nuova. Una fase di gestazione e travaglio può dare anche esiti imprevedibili”.

Salvini però vorrebbe un governo con il M5s

Stando a quanto viene riferito, Salvini sarebbe determinato a procedere per la via del governo con il M5s. La trattativa con i pentastellati è affidata a Giorgetti, eminenza grigia della Lega, sopravvissuto a tutte le ere geologiche del partito. La proposta leghista, su cui si lavora, è un esecutivo che preveda un ‘passo a latò sia di Salvini – che già si è detto, pubblicamente, disponibile – sia di Luigi Di Maio. L’idea è ritagliare per entrambi i leader un posto da vicepremier associato a ministeri con deleghe importanti, come l’Interno e gli Esteri. In questa ottica, la premiership andrebbe a una figura ‘terza’ gradita a tutti e che non sia un tecnico.

Si tratta di una ipotesi che oggi ha subito un brusco arretramento, con i 5 stelle che hanno confermato l’apertura al dialogo con Lega ma tenendo una porta aperta anche al Pd e confermando il diktat sulla premiership a Di Maio e il veto su Forza Italia. Posizione che ha costretto Salvini a ribadire che il suo partito non è disposto a “subire veti o imposizioni”. L’altro scenario è, appunto, quello del voto a ottobre. Per questa ipotesi, propenderebbe una parte dei leghisti più prudenti. E comunque sarebbe comunque una sorta di ‘piano B’ in caso di fallimento definitivo della trattativa coi 5 stelle.

L’ipotesi che Gentiloni continui fino a ottobre, poi elezioni

L’idea sarebbe di proseguire con il governo Gentiloni fino a ottobre, comunque il tempo necessario per modificare la legge elettorale introducendo un premio di maggioranza alla lista. Un’eventualità che, secondo alcuni leghisti, converrebbe al leader di via Bellerio, schiaccerebbe FI e lo consacrerebbe alla guida del centrodestra. In questo caso, i ‘vincitori’ delle elezioni del 4 marzo inoltrerebbero al governo Gentiloni quantomeno la richiesta di concordare le nomine ai vertici in scadenza delle aziende pubbliche.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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