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Il M5s blandisce il Pd, in attesa della 'rissa' in casa dem

I grillini guardano in casa dem. Poco prima della riunione dei parlamentari Pd al Nazareno dice un big renziano: “oggi ci sarà rissa”, irritato per le aperture di una parte del partito che vorrebbe dialogare con M5s per un governo istituzionale. “Parlano ai ceti politici non certo agli elettori”, il ragionamento dei fedelissimi dell’ex premier faranno muro ad un dialogo con Di Maio.

Il convincimento dei renziani è che M5s-Lega troveranno comunque un accordo, che Di Maio e Salvini faranno i vicepremier in un governo guidato da una figura terza ma per ora non si intravede uno spiraglio nella partita sul governo. Di mezzo c’è il passaggio del 21 aprile quando ci sarà l’assemblea nazionale dem e soprattutto le due elezioni in Molise e Friuli.

L’importanza di Friuli e Molise

Il centrodestra spera di porre un alt a M5s, potendo contare su un candidato civico e su nove liste. In una regione dove però i pentastellati hanno preso il 45%. Berlusconi potrebbe anche fare campagna elettorale a sostegno del candidato centrodestra, considerato che è proprio in quella regione che diventò senatore prima di essere estromesso dal Parlamento.

Nel frattempo occorrerà capire se il Capo dello Stato, al secondo giro di consultazioni, inviterà o meno i duellanti a trovare una soluzione. Il centrodestra si presenterà unito al Colle per ribadire che il perimetro dal quale occorre partire è proprio quello di chi ha vinto il 4 marzo. Il Pd ribadisce di voler fare opposizione, non esclude tra due mesi di sedersi al tavolo per un esecutivo istituzionale con tutti dentro ma al momento la linea è quella del no a fughe in avanti.

Il ruolo di Liberi e uguali

Leu è alla finestra: la strategia è convocare un’assemblea a maggio e chiedere in quella sede al Pd di azzerare tutto per far partire la ricostruzione del centrosinistra. Anche in Liberi e uguali comunque considerano difficile la nascita di un esecutivo istituzionale M5s-Pd-Leu. Per ora è tutto fermo, quindi. “Inutile andare al governo se non potremo cambiare tutto”, dice Di Maio. E anche Salvini è stato chiaro: “Senza numeri e maggioranza forte, niente incarico esplorativo”.

Nella Lega comincia sempre più a rafforzarsi l’idea di mandare avanti Di Maio. “Se vuole fare il premier e hai i numeri ci provi. Venga in Parlamento e trovi una maggioranza”, spiegano molti deputati della Lega. Oggi c’è stata una riunione del gruppo del Carroccio per fare il punto sulle commissioni ma c’è preoccupazione per l’impasse. La situazione è bloccata, ha spiegato ai presenti Giorgetti. Al momento il faccia a faccia tra Salvini e Di Maio non è in agenda, anche perché quest’ultimo “continua – è il ‘refrain’ dei parlamentari del partito di via Bellerio – a porre condizioni, veti e paletti”.

La strategia della Lega

“Per noi non sarebbe neanche male andare all’opposizione con un governo M5s-Pd”, la tesi. Del resto la possibilità di far nascere un esecutivo con un appoggio esterno di FI porterebbe ad una rottura nei rapporti interni alla coalizione. Il leader del Carroccio non punta a questo scenario anche se non ha chiuso al dialogo con i pentastellati. Tanto che il Pd accusa entrambi i partiti ‘vincitori’ alle urne di voler spartirsi un’altra nomina, quella della Commissione varata per il Def. Ci punta il dem Boccia secondo il quale è prassi che ad occupare quel ruolo sia l’ex presidente della Commissione Bilancio nella passata legislatura ma il favorito è il leghista Giorgetti. “A meno che – osserva un esponente del centrodestra – M5s non ci ripensi e punti sul Pd per attuare la politica dei due forni”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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