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Il forte impatto del concetto metafisico del Logos sul cristianesimo. 252 (Parte 2)

La speculazione sul Logos, propria di Platone e della Stoa, era molto coltivata anche da un contemporaneo di Gesù, il filosofo ebreo Filone di Alessandria, le cui concezioni del Logos collimano, con sufficiente esattezza, col Quarto Vangelo. Per Filone, infatti, il Logos diventa un secondo principio divino, il figlio di Dio, un Demiurgo, che discende dalle sfere celesti al fine di ricondurre gli uomini a Dio in qualità di Redentore.

Ma nel mondo pagano già tutta una serie di divinità era stata definita «Logos» da molto tempo prima del cristianesimo: Zeus da Zenone (ca. 336-263 a.C.), fondatore della Stoa; così Dioniso ed Eracle. Ermes, messaggero degli déi, già nel III secolo a.C., era considerato Logos inviato dal cielo ed invocato coi nomi di Rivelatore, Redentore, Pastore, Salvatore, Maestro, Mediatore fra uomo e Dio.

La dottrina platonica e stoica del Logos nel II secolo fu fatta propria da molti Padri della Chiesa, da Tertulliano a Ireneo e, addirittura letteralmente, dal Vescovo Teofilo, per cui il cristianesimo con le sue successive elaborazioni non fece altro che attribuire un nome nuovo a uno schema concettuale vecchio. Questa speculazione ecclesiastica sul Logos, con la quale si collegò anche la preesistenza di Cristo, anch’essa ignota agli Evangelisti sinottici, non fu un processo evolutivo della dottrina di Gesti, bensì la sua deformazione mediante l’introduzione di elementi ad essa estranei.

Nel Vangelo di Giovanni, l’ellenizzazione dimostra quanto l’autore voglia impressionare le persone colte di lingua greca al fine di guadagnarle alla causa del cristianesimo. La dottrina cristiana dovette essere intellettualizzata nel I secolo perché, salvo poche eccezioni, la massa dei credenti costituiva un coacervo di gente di bassa cultura, formata per lo più da mendicanti e da schiavi, come di attesta Paolo nelle sue Lettere, e non vi mancavano nemmeno ex ladri e delinquenti.

Ancora nel II secolo il filosofo greco Celso, che era dell’opinione che Gesù fosse stato un pericoloso fuorilegge, secondo Origene scriveva: «Che razza d’altra gente avrebbe potuto raccogliere un capobanda?»: valutazione molto condivisa in ambiente pagano dell’epoca

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