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Il funerale laico? Praticamente impossibile Quante difficolta’ per chi muore senza Dio

Articolo di Giulia Torlone (espresso online 31.5.17) “Un decreto del Presidente della Repubblica del ’97 delega ai Comuni l’autonomia per la costruzione delle Sale del Commiato dei non credenti. Ma la legge nella maggioranza dei casi è rimasta inapplicata”

“”La giornata era calda, quel caldo secco e ventilato tipico di una mattina di luglio in montagna. Margherita ricorda così l’ultimo saluto che ha dato alla madre, una mattina estiva nel paese abruzzese di montagna dal quale lei e la sua famiglia hanno origine. «Mia madre ha vissuto un’intera vita da laica, avrei mai potuto non rispettare il suo modo di vivere in occasione della sua morte?». Per farlo Margherita ha dovuto organizzare un funerale direttamente al cimitero, all’aperto, perché spazi alternativi per celebrare sua madre non ce n’erano. Una cerimonia tra amici e parenti, le poesie di Alda Merini, i ricordi ad alta voce per farsi forza a vicenda in un momento di inevitabile sofferenza.
«Al di là di tutto, posso dire di essere stata fortunata, nonostante il dolore che provavo per la perdita di mia madre. E’ morta in una giornata d’estate, rendendo più semplice a me e a tutta la famiglia la realizzazione del suo funerale. Abbiamo organizzato una piccola cerimonia direttamente al cimitero, con l’aiuto di un mio amico celebrante dell’UAAR (Unione degli Atei, Agnostici e Razionalisti, ndr). L’abbiamo ricordata come avrebbe voluto, tra poesie e ricordi di famiglia. Alla fine le abbiamo dedicato un brindisi, al tramonto, verso la vallata che guarda ad ovest».

Sembra paradossale che Margherita si consideri fortunata ma in realtà è davvero così. Perché in pieno inverno, o con la pioggia, questa cerimonia non avrebbe potuto farla. Il comune non mette a disposizione sale per poter svolgere funerali laici. E probabilmente Margherita sarebbe stata costretta a ricordare la madre in chiesa, in mancanza di un’alternativa valida che le permettesse di rispettare le convizioni che sua madre aveva espresso in vita.

Secondo le stime di GFK-Eurisko e Eurispes, la percentuale di atei e agnostici in Italia è di circa il 19 per cento della popolazione: circa undici milioni di non credenti. Ma lo Stato italiano, in cui è principio supremo la laicità, rende difficile, quando non impossibile, svolgere funerali aconfessionali.

I funerali laici in Italia Lo svolgimento dei funerali è normato, in Italia, dal DPR 285/90. Più volte il testo è stato oggetto di circolari interpretative e in alcuni casi è stato superato con nuovi provvedimenti di legge, tra cui quello che consente la cremazione del defunto. Il Decreto del Presidente della Repubblica del 14 gennaio 1997 che regola i requisiti strutturali e organizzativi di base per l’esercizio delle attività sanitarie a cui devono sottostare le strutture pubbliche e private, ha introdotto un elemento nuovo: nei requisiti minimi compare la voce di «istituire una sala per le onoranze funebri al feretro».

Peccato che quest’ultimo intervento sul Servizio Mortuario sia, nella maggior parte dei casi, rimasto inapplicato dai Comuni. Per sopperire a questa mancanza, il 21 novembre 2011 è stata presentata da 53 deputati una proposta di legge attraverso la quale si chiedeva l’obbligo di istituire delle ‘case funerarie’, anche all’esterno del cimitero, in ogni comune per celebrare i funerali civili. Prima firmataria della proposta Gloria Buffo, tra gli altri figurano Giuliano Pisapia e Roberta Pinotti, attuale Ministro della Difesa.

«Il commiato deve essere solenne e con una cornice adatta, qualunque sia la confessione del defunto. È un dovere della collettività» spiega all’Espresso Gloria Buffo, oggi non più deputata e appartenente a Sel, che difende con orgoglio la proposta portata in Parlamento per donare un ultimo saluto dignitoso a chi si professa ateo.

Nel redigere il suo disegno di legge non ha trovato resistenze da parte dei parlamentari, ma confessa di non aver avuto quella «forza d’urto convincente» per far approdare la sua proposta sotto gli occhi del Governo. «La mole dei disegni di legge per ogni legislatura è immensa. Quando si parla di diritti civili, se non si ha pelo sullo stomaco e una determinazione a farsi ascoltare, i temi restano secondari nell’agenda governativa. Io questa forza non l’ho avuta e il disegno di legge è finito nel buio».

Su proposta del Ministro della Salute Sirchia, nel 2003, il Consiglio dei Ministri decise di presentare un disegno di legge in Parlamento per disciplinare l’attività funeraria. Nel febbraio 2005 la Camera approvò il decreto ma, una volta al vaglio del Senato, non si tramutò in legge entro il termine della legislatura. Da quel giorno il provvedimento è lettera morta, nel silenzio generale.

«Il paradosso è che non servirebbe neanche fare una legge apposita, il regolamento c’è già. Solo che non si applica» spiega Adele Orioli, responsabile delle iniziative legali e portavoce dell’associazione UAAR. In effetti già il testo 285 del 1990 e il successivo del 1997 delegavano ai Comuni la stesura di un Regolamento comunale di polizia mortuaria, volto a disciplinare la materia sul proprio territorio. Molti comuni però, nonostante il regolamento parli chiaro, non hanno messo a disposizione alcun luogo per le commemorazioni civili.

Così il commiato laico nel nostro Paese resta un diritto censuario. Basti pensare alle camere ardenti, solenni e bellissime, messe a disposizione dai Comuni per politici, intellettuali, attori. Da Berlinguer a Calvino, per citare esempi più datati, fino ad arrivare a Carmelo Bene, Nilde Jotti, Indro Montanelli, Dario Fo, Umberto Veronesi e Valentino Parlato. Chi ha un nome importante in vita, muore dignitosamente e con rispetto delle proprie volontà.

Peccato che per i laici comuni un posto per essere ricordati fedelmente al proprio essere, nella maggior parte dei casi, non ci sia.

Il punto centrale della questione è l’impossibilità all’autodeterminazione e questo deficit è tutto italiano. Nel resto d’Europa, i funerali laici sono all’ordine del giorno. In Svezia o in Finlandia la laicità è il cardine su cui si fonda la convivenza civile, niente dogmi imposti dall’alto.

«Nel nord Europa esiste addirittura una ‘cresima laica’. Un momento in cui un giovane diventa maturo, entra a far parte della società. Per questo si festeggia» racconta Adele Orioli. Lei stessa dal 2009 è diventata celebrante laica dopo essersi formata con la Federazione Umanista Europea, e tra i tanti matrimoni ha celebrato anche alcuni funerali. La richiesta è sempre maggiore e i luoghi continuano ad essere sempre troppo pochi, o inospitali.

A Roma ci sono tre sale del commiato a disposizione, da prenotare rivolgendosi agli uffici comunali preposti. Una è quella del Tempietto Egizio, al Verano; ce n’è poi un’altra nel cimitero di Prima Porta, adiacente all’area per la cremazione e l’ultima si trova a Ostia.

Il Tempietto Egizio è una sala suggestiva, purtroppo però è piccola e sorge di fianco al cimitero dei bambini, aggiungendo dolore al dolore. La sala nel cimitero Prima Porta è più grande, peccato che ci piova dentro.

Nei comuni più piccoli non solo non esiste alcun luogo per svolgere le commemorazioni laiche a un defunto, ma c’è anche di più: in alcune zone d’Italia persiste un regolamento così datato che obbliga il feretro a percorrere il tragitto più breve tra l’obitorio (o l’abitazione) e la chiesa dove si intende svolgere il funerale. In caso di assenza di quest’ultimi, il regolamento obbliga a recarsi direttamente al cimitero. Nessun luogo di passaggio per il commiato, infrangeresti la legge.

«Per dare disponibilità ai nostri clienti di un servizio completo, abbiamo creato nella nostra struttura una sala per i non credenti». Al telefono c’è il giovane Taffo, della famiglia proprietaria di sei pompe funebri tra Abruzzo e Lazio. La sede principale è a L’Aquila, dove il comune ha fatto orecchie da mercante sul dotarsi di una sala del commiato. «Non posso mostrare numeri, perché non li ho, ma la percentuale di richieste per funerali aconfessionali credo che non sfiorerebbe neanche l’uno per cento, noi ne riceviamo pochissime. Anche io ho un amico ateo, con famiglia altrettanto non credente, che alla morte del padre ha scelto il funerale in chiesa. Si sa come siamo in provincia, la scelta di un funerale religioso è più facile».

La facilità delle celebrazioni religiose è indubbia, perché è consuetudine. In chiesa però solitamente per fare il funerale si fa un’offerta, in alcuni casi consistente. Nella sala del commiato, qualora ce ne fossero a disposizione, sarebbe gratuito, perché si tratta di uno spazio comunale e dunque creato per la collettività.

È più facile svolgere celebrazioni appartenenti a religioni minoritarie, perché qualunque confessione mette a disposizione i propri spazi. Dalla Chiesa Valdese ai riti ebraici, i fedeli hanno la possibilità di contare sulla propria comunità. Anche le pompe funebri, con i propri carri che hanno simboli religiosi removibili e dunque sostituibili, sembrano aver capito come il mondo si evolva e necessiti di essere sempre più inclusivo.

Quei comuni virtuosi Bologna, con la sua “Sala d’attesa” del cimitero monumentale della Certosa è un esempio emblematico. Chiusa al pubblico a causa dei danni provocati dal terremoto emiliano del 2012, è stata riaperta arricchita dall’allestimento artistico di Flavio Favelli intitolato “Sala d’Attesa”.

Prima dell’intervento lo spazio si presentava disadorno, privo di attrezzature adeguate ad accogliere persone che si ritrovano ad affrontare momenti di particolare dolore. La sala ora è illuminata da 25 lampadari di cristallo appesi a una struttura portante in ferro. Le panche a gradoni, quasi un anfiteatro, accolgono il pubblico.

Milano invece è stata la prima città italiana a dotarsi di un luogo per le esequie laiche, nel 2002. Si tratta del Tempio Civile realizzato all’interno del cimitero di Bruzzano. In ogni caso in cui sia sorta una sala del commiato, il merito è stato delle pressioni dell’opinione pubblica sul proprio comune d’appartenenza, di cui spesso l’UAAR si è fatta portavoce e ha dato battaglia per far ascoltare le istanze dei cittadini.

Firenze mette a disposizione una stanza di Villa Vogel, aperta solo nei giorni feriali. Le cerimonie devono conciliarsi con gli uffici presenti all’interno della struttura.

Un laico addio La cerimonia laica è costruita su misura della persona da ricordare. Si ascolta la famiglia e si organizza un momento che possa rappresentare fedelmente il defunto. Da qualche anno, l’UAAR mette a disposizione dei celebranti che prendono in carico l’organizzazione e lo svolgimento della cerimonia. Una grande conquista, per donare alla cerimonia quel senso di solennità che merita. Ci vuole un gran coraggio a guardare in faccia il dolore di persone estranee e tentare di tirarne fuori il bello che c’è. Adele Orioli ci riesce e ce lo racconta.
Parla di un ragazzo di trentadue anni, morto dopo una lunga malattia. «Era una persona atea, ai limiti dell’anticlericale». E racconta di una cerimonia particolarmente intensa, costruita attraverso le canzoni rock che il ragazzo amava di più.
«Costruisco la cerimonia nella maniera più fedele alla persona defunta, perché possa essere un momento intimo e personale. Parlo con la famiglia, ricerco le parole giuste, senza forzature da cerimonia preimpostata».
Un momento personale, diverso da una cerimonia religiosa con i suoi dettami, può diventare anche un momento di riscatto. Quello che spesso si è aspettato per un’intera vita. È il caso di Aiché Nana, ballerina e attrice famosa per il suo spogliarello nel locale romano Rugantino, che ispirò a Federico Fellini una celebre scena de La Dolce Vita. La stampa le ha attribuito per anni, erroneamente, la nazionalità turca. Affezionata alla sua terra, l’Armenia, ha avuto grazie a sua figlia una cerimonia funebre fatta di canzoni, di letture e abiti armeni. Per dimostrare chi era stata, di quale storia fosse figlia.
Così, in Italia, l’ateo è costretto a lottare per ottenere un diritto che oltre i nostri confini è rispettato e tutelato. Quello di un fine vita dignitoso, arrivando per proprio conto lì dove lo Stato non vuole guardare.
E se nel nostro Paese meritano dignità e diritto all’esistenza chiunque pratichi qualsiasi culto, è il momento che lo Stato rispetti ugualmente chi non ne possiede alcuno.””

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