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Il dossier premonitore degli Usa: “Renzi dovrà temere i suoi”

L’ascesa di Renzi, le fratture interne al pd e la scissione. Gli americani avevano previsto tutto. “Molti osservatori nel Nord suggeriscono che una delle più grandi sfide per Renzi saranno le divisioni all’interno del suo stesso partito politico”. Il Consolato di Milano inviava questo giudizio al dipartimento di Stato il 20 febbraio del 2014, alla vigilia dell’insediamento del nuovo esecutivo guidato dall’ex sindaco di Firenze. Lo riporta il quotidiano La Stampa che ha ottenuto il Rapporto che il consolato di Milano trasmetteva a Washington quando l’Italia era scossa dalla crisi politica che avrebbe poi portato alla caduta del governo Letta.

“L’ascesa di Matteo Renzi”

“Matteo Renzi’s Ascent: Views from Northern Italy”, recita il sommario del rapporto Usa che ammette “l’esistenza di incertezze riguardo il suo programma, e l’ambiziosa agenda di riforme annunciate. Molti osservatori nel nord suggeriscono che una delle più grandi sfide per Renzi saranno le divisioni all’interno del suo stesso partito politico“. Dopo la scissione che si è consumata nel Pd, e alla luce dell’opposizione interna in occasione del referendum costituzionale di dicembre, il Rapporto suona come una premonizione.  

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“Scarse possibilità di successo”

“Does He Have What It Takes?”, “Possiede le qualità necessarie a farcela?”. La parte centrale del rapporto inizia con una domanda la cui risposta è incoraggiante solo al 50%. Se da una parte “I contatti del Consolato ci hanno detto che sperano nel successo di Matteo Renzi, con la sua agenda per riformare l’Italia come nuovo primo ministro”, dall’altra “molti credono che la maggioranza risicata di cui gode Renzi, gli interessi politici ed economici italiani profondamente trincerati, e la stessa inesperienza del capo del governo a livello nazionale, rendono scarse le sue possibilità di successo“.

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“Roma rischia di non essere più un alleato affidabile”

Debito pubblico, austerity, recessione, mancanza di riforme, costi dell’energia e tasse tra le più alte in Europa “allontanano gli investitori, che non sono disposti a correre così tanti rischi. Di conseguenza, la potenzialità di crescita italiana resta piatta nel lungo termine”. In queste condizioni – sottolineava il rapporto – l’Italia rischia di di non essere più un alleato affidabile, tanto sul piano economico, quanto su quello del contributo che può dare alla sicurezza e alla stabilità dell’Europa e del mondo.   

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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