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Il divieto di indossare il burkini? Un’idiozia pericolosa

Getty Images 73195289Nessuna libertà si conquista perché qualcuno la impone. Vietare il burkini significa al massimo eliminare la presenza delle donne islamiche dalle spiagge. Bel risultato, mentre i problemi veri che riguardano l’integrazione culturale non li affronta nessuno.

18 Agosto 2016 –

La paura ha più di una faccia, nell’Europa stremata dell’estate 2016. C’è la paura di finire vittime di un attacco terroristico, certo. Ma c’è anche la paura di non essere in grado di fare qualcosa per evitarlo. Di non essere capaci di opporsi, difendersi e combattere – come esortava a fare Oriana Fallaci ne La rabbia e l’orgoglio – contro chi “si ritiene autorizzato a uccidere voi e i vostri bambini (…) perché al mare o in piscina state nudi o ignudi”. Di essere dei vigliacchi, in poche parole, mentre dei folli accecati dall’islamismo radicale sgozzano preti o fanno strage di bambini sulla promenade di Nizza.

E forse è questo, la paura di non finire nel girone degli ignavi ad aver spinto il sindaco di Cannes David Lisnard a vietare il burkini in spiaggia. Forse è questo che ha spinto diversi suoi colleghi a imitarlo, dalla Corsica al Pas-de-Calais. E forse è questo che ha spinto il premier francese Manuel Valls a giudicare positivamente queste ordinanze, a suo dire motivate dalla «volontà di incoraggiare il vivere insieme». Laddove il burkini, continua il primo ministro, è «la traduzione di un progetto politico, di contro-società, fondato tra l’altro sull’asservimento della donna».

Peccato che, vigliacchi o meno, i ragionamenti di Valls e soci facciano a pugni con la logica. Difficile credere, ad esempio, che una donna possa essere obbligata a vestirsi o non vestirsi in un certo modo per combatterne l’asservimento. È sbagliato quando a imporlo è un uomo musulmano. È altrettanto sbagliato quando a imporlo – con motivazioni nobili quanto volete – è un uomo laico e occidentale. In teoria, secondo “i nostri valori” – ammesso che si possa usare un espressione del genere nel 2016 – un uomo o una donna sono più o meno liberi di vestirsi come meglio credono, al riparo di qualsivoglia processo alle intenzioni. Vale per i maschi come per le femmine: nessun diritto, nessuna libertà si conquista perché qualcuno la impone.

Fatele sdraiare fianco a fianco ai vostri bikini, ai vostri topless, alla vostra fiera e ostentata nudità. Fate emergere il conflitto, la consapevolezza della sua esistenza, anziché negarlo o risolverlo per loro

Le contraddizioni non finiscono qui, peraltro. Perché non ci vuole un genio per capire che questa supposta intemerata in favore della libertà delle donne musulmane finisce per segregarle ancora di più.Per eliminarne la presenza dalle spiagge. Per fare strame del loro sacro diritto a qualche ora di sole e di acqua, nei modi e negli abiti coerenti, per quanto ci possano dispiacere, coi loro costumi. Per liberarle, le imprigioniamo. Non male, davvero.

Un consiglio: se volete davvero risvegliare in loro la volontà di emancipazione che credete sia sopita da secoli di subordinazione al maschio – come scrive su L’Espresso Lorella Zanardo, quella che fino a ieri se la prendeva coi bikini – , non negate alle donne musulmane la vostra, la nostra emancipazione. Fatele sdraiare fianco a fianco ai vostri bikini, ai vostri topless, alla vostra fiera e ostentata nudità. Fate emergere il conflitto, la consapevolezza della sua esistenza, anziché negarlo o risolverlo per loro. Non ci crederete, ma funziona. Molto più degli scontri di civiltà e dell’export di democrazia e di mutande, un tanto al chilo.

Se invece volete soffiare sul fuoco, strumentalizzando l’ennesima vicenda di mutande e nudità – ormai cuore della simbolica dei valori occidentali, dalle vicenda delle statue coperte dei musei Capitolini – per arrogarvi il diritto a discriminare un pezzo della nostra società, socialmente pericolosa in quanto musulmano, beh…missione compiuta.

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/08/18/il-divieto-di-indossare-il-burkini-unidiozia-pericolosa/31507/

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