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Il giudice ordina alla clinica: fate l’eterologa

Il giudice ordina alla clinica: fate l'eterologaIl Corriere della sera

19 Ago 2014

Margherita De Bac

La magistratura torna a dire sì all’eterologa. Due ordinanze del tribunale di Bologna uscite il 14 agosto affermano che due coppie infertili devono ricevere subito i trattamenti con gameti (spermatozoi o ovociti) di donatori. E obbligano i centri ai quali i quattro aspiranti genitori si sono rivolti di procedere «secondo le migliori e accertate pratiche mediche ad applicare la tecnica nel rispetto delle più accreditate e aggiornate conoscenze tecnico scientifiche». Significa che i vincitori del ricorso avranno diritto a saltare le liste di attesa. Quattro anni fa l’eterologa era vietata dalla legge sulla procreazione medicalmente assistita delegittimata il 9 aprile anche in questa parte dalla Corte Costituzionale. I giudici bolognesi avevano cominciato a lavorare sui due casi già da tempo. Poi è subentrato un fatto nuovo che ha orientato le loro decisioni. Una telenovela. Tre giorni fa, in un’intervista al Corriere, la ministra della Salute Beatrice Lorenzin si augurava: «Le Regioni possono dare il via all’eterologa, ma io spero aspettino». Si riferiva all’attesa di una nuova  legge che, dopo la retromarcia del governo sul decreto, il Parlamento dovrebbe approvare «entro gennaio 2015» con regole per uniformare l’attività dei centri. Ammesso che il provvedimento veda la luce, e sono molti a scommettere che non se ne farà niente, rischia di essere tardivo. Le due cliniche bolognesi oggetto delle ordinanze, Tecnobios di Andrea Borini e Sismer di Luca Gianaroli, devono partire ed è probabile che molti altri in Italia seguano a ruota, nonostante le sentenze firmate da Antonio Costanzo abbiano valore limitato alle parti coinvolte.

La Toscana ha fatto da apripista con una delibera che autorizza le strutture a cominciare con l’attività, sospesa nel 2004, prima della legge proibizionista. Carlo Lusenti, presidente dell’Emilia Romagna, vuole un accordo tra le Regioni: «Bisogna definire norme comuni entro settembre. Altrimenti noi andremo avanti da soli». Nino Guglielmino, centro Hera di Catania, canta vittoria: «Abbiamo già distribuito i moduli del consenso informato, utilizzeremo gli ovociti congelati di donne che hanno avuto un bambino grazie alla provetta». Ma la ministra non si scompone. Anzi i suoi tecnici rilevano: «Niente di nuovo sotto il sole. Colpisce anzi il passaggio dove i giudici affermano che bisognerà tenere conto di successive norme statali. Anche la Toscana prevede la cosiddetta clausola di cedevo lezza». In altre parole un intervento ministeriale o del Parlamento viene ritenuto «essenziale per garantire la sicurezza dell’eterologa: tracciabilità dei donatori e test per selezionarli». Questo avviene nelle strutture private, la stragrande maggioranza su circa 35o censite in Italia. E nel pubblico? Sarà il grande sfavorito, come teme Eugenia Roccella, vicepresidente Commissione affari sociali della Camera.

Il decreto Lorenzin prevedeva che l ‘eterologa fosse rimborsata. Arduo pensare che senza finanziamenti gli ospedali si organizzino. Le coppie meno abbienti saranno svantaggiate. I due ricorsi sono stati difesi rispettivamente dagli avvocati Maria Paola Costantini, Sebastiano Papandrea e Marilisa D‘Amico (contro Tecnobios), e da Gianni Baldini e Filomena  Gallo (contro Sisfer). Nel primo si afferma tra l‘altro che, come è scritto nella sentenza e come ha ribadito alla stampa il presidente della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro, non esiste vuoto legislativo: «Sono identificabili più norme che già disciplinano e non esistono incolmabili lacune concernenti la regolamentazione essenziale». Citate le direttive europee per la donazione, approvvigionamento e stoccaggio di tessuti e cellule umane, anonimato del donatore, divieto di disconoscimento e paternità del bambino. Un punto su cui il ministero ha insistito è che per l‘avvio dell’eterologa sarebbero servite ulteriori autorizzazioni. Invece, si precisa che non c’è «modifica sostanziale dell‘attività da parte delle strutture autorizzate». Uniche questioni in sospeso: il numero delle donazioni e quello dell’accesso ai dati del donatore. Per Baldini e Gallo è un successo: «Due passi importanti sia pur di valore inferiori a quello della Consulta. L’abbiamo sostenuto da subito, l’eterologa è immediatamente praticabile».  

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