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Il discorso di Giuseppe Conte alla Camera, dalla “Carta nostro faro” al conflitto di interessi

La Costituzione sarà il faro che muoverà l’azione del governo, soprattutto in materia di giustizia. Parola di Giuseppe Conte che, nelle repliche alla Camera, mette ben in chiaro quale sarà la direttrice di marcia che caratterizzerà l’agire dell’esecutivo: “Tutte le nostre iniziative saranno fatte sotto l’architettura costituzionale. Questo esecutivo ha piena consapevolezza che esistono dei principi costituzionali perché questo esecutivo oltre il contratto di governo ha presente la Costituzione”.

E aggiunge: “ma anche la Carta europea dei diritti fondamentali, la Corte europea”. Insomma, scandisce il presidente del Consiglio, “c’è una architettura sovranazionale nella quale siamo collocati confortevolmente”.

Parole che accendono gli animi nell’emiciclo, ma Conte va avanti, e chiede una sorta di ‘tregua’: dateci tempo, i dettagli arriveranno. “Siamo consapevoli”, spiega, della necessità di fornire più dettagli sulle singole misure annunciate, “ma ci siamo appena insediati, stiamo costituendo gli uffici”.

simonaQuindi assicura: “lavoreremo da subito per dare seguito alle anticipazioni del contratto e del discorso programmatico, ma non chiedeteci ora i dettagli”. Il premier però assicura: “Non siamo qui per stravolgere” quanto di buono è stato fatto.

Meno spedito rispetto a ieri, un intervento per così dire ‘random’ quello che il premier fa alla Camera, anche per la necessità di rispondere alle osservazioni e critiche avanzate dalle opposizioni. Ma sin dall’avvio è chiaro che Conte punta a lanciare messaggi rassicuranti. Tanto da avviare le sue repliche nominando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale rivolge il suo ringraziamento (e strappa l’applauso dell’Aula) e si dice “dispiaciuto” per gli attacchi subiti dal Capo dello Stato sull’uccisione del fratello da parte della mafia.

Mafia che, scandisce, si deve combattere “tutti uniti” (altro applauso). Non sempre, tuttavia, l’obiettivo viene centrato e più volte scoppia la polemica in Aula. Particolarmente rumorosa quella innescata dalle parole sul conflitto di interessi: “vexata quaestio in questo Parlamento: cercheremo di riprendere in mano questa questione, lo faremo al più presto. E i vostri interventi volti a interrompermi dimostrano che ciascuno ha il suo conflitto o pensa di avere il proprio conflitto…”. Apriti cielo. Il presidente Fico deve riportare l’ordine e Conte, di fronte alle proteste dei parlamentari, in particolare della sinistra, replica: “Sono stato frainteso, non sto accusando nessuno ma dico che è negli interstizi della società a qualsiasi livello”.

Come già ieri al Senato, anche oggi Conte ha al suo fianco, nei banchi del governo, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. E proprio il ministro dell’Interno è protagonista di una nuova polemica sul fronte fisco e migranti. Nel mirino finiscono alcune parole del titolare del Viminale, smentite dal diretto interessato, secondo cui sarebbe giusto che chi guadagna di più paga meno tasse grazie alla flat tax. “L’importante è che ci guadagnino tutti”, ha detto in un’intervista radiofonica. “L’obiettivo è che tutti riescano ad avere qualche lira in più in tasca da spendere”. Ma le opposizioni insorgono, il Pd con Matteo Orfini osserva che “finalmente hanno detto la verità”. Salvini non ci sta e replica: “Sono bugie. Ho detto che l’obiettivo è che tutti paghino meno tasse”.

Altro fronte aperto quello della gestione dei migranti, Salvini torna sul punto e ribadisce: “Il governo realizzerà dei Centri per i rimpatri chiusi affinché la gente non vada a spasso per le città”, perché “la gente non vuole avere dei punti dove uno esce alle 8 della mattina, rientra alle 10 la sera e durante il giorno non si sa cosa fa e fa casino”. Quanto alle possibili opposizioni delle Regioni alla realizzazione dei Centri, Salvini riferisce di aver già parlato “con tutti i governatori leghisti che non vedono l’ora di avere Centri chiusi”. E a chi gli fa notare che si tratta di prigioni a cielo aperto, risponde: “Sono dei centri per i rimpatri, e se qualcuno è trovato in possesso di documenti falsi o senza documenti, prima di espellerlo dobbiamo capire chi è e da dove viene”.

Dall’opposizione il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, boccia senza appello premier e governo: “Il contratto che avete firmato serve a voi per stare insieme, non c’è un progetto per il Paese. Il vostro contratto è una gigantesca cambiale che pagheranno le giovani generazioni di questo Paese”. Martina ha quindi garantito: “Noi saremo l’alternativa vera, l’alternativa popolare, sociale, affidabile, saremo la buona politica contro la propaganda”. Non è meno duro Pierluigi Bersani di Leu: “Ho ascoltato il presidente del consiglio, parole alcune preoccupanti altre condivisibili perchè ovvie, ma bisogna prendere atto che manca un’agenda scandita, non ci sono i 1000 giorni, non c’è una cifra.

Si vende quel contratto come un programma di governo ma è più o meno un documento elettorale. Purtroppo il presidente del consiglio ha perso l’occasione di segnalarsi come tale, di dire qualcosa in più”. Pessimista anche Umberto Bossi: “non saprei dire davvero se reggerà. Però la vedo dura se sin da subito non si fanno azioni di vero cambiamento”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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