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Il jihadista che ha svelato i segreti della cellula di Barcellona

Si chiama Mohamed Houli Chemlal, ha 21 anni è originario di Melilla e fino a poche ora fa nessuno sapeva chi fosse. Ma è la chiave dell’indagine che ha consentito alla polizia catalana di scoperchiare la cellula terroristica responsabile dell’attentato di Barcellona prima che potesse uccidere ancora. Il ragazzo è l’unico sopravvissuto dell’esplosione che ha distrutto il laboratorio-santabarbara di Alcanar, dove erano custodite oltre 120 bombole di gas che avrebbero dovuto essere utilizzate per altri attacchi. Ripresosi dopo la deflagrazione, Chemlal ha accettato di collaborare con gli investigatori dei Mossos d’Esquadra, rivela La Repubblica.

“Perché solo Mohamed sapeva chi e quanti uomini fossero all’interno di quella casa al momento dell’esplosione. Solo lui era in grado di ricordare che fossero tre, oltre a lui”, si legge sul quotidiano, “al punto da indirizzare il lavoro della Scientifica tra cumuli di macerie e lamiere di bombole divelte (ne erano state ammassate 120) alla ricerca di ciò che restava di brandelli carbonizzati appartenenti, appunto, a tre corpi diversi. Di cui Mohamed ricorda bene l’identità, tanto da far dire ufficialmente alla Polizia catalana che già ora, nonostante non siano stati ancora completati gli esami del Dna, almeno due dei tre uomini attualmente ricercati, sono sicuramente ciò che resta dei resti umani trovati ad Alcanar.

“Per tre giorni – dice a Repubblica una qualificata fonte di Intelligence – la collaborazione di Mohamed Houli Chemlal è stato uno dei segreti meglio custoditi dall’indagine. Al punto che, per oltre 36 ore, nonostante figurasse tra gli arrestati, non era stata rivelata neppure la sua identità. Ora, quel segreto cade e il giovane martedì, comparirà a Madrid di fronte ai giudici istruttori antiterrorismo dell’Audiencia Nacional assieme agli altri arrestati, perché i suoi verbali di polizia entrino formalmente nel fascicolo dell’indagine sulla strage della Rambla. Con tutto il resto delle evidenze, scientifiche e documentali, che nel frattempo l’indagine di polizia è andata accumulando. Molte. Utili a ricostruire i fili che annodano la cellula ad almeno tre Paesi europei – Francia, Belgio, Svizzera – e a profilare ancor di più e meglio gli ultimi movimenti dei suoi uomini nelle ore precedenti la strage”.

Cosa è emerso dalle indagini

  • Buona parte dei dodici membri della cellula avevano raggiunto il Marocco nella seconda metà del luglio scorso, per farvi ritorno nella prima metà di agosto.
  • Quasi tutti loro sono originari di Mrirt, città di 30 mila abitanti all’interno del Paese.
  • L’ultimo a rientrare in Spagna era stato Driss Oukabir, il fratello maggiore di Moussa, il 13, con un volo proveniente da Tangeri.
  • Mohamed Hychami, 24 anni, uno degli uomini uccisi nella notte tra giovedì e venerdì a Cambrils sull’Audi A3 fermata a un posto di blocco, l’11 agosto era stato in Francia. Sei giorni prima della strage viene registrato il pagamento con la sua carta di credito del pedaggio dell’auto su cui viaggiava sull’autostrada che collega Loret de Mar con Perpignan. Si tratta dell’Audi A3 che poi verrà coinvolta nella sparatoria.
  • L’Imam Essati, ritenuto l’ispiratore della cellula, era stato rinchiuso per due anni, dal 2010 al 2012, nel carcere di Castellon, presso Alcanar. Nel marzo 2016 risiede per tre mesi in Belgio, a Vilvoorde, Comune alle porte di Bruxelles ed enclave islamista da cui sono partiti i maggiori flussi di foreign fighters diretti dal Belgio in Siria.
  • Verso il Belgio, nei giorni precedenti la strage, vengono anche registrate due chiamate dalle utenze telefoniche nella disponibilità della cellula. Di quale rilevanza e a chi rispondano quelle utenze è stato chiesto alle autorità belghe.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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