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Il decreto di Traiano del 112 per regolare il rapporto tra Stato e cristianesimo. 292

Per oltre un secolo il rapporto fra lo Stato e la nuova religione fu regolato, anche se in modo poco chiaro, da un decreto di Traiano (98-117) del 112. Tale disposizione pervenne al governatore di Bitinia e Ponto sul Mar Nero, Plinio il Giovane, Legato Imperiale scrupoloso ma equanime e giusto, amico di Tacito e celebre nell’antichità per ill suo epistolario, stilisticamente pregevolissimo. Egli non sapeva come comportarsi coi cristiani, presso i quali riuscì a scoprire soltanto «una superstizione perversa e smodata».
Indeciso, Plinio chiese lumi a Traiano, che gli rispose: «Non bisogna andarli a cercare, ma bisogna punirli, se vengono denunciati e accusati apertamente. Tuttavia è necessario badare a che colui il quale nega d’essere cristiano e lo dimostri coi fatti, cioé tributando gli atti di culto ai nostri dei, quantunque per il passato possa aver suscitato dei sospetti, ottenga indulgenza grazie al suo ravvedimento. Riguardo poi alle denunce anonime, non devono dar luogo a procedere in nessuna azione giudiziaria; sarebbe, infatti, un pessimo esempio affatto adeguato ai nostri tempi» (Plin., 10, 96 sg.).
Ma per molti storici, ed anche per la Chiesa, i cristiani del Ponto non erano cristiani veri e propri ma giudei seguaci del messianismo zelota come denota il fatto che seguivano «una superstizione perversa e smodata».

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