TwitterFacebookGoogle+

Il destino degli embrioni nel vuoto giuridico

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 8.8.14)

“”A qualsiasi coppia il giudice decida di assegnare la titolarità genitoriale rispetto ai gemellini frutto di uno scambio di embrioni non si tratterà di una sentenza giusta. Perché questi bambini sono stati generati e portati alla vita dal fortissimo desiderio di quattro persone e dalla collaborazione fisica, corporea, di tre: i due genitori genetici e la madre gestante. Non è detto che se gli embrioni fossero stati impiantati nella donna, nella madre, “giusta” avrebbero trovato l’ambiente favorevole al proprio sviluppo e avrebbero potuto evolvere in feti e poi bambini. La storia della procreazione — tanto più di quella assistita — è piena di percorsi interrotti, di tentativi non riusciti. Quello che è certo è che l’hanno trovato nell’utero, nel corpo, dell’altra donna, che li ha accolti, portati a termine di gravidanza anche dopo aver saputo che non erano “suoi”, senza decidere di abortire (che cosa avrebbe fatto in questo caso la coppia di genitori genetici? L’avrebbe denunciata per aborto di feti non suoi?).

I riferimenti al dato indubitabile della appartenenza genetica sono altrettanto insufficienti a trovare una soluzione adeguata di quelli all’adozione, o alla riproduzione assistita con donatore o donatrice, o alla maternità surrogata, anche se tecnicamente questa gravidanza ha avuto origine da una doppia “donazione” (inconsapevole) che hanno fatto della donna incinta una madre “solo” gestante, ma certamente non surrogata, visto che non lo stava facendo per altri. In altri termini, qui non siamo di fronte a bambini adottati perché abbandonati, e neppure a un donatore di seme e a una donatrice di ovuli che ci hanno ripensato e vogliono tenersi i bambini concepiti tramite la loro donazione, ma neppure a una madre surrogata che non vuole dare ai suoi committenti il bambino che è cresciuto in lei e che ha partorito. Siamo di fronte a due coppie che volevano entrambe così fortemente un figlio da affidarsi alle non piacevoli (e per le donne fisicamente onerose) tecniche di riproduzione assistita. Non c’è contratto violato, salvo quello con l’ospedale Pertini dove è stato effettuato l’imperdonabile scambio.

È dalla constatazione che questi bambini non ci sarebbero se non ci fosse stato il contributo — certo non intenzionale e frutto di un terribile episodio di malasanità — di più di due genitori che occorrerebbe partire per dipanare un groviglio difficile di diritti in competizione, inclusi i diritti dei gemelli a conoscere e ad essere messi in grado di elaborare, quando cresceranno, la complessità della loro origine non solo genetica. All’origine della loro venuta al mondo hanno concorso fisicamente in tre — i genitori genetici e la madre gestante — e progettualmente ed emotivamente in quattro. Ciò impedisce di individuare una soluzione giuridica che preveda un diritto esclusivo sufficientemente chiaro e fondato. Se fossi il giudice mi ispirerei all’indicazione del comitato bioetica del Lazio che, nel concludere che non era possibile trovare una soluzione sufficientemente giusta dal punto di vista etico, ha suggerito che le due coppie lavorassero insieme ad una soluzione collaborativa. Non so se alle due coppie in questi mesi siano stati offerti strumenti e sostegni in questa direzione e se abbiano rifiutato di provarci. Ma oggi c’è questa opportunità ulteriore. Il giudice potrebbe dare un tempo alle due coppie perché trovino tra loro un accordo su una genitorialità allargata, eventualmente anche da riconoscere con uno strumento giuridico ad hoc.

Il fatto che ancora non si dia giuridicamente una co-genitorialità allargata non dovrebbe ostare, non solo perché una situazione eccezionale non può essere compressa in schemi che non la contemplano, ma perché in pratica esistono molti esempi di condivisione della genitorialità tra più di due adulti. Si pensi alle famiglie ricomposte, in cui i nuovi compagni di mamma e papà svolgono funzioni genitoriali importanti, o alle famiglie allargate di un tempo, in cui si condivideva la cura dei figli. Non è una soluzione facile, emotivamente e praticamente. Richiede generosità, fiducia reciproca, disponibilità a fare fronte comune. Forse è chiedere troppo e forse è troppo tardi. Ma ogni altra soluzione, vuoi in nome della evidenza genetica, vuoi in nome della priorità della madre gestante, vuoi in nome del principio che i bambini possano avere solo due genitori, non offre criteri sufficienti ad affrontare con giustizia e compassione questo dramma umano.””

Original Article >>

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.