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Il microbiota, un fondamento della nostra salute

di Federico Giovannini –

Nel primo articolo sul microbiota abbiamo appena sollevato il velo di Maya su questo “nuovo” mondo, e con il secondo abbiamo cercato di compiere dei primi passi, facendo un ipotesi mai fatta da nessuno. Con questo ulteriore articolo cerchiamo di andare più a fondo in questo universo incredibile, cercando fra le informazioni già conosciute per provare a muoverci con più efficacia.

Più l’uomo ha una percezione corretta di se stesso e maggiori saranno le sue possibilità di guarire da una malattia. In altre parole, trovando il senso fisiologico di quella malattia si avrà più possibilità di guarire.

Oggi l’uomo non sa cosa esso sia (sul “chi” sia non ci avventuriamo proprio). La scienza medica ha fatto una gran propaganda del concetto del dna, tanto che l’uomo medio oggi pensa che quasi tutto sia dna, quasi tutta la nostra vita e le nostre malattie siano scritte nel nostro codice genetico. Cosa succederebbe se sapesse che, in realtà, il genoma umano conta circa 30.000 geni, mentre quello del microbiota con cui passeggiamo insieme, ne conta più di 2 milioni?

Nemmeno è molto diffuso il dato che il numero di cellule umane sia molto inferiore (1) alla conta dei microorganismi simbionti. Questa  massa di batteri, virus e funghi (e chissà cos’altro) distribuito in ogni comparto anatomico, ha un peso complessivo più o meno pari a quello del fegato, il più pesante organo umano. Il dato di fatto forse più sconcertante però è che difficilmente, se si va da uno specialista per problemi intestinali, ci verrà raccontato che il nostro problema è di natura microbiologica.

Personalmente sono stato da diversi gastroenterologi, per disturbi digestivi e di natura dispeptica, ma nessuno si è mai preso la briga di rivelarmi questa semplice quanto sconvolgente verità: l’equilibrio del microbiota è il fondamento di una corretta digestione e più in generale della salute tout court.

Tanto per saltare un passaggio e dirne una: caseina e glutine sono proteine indigeribili se non fossero scomposte dalla flora intestinale. Ci dovremmo meravigliare poi delle intolleranze a glutine e latticini, se trattiamo male il nostro microbiota? Darò altri dati su cui sarebbe il caso si facessero le dovute riflessioni. L’intestino tenue non ha ricettori del dolore. Questa sconvolgente realtà dovrebbe far riflettere sul fatto che l’intestino tenue (con il suo microbiota) scarica su altri i suoi problemi. Il colon (intestino crasso) non può certo lavorare bene se gli arriva del cibo mal digerito dalla prima fase, non trovate? A sua volta lo stomaco, con ogni probabilità, soffrirà di un organo a valle “intasato”. Il fegato sarà il primo bersaglio di un intestino permeabile, che lascia passare roba non scomposta come proteine intere e/o addirittura microorganismi completi nel torrente circolatorio. Da un intestino permeabile ci troveremo un fegato ingrossato, perche il fegato, per depurare il sangue dalle tossine, produrrà colesterolo in abbondanza e ci verrà detto che abbiamo una NASH (2) o il cosiddetto “fegato grasso”. Cosa ci dicono invece? Tutt’altro, arrivando a dire che il problema sia di natura contraria, ovvero che è il fegato grasso (che a questo punto non se ne capirebbe la genesi) a produrre un intestino permeabile, e non invece una disbiosi da cui parte il tutto.

E’ il male della medicina moderna, scambiare le cause con gli effetti o agire su un sintomo quando invece è un tentativo di soluzione che il corpo adotta, oppure pensare presuntuosamente che delle sostanze completamente sintetiche possano guarire ciò che è iniziato come un processo naturale.

Un mio caro amico ha problematiche depressive. Si è accorto che assumendo griffonia il suo umore migliora. Perché? Perché – mi dice lui – la griffonia è piena di triptofano, un amminoacido essenziale indispensabile per la sintesi della serotonina (per inciso la serotonina è il precursore della melatonina),noto “ormone della felicità”. Purtroppo, nonostante glielo abbia spiegato, non riesce a fare il passo successivo, ovvero quello di cercare di capire perche sia carente di triptofano e si limita ad assumerne di più. Si è carenti di triptofano (è un amminoacido essenziale e come tale non può essere prodotto ma va assunto con la dieta),non perchè non se ne mangi abbastanza (è per nostra fortuna molto comune) ma perché viene decarbossilato (smontato) in altri composti. Esiste un test che misura i sottoprodotti della decarbossilazione del triptofano nelle urine (scatolo e indicano) che è usato come indicazione di disbiosi intestinale. Una “banale” (non lo è affatto, ma poi vedremo perché ) disbiosi è alla base di poca serotonina e quindi la base organica di stati depressivi e ansiosi (ovviamente ci sono anche cause squisitamente psicologiche ma sono legate a episodi ben individuabili).

Purtroppo il modo di ragionare del mio amico è quello di tutta la medicina occidentale: ti manca qualcosa? Te lo somministro io, non capendo che la nostra carenza non dipende da una dieta spesso identica a quella del mio vicino, perfettamente sano, ma che mangia le stesse cose.

Prendiamo il ferro come esempio. La carenza di ferro continua ad essere il maggiore disordine da deficit nutrizionale che affligge circa due miliardi di persone (3). La “soluzione” nei “protocolli” sono gli integratori di ferro, che non solo sono mal tollerati (o affatto),ma spesso aumentano di poco o niente i nostri livelli di ferro nel sangue. Perchè? Il ferro è uno dei componenti indispensabili del biofilm batterico. Il biofilm è una protezione che i batteri mettono in campo per sopravvivere dagli antibiotici, sostanze chimiche e in particolare dagli altri microorganismi. Purtroppo per noi non solo i batteri “buoni” (i cosi detti probiotici) si proteggono con questi biofilm (lo fanno in particolare i bifidi),ma anche i patogeni rubando il ferro dal cibo ingerito. Più siamo in disbiosi (ovvero in uno stato di squilibrio microbiologico della flora intestinale) e  più il nostro ferro, guarda caso, è basso ovvero più c’è disaccordo e “guerre” all’interno del microbiota e maggiormente saremo pieni di biofilm e carenti di ferro. Una somministrazione orale di ferro è tossica, aggraverà la nostra disbiosi e paradossalmente con essa la carenza di ferro.

Una soluzione al ferro ed emoglobina bassa (dovuta solitamente al ferro basso) è stata proposta (3) per le donne in gravidanza (perche solo per loro, dio solo lo sa).

Si somministra una glicoproteina del latte, la lattoferrina, che “ruba” ferro al biofilm batterico e lo lascia disponibile per il corpo, innalzando cosi i valori di ferro. Basta consultare la tabella IV pag 789 (3) e si vedono chiaramente i risultati dopo appena 30 giorni. Lo studio (del 2008) senza la visione microbiologica del problema ancora brancola nel buio riguardo ai meccanismi di azione della lattoferrina in questo contesto.

La disbiosi è una strategia che mette in campo l’organismo femminile ciclicamente per deprimere il sistema immunitario, in modo che non sia troppo efficiente in certi periodi, altrimenti rigetterebbe un eventuale feto. Le carenze di ferro e conseguentemente di emoglobina invece sono imputate alle mestruazioni, cosa di per se assurda visto che le carenze maggiori di ferro ed emoglobina (alle volte anche letali)  arrivano  in gravidanza quando le mestruazioni non ci sono proprio.

Nel 2007 la dottoressa Anjiu Usman ha presentato una teoria sulle implicazioni della produzione del biofilm da parte di ceppi resistenti di funghi e batteri nei pazienti ASD che hanno disbiosi persistenti al Think Tank del Defeat Autism Now (4).

Sì, avete capito bene, e non è la sola che mette in correlazione l’autismo con l’intestino: anche il ricercatore Paolo Mainardi è convinto della correlazione tra epilessia e disturbi intestinali, e nella sua ricerca si è imbattuto in un caso di autismo in cui ha avuto enormi miglioramenti lavorando sull’intestino (5) (non voglio nemmeno entrare in merito alla polemica sui vaccini, ma i presunti danni intestinali con ogni probabilità riguardano il microbiota e non i tessuti dell’intestino).

Dal protocollo della dottoressa Anjiu Usman a mio avviso si apre un ventaglio di possibilità veramente ampio. Le note resistenze che i batteri stanno sviluppando contro gli antibiotici sono state messe in correlazione con l’uso sempre più massiccio di antibiotici, che finiscono anche nella catena alimentare della carne di allevamento e quindi si assumono comunque piccole quantità dall’alimentazione (che in quest’ottica sono quelle più pericolose). Ma come fanno questi batteri a resistere agli antibiotici una volta efficaci? Mutano la loro struttura? Imparano? O semplicemente si creano una barriera(biofilm)? Stephen Harrod Buhner sostiene nel suo libro (6) l’imminenza del tramonto dell’era degli antibiotici di sintesi, e il ritorno agli antibiotici naturali (detti da lui comunemente “erbe amare”).

Non posso sapere se Harrod Buhner abbia ragione, ma oltre ogni ragionevole dubbio il problema più grande degli antibiotici è che, non solo uccidono (forse) il batterio patogeno oggetto della terapia, ma uccidono anche i probiotici, impoverendo il microbiota non solo quantitativamente ma anche qualitativamente, riducendone la biodiversità (i famosi “antibiotici a largo spettro” sono delle vere e proprie bombe atomiche per microbi) a favore dei funghi. E’ proprio il giusto rapporto di probiotici diversi tra loro che equilibra il resto del microbiota, inibendo la crescita di altri batteri e funghi. I Lactobacilli, per fare un esempio, producono nel loro ciclo vitale le “acidofiline”, che sono un vero e proprio veleno per la candida e per altri microorganismi. Tra le altre cose le acidofiline danneggiano le cellule umane alterate (11),e quindi non si capisce il motivo per non usarle nei tumori, visto che sono sostanze a cui siamo ben abituati, al contrario delle chemio.

Gli antibiotici sono prodotti di funghi con i quali i miceti combattono gli altri microorganismi e si fanno spazio nel loro mondo (ovvero il corpo umano). Noi con gli antibiotici in pratica uccidiamo i primi difensori del nostro corpo da virus e funghi, e non è una bella idea.

Gli antibiotici naturali invece hanno come caratteristica generica comune quella di inibire certi microorganismi, ma di lasciare pressochè inalterata la flora probiotica. Unire l’idea di “smontare” il biofilm prima di una somministrazione di antibiotici naturali (il più possibile mirata al ceppo da colpire),è un idea veramente buona da prendere in considerazione per arrivare alla rimozione o comunque al controllo di un patogeno in maniera più sana, senza devastare il microbiota.

La terza fase descritta dalla dottoressa è anch’essa fondamentale, ovvero quella fase di depurazione che è necessaria dopo la morte cellulare dei patogeni che libera tossine in quantità. Si chiama reazione di Jarisch-Herxheimer (7) ed è particolarmente importante a seguito di terapie volte all’eliminazione della candida. Tramite il biochimico Walter Last sappiamo che la candida è la causa non solo della permeabilità intestinale, ma anche quella del cancro tramite il rilascio di acetaldeide. Sul cancro stendiamo un velo pietoso visto che gli interessi miliardari impediscono di trovare una cura anche se ci fosse (ormai se ne dovrebbe essere accorta anche la casalinga di Voghera),ma anche il semplice concetto di permeabilità intestinale è una cosa molto dura a entrare nei protocolli medici, che continuano a ignorare il problema arrivando a ipotizzare le cosiddette “malattie autoimmuni”, vere e proprie “toppe” scientifiche messe per ignoranza di un fenomeno che ormai si sta, per fortuna, sempre più delineando.

Morbo di Chron e colite ulcerosa vengono curate efficacemente con l’alimentazione da biologi nutrizionisti come Shantih Coro (9)mentre negli ospedali ti vengono a raccontare che l’alimentazione non c’entra nulla , ma come potrebbe essere se la permeabilità e infiammazione è un problema microbiologico e non della solita genetica? (Altro “jolly” usato sovente dalla medicina ufficiale, insieme allo stress per “spiegare” un pò di tutto).

Si potrebbero ideare protocolli di cura dell’intestino a 4 fasi (1 attaccare biofilm, 2 fase antibiotica mirata, 3 fase depurativa, 4 ripopolamento con probiotici su misura e/o nutrimento flora esistente con prebiotici),buoni praticamente per qualunque evenienza, visto che l’intestino è il centro della nostra salute da cui partono processi riparatori e immunologici.

Ci sarebbero anche i virus batteriofagi detti “fagi” (12). Virus che attaccano selettivamente un batterio e uno solo causando lo sterminio di quel ceppo patogeno. Oppure i micovirus che lo fanno nei confronti dei miceti. Pensate per attimo che la causa del tumore sia veramente la candida, e che si riuscisse a sviluppare un micovirus (10) che attaccasse  la candida: una singola pasticca e avremmo finito di penare.

La cosa allucinante è che tutto ciò non è fantascienza, ma dati di fatto che la medicina ufficiale per la maggior parte ignora, sottovaluta o come in tanti e noti casi irride e perseguita.

Che ognuno studi per sè e si salvi da solo, perche qui stanno ancora a somministrarci gli inibitori di pompa protonica, uno dei farmaci più venduti al mondo ma anche più inutili e dannosi.

Federico Giovannini (Fefochip)

(1) Su questo dato ancora c’è disputa tuttavia nessuno mette in discussione che il numero di cellule umane sia inferiore al numero di  microorganismi presenti nel corpo.
(2) Steatosi epatica non alcolica.
(3) http://win.mnlpublimed.com/public/0817A04.pdf
(4) http://www.emergenzautismo.org/content/view/634/48/
(5) https://www.youtube.com/watch?v=mUzjGuzVtHw
(6)https://www.amazon.it/gp/product/888093354X/ref=oh_aui_detailpage_o08_s00?ie=UTF8&psc=1
(7) https://it.wikipedia.org/wiki/Reazione_di_Jarisch-Herxheimer
(8) http://www.labiolca.it/images/stories/docs/effe87.pdf
(9) http://www.shantihcoro.com/
(10) https://hal.archives-ouvertes.fr/hal-00589767/document
(11) http://www.lifeme.it/2016/01/candida-cause-metamedicina-ayuredia-autotest-rimedi-naturali.html
(12) http://www.forumsalute.it/nanoparticelle-fagiche-vettori-contro-il-cancro.html

http://www.luogocomune.net/LC/index.php/21-medicina-salute/4473-il-microbiota-un-fondamento-della-nostra-salute

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