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Il fanatismo patriottico-giudaico vera causa delle persecuzioni contro i cristiani. 282

Chi conosce, anche approssimativamente, la storia antica sa che i romani, senz’altro duri e spietati sotto il profilo politico, erano del tutto tolleranti in campo religioso e ammettevano che i diversi popoli sottomessi seguissero liberamente i loro culti e le loro tendenze religiose.
Roma stessa era un coacervo di centinaia di divinità, spesso importate dai soldati da ogni parte dell’Impero, e tutte avevano il loro tempio e i loro seguaci. Solo se un culto si profilava ostile al potere costituito o palesemente immorale, poteva subire delle censure. Infatti nel 186 a. C. col processo pei Baccanali il Senato romano aveva decretato l’eliminazione totale dei culti dionisiaci ritenuti immortali e dannosi alla società. Nel 139 furono scacciati per la prima volta da Roma gli astrologi, ritenuti falsi e imbroglioni; nel 58 a.C. furono abbattuti i principali templi di Iside, forse a causa dell’attività politica delle comunità dei seguaci ostili a Roma. Inoltre fu proibito il culto nazionale gallico dei Druidi, durante il quale si compivano anche sacrifici umani.
Ma in generale i Romani furono assai tolleranti in fatto di religione. I Giudei ebbero piena libertà di culto e non fu pretesa da loro la venerazione delle divinità statali nemmeno dopo la guerra giudaica; furono dispensati persino dai sacrifici per l’imperatore, i cui simulacri furono allontanati dal tempio di Gerusalemme. È vero però che gli Ebrei, che a Roma costituivano una grossa comunità concentrata soprattutto nei quartieri più disagiati di Trastevere, ove svolgeva i commerci minuti e l’artigianato minore, non godevano di molta stima presso il popolo romano. A dar credito ad Orazio e a Giovenale, importanti poeti latini, questa comunità era piuttosto detestata dalla maggioranza della popolazione, e la repulsione nei loro confronti fu poi trasferita ai cristiani, che ne erano per altro discendenti e coi quali in un primo tempo venivano confusi.
Com’è possibile allora, vista la tolleranza religiosa dei romani, che il cristianesimo che predicava la non-violenza, l’amore del prossimo (e perfino dei nemici) e la fratellanza universale (imperativi etici fortemente condivisi anche da molti pagani), e per di più dichiarava che bisognava dare a Cesare quello che era di Cesare (cioè riconosceva implicitamente il potere imperiale e ammetteva il dovere di pagare le tasse), subisse delle dure repressioni da parte degli Imperatori?
Forse che questi erano disturbati dal fatto che il suo fondatore si proclamava figlio di Dio e vantava la sua resurrezione? Ma neanche per sogno! Erano così anche le altre divinità che andavano allora per la maggiore come Osiride, Attis, Mitra, Eracle e così via. E allora? La verità è che la religione non c’entra niente con queste persecuzioni; c’entra, invece, e come, la politica. Per i romani la parola “cristianesimo”, che traduceva letteralmente il termine ebraico “messianismo”, era sinonimo di fondamentalismo nazional-religioso, cioè di una forma di fanatismo patriottico-giudaico inteso a scalzare il potere di Roma.
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