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Il crocifisso a palazzo Ferro – Fini

Al consigliere Stefano Casali –  

E p.c. Al Consiglio Regionale del Veneto –  

Egregio Consigliere Stefano Casali,
fingo stupore nell’apprendere come Lei stia tentando di imporre il suo personale pensiero con un’iniziativa istituzionale, evidenziando pertanto, il tentativo di un rappresentante dello Stato, di imporre un’etica unica per tutti, in questo caso un’etica cattolica.
 
Lei si serve della sua carica istituzionale, per blandire politicamente il cattolicesimo più becero e reazionario, presentando provocatoriamente mozioni in favore della presenza del crocifisso a Palazzo Ferro-Fini.
Il suo attaccamento alla dittatura fascista e all’ossequio verso i regi decreti è imbarazzante.
 
Lei asserisce: «Per chi, come me, è credente e praticante, il crocifisso è un simbolo e un riferimento di fede e di vita nuova.Per chi non lo è, e ovviamente io rispetto ogni personale convinzione, il crocifisso è il segno indiscutibile di una civiltà bimillenaria che ci ha dato civiltà, valori, tradizioni a cui tutti indistintamente si rifanno. Per cui trovo abbastanza strano che nei luoghi dell’attività istituzionale sia assente questo segno che contraddistingue la nostra cultura».
 
Le sfugge che nel frattempo è intervenuta una Repubblica e una ‘carta dei diritti’ comunemente chiamata Costituzione, sulla quale lei ha prestato giuramento, e intuisco, a questo punto, quale valore morale il suo cattolicesimo le suggerisce rispetto alla solennità di un impegno.
Qualora non le fosse nota, le suggerisco la lettura della sentenza n. 439 del 1.3.2000 con la quale la IV Sezione penale della Corte di Cassazione ha sentenziato l’illiceità dell’ostensione dei crocifissi negli uffici pubblici perché violano il Principio Supremo di Laicità che si sostanzia – come costantemente affermato dalla Corte Costituzionale – nell’obbligo dello Stato e dei suoi funzionari, di essere neutrali, imparziali ed equidistanti nei confronti di tutte le religioni e di tutti i singoli cittadini, in relazione alla loro fede o credo.
 
Solo questo aspetto dovrebbe suggerirle qualche dubbio sulle modalità etiche con le quali intende amministrare la regione che rappresenta.
 
Non le sarà sfuggito che l’art. 3 della Costituzione dice che “tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali dinanzi alla legge, senza distinzione di religione” e che la religione cattolica è solo una delle circa 30.000 religioni, sette e aggregazioni tribali del pianeta.
 
Ed inoltre che l’art. 8 della Costituzione dice che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”; che l’art. 19 della Costituzione dice che “tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede o non fede religiosa, di farne propaganda e di esercitarne il culto anche in pubblico”; che l’art. 9 della Convenzione internazionale sui diritti dell’ Uomo dice che “ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione”; che l’art. 14 della medesima convenzione dice che “il godimento dei diritti civili e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere garantito a tutti.”
In ultima, ma non meno importante, cito la sentenza n. 203 del 1989, con la quale la Corte Costituzionale, ha inteso affermare l’esistenza nel nostro ordinamento della cosiddetta Laicità Positiva, quella cioè della “non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale”.
 
Il simbolo cattolico, a tutto voler concedere, è anche esteticamente inquietante atteso che raffigura un cadavere appeso ad una croce, e anche sotto questo aspetto non è ammissibile che possa essere imposto senza dare, nel contempo, la possibilità a tutti i cittadini di potere esporre il simbolo religioso che più li rappresenta.
 
Né vi sarebbe alcun motivo di negare, ad esempio, ad un pastafariano di esporre accanto al cadavere appeso alla croce, il proprio simbolo che consta di uno scolapasta.
 
Democrazia Atea è contro una idea di Stato che si ponga a modello etico e morale.
 
Lo Stato etico è il crimine dei crimini, è un modello di regole morali alle quali è obbligatorio uniformarsi.
Voglia accettare serenamente il consiglio di appendersi il crocifisso al collo e di impiegare parte del suo tempo libero per approfondire meglio la nostra Carta Costituzionale.
In attesa di conoscere quale significato Lei intenda attribuire al Principio di Laicità, porgo distinti saluti.
Ciro Verrati
Segretario Provinciale di Venezia di Democrazia Atea
www.democrazia-atea.it

 

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