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Il milione di moderni Ciàula che sottoterra ci restano

“E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, nè si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore”.

Chissà se lo sguardo e i sentimenti dei 12 ragazzi tirati fuori dalla grotta thailandese sono stati, venendo alla luce, come quello di Ciàula, il protagonista di una novella in cui Luigi Pirandello raccontava la vita dei ‘carusi’, i ragazzi siciliani che lavoravano sottoterra nelle miniere di zolfo, ovvero “tenebra fangosa delle profonde caverne, ove dietro ogni svolto stava in agguato la morte”.

Una brutta avventura, ora finita

Certo è che se per i dodici ragazzi quella cominciata il 23 giugno scorso è stata una brutta avventura, ma da raccontare un giorno ai figli, così non è per almeno un milione di bambini, di età compresa tra i 5 e i 17 anni, che sottoterra lavorano ogni giorno dell’anno, con il rischio di restarci per sempre se una miniera crolla o esplode. E, se sopravvivono, i danni alla salute sono gravissimi: sovraffaticamento, disturbi respiratori, mal di testa, problemi alle articolazioni, perdita dell’udito e della vista.

Molti muoiono – secondo quel che riporta la ong Child Labor Coalition – e non se ne sa nulla, poiché sulle miniere il monitoraggio delle organizzazioni internazionali è difficile, a differenza di quanto avviene nelle campagne, dove i bambini impiegati in tutto il mondo sono almeno 100 milioni. Asia, Africa, America Latina e perfino in alcune parti d’Europa, afferma la ong, vedono bambini scavare pozzi, frantumare rocce e trasportare oro e, ancora, scavare, raschiare nelle miniere di sale, trasportare e schiacciare grosse pietre nelle cave. 

Una brutta avventura, che non finisce

Lo scorso anno un documentario di Sky News immerse il mondo occidentale nelle miniere di cobalto della Repubblica democratica del Congo, dove bambini di età di sette anni vengono usati per estrarre il minerale necessario a far funzionare gli smartphone e i veicoli elettrici. Compresi quelli della Tesla di Elon Musk (lo stesso che ha inventato il sommergibile per il recupero dei ragazzini thailandesi) messa all’indice con Bmw da Amnesty International per non aver fatto chiarezza sulla provenienza del cobalto che acquistano. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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