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Il discorso con cui Salvini si è candidato premier 

Matteo Salvini lancia da Pontida la “marcia” verso Palazzo Chigi. Davanti al suo popolo, il ‘capitano’ leghista scandisce le “promesse” pre-elettorali e parla da “prossimo presidente del Consiglio”. Il raduno nelle valli bergamasche è all’insegna dello slogan ‘Salvini premier’ in vista delle politiche di primavera, per un movimento che si presenta ricompattato dopo il blocco dei conti correnti in seguito alle condanne di Umberto Bossi e Francesco Belsito per truffa aggravata ai danni dello Stato nei rimborsi elettorali dal 2008 al 2010.

La decisione di non far parlare Bossi

Ma la decisione di non far parlare Bossi dal palco, presa forse anche per proteggerlo da eventuali contestazioni dopo il sequestro, porta a una nuova polemica col senatur. Capitolo Bossi a parte – con quest’ultimo che incassa una manifestazione di solidarietà di ‘peso’ come quella di Roberto Maroni – il raduno fila liscio, con il segretario leghista che snocciola i cavalli di battaglia del suo programma di governo:

  • innanzitutto cancellare le riforme dei governi degli ultimi anni,
  • legge Fornero,
  • Jobs act,
  • legge sui vaccini e
  • ‘buona scuolà.

Cosa vuol dire lasciare mani libere alle forze dell’ordine

Salvini promette al suo popolo che, conquistato palazzo Chigi, lascerà le “mani libere alle forze dell’ordine” affinché garantiscano “pulizia e sicurezza”. E assicura che cancellerà la legge Mancino e la legge Fiano. “Le idee non si processano; queste cose si facevano in Unione sovietica. Fanno queste leggi, fanno il processo al ventennio e poi si comportano come il regime degli anni Venti che imbavagliava gli oppositori”, sostiene. Da Salvini messaggio anche agli altri partiti di centrodestra. Il segretario leghista ribadisce il suo ‘nò a una coalizione con i “poltronari di professione alla Alfano” e si dice disponibile a dare a Forza Italia “l’ultima chanche” per costituire “un’alleanza seria e compatta” in vista delle politiche.

Ultima chance a Forza Italia

Altrimenti, assicura, la Lega andrà da sola, “padroni a casa nostra”. Il tema dei referendum sull’autonomia è affidato alle relazioni dei governatori di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Roberto Maroni. “Riscriveremo la storia”, garantiscono. Ospite inedito l’altro governatore di centrodestra, il forzista Giovanni Toti, primo politico non leghista a parlare dal palco di Pontida. Coglie l’occasione per attaccare il ministro dell’Interno, Marco Minniti, dandogli del populista.

“Salvini racconta delle balle”

Quanto alla polemica interna, dura, come spesso in passato, è la presa di posizione di Bossi. Intercettato dai cronisti mentre pranza sulle colline sopra Pontida, con gli autisti come unici commensali, il senatur si dice “abbastanza arrabbiato” per la decisione di non farlo intervenire dal palco: “Salvini mi ha detto che non voleva farmi fischiare ma è un segnale che devo andarmene via?”, spiega il fondatore del Carroccio ai cronisti, visibilmente provato dalla giornata. Salvini “racconta delle balle”, attacca. “Io non mi sono mai aspettato niente da lui. Non mi aspetto niente da uno che tradisce il Nord”.? Dal palco, senza mai nominarlo, il capitano leghista aveva ricordato? così il leader storico: “Ho imparato molto da chi è venuto prima di me: se siamo qua oggi è perchè la Lega ha radici profonde. Ringrazio chi prima di me ha avuto l’onere e l’onore di essere segretario di questo meraviglioso movimento”.Nell’ambito degli equilibri interni leghisti, da segnalare la solidarietà di Maroni a Bossi.”Mi spiace per lui”, confida il governatore, al suo arrivo sul ‘sacro pratò, “Pontida è Bossi: ha sempre diritto di parola”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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