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Il ministero di Gesù è un falso storico: le prove

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]Sappiamo dai vangeli che il ministero finale di Gesù avvenne dopo la morte di Giovanni Battista e include gli episodi della Moltiplicazione dei pani e dei pesci e della Camminata sull’acqua. Dopo aver saputo della morte del Battista, Gesù si ritira privatamente in un posto solitario vicino Betsaida, andandoci in barca, da dove poi parla alla folla che l’aveva seguito a piedi dalle altre città, e li sfama tutti con “cinque pani e due pesci” dati da un bambino. Poi i Vangeli presentano l’episodio della camminata sull’acqua, e Gesù che si ritira “verso le parti di Tiro e Sidone” sul Mar Mediterraneo dove avviene l’episodio della figlia della donna Cananea. In seguito Gesù entra nella regione della Decapoli, gruppo di dieci città a sud-est della Galilea, dove avviene il miracolo della guarigione del sordomuto.

In questo tempo, Gesù intraprende il suo ultimo viaggio a Gerusalemme passando per la Samaria, attraverso la Perea e la Giudea fino a Gerusalemme, che comprende la Resurrezione di Lazzaro in Giovanni, dove Gesù riporta in vita Lazzaro di Betania quattro giorni dopo la sua sepoltura, episodio “cruciale” che dà inizio a quella catena di eventi che porterà all’entrata trionfale a Gerusalemme con la folla acclamante, alla decisione di Caifa e del Sinedrio di uccidere Gesù, alla Crocifissione di Gesù.

Il Ministero finale a Gerusalemme inizia con l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, nei primi giorni della settimana che include l’Ultima Cena, e segna il principio della sua Passione. In Luca mentre si avvicina a Gerusalemme, Gesù guarda la città e piange su di essa, preannunciando la sofferenza che l’attende.

Nei tre Vangeli Sinottici, l’entrata a Gerusalemme viene seguita dalla Purificazione del Tempio, dove Gesù caccia i mercanti dal Tempio, accusandoli di aver trasformato il Tempio in un covo di ladri a causa delle loro attività commerciali. Gesù enuncia un discorso sul Monte degli Olivi che viene generalmente considerato come riferentesi alla prossima distruzione del Tempio di Gerusalemme che avverrà nel 68 d.C., insieme alla morte di Anano e di Gesù, chiamato anche Gamala, che abbiamo scoperto essere il Gesù dei vangeli.

Poco dopo la morte di Gesù nel 68 d.C., Flavio Giuseppe parla della morte di Zaccaria da parte degli zeloti e l’evangelista Matteo fa parlare Gesù della morte di Zaccaria che avverrà 35 anni dopo. Gli evangelisti, dopo aver creato una resurrezione carnale di Gesù, facendolo credere morto sotto Pilato quando fu invece salvato dopo essere stato flagellato, retrodatano gli eventi del 68 d.C. e la morte di Gesù che avverrà durante un terremoto descritto dallo storiografo Flavio Giuseppe. Ancora una volta è l’evangelista Matteo che mentre Gesù spirò in croce parla di una forte scossa di terremoto, ma iniziamo a chiederci come fu possibile che Gesù potesse sbaraccare i tavoli dei cambiavalute all’interno del Tempio di Gerusalemme senza che le guardie sacerdotali e i soldati romani intervenissero.

In realtà questo evento avvenne dopo la disfatta di Cestio Gallo nel 67 d.C., quando gli zeloti entrarono nel tempio trovando l’opposizione di Gesù. Lo stesso dicasi per il discorso di Gesù l monte degli ulivi, quando preannunciò la distruzione del Tempio di Gerusalemme e della Città. Gesù cercò di avvisare in più di un’occasione gli zeloti del rischio che le legioni romane avrebbero conquistato Gerusalemme e che l’avrebbero distrutta, lo stesso fece verso gli idumei dall’alto di una torre, con un lunghissimo discorso riportato da Flavio Giuseppe che in Guerra Giudaica IV 241-242 scrisse sugli zeloti:

Sono la feccia e il rifiuto di tutto il paese, che dopo aver divorato ciò che avevano ed esercitato il loro furore nei villaggi e nelle città vicine, alla fine si sono furtivamente introdotti nella città santa; briganti che nella loro insuperabile empietà profanano finanche il pavimento sacro, che ognuno può vedere aggirarsi senz’alcun timore ubriachi nei luoghi santi e intenti a digerire nel loro ventre insaziabile le spoglie delle loro vittime.

La parola briganti viene scritta in greco come Lestai, la stessa che Gesù usa nei confronti degli zeloti nei vangeli di Marco, Matteo e Luca quando attacca il tempio. Paolo di Tarso non parla ne dell’attacco al tempio da parte di Gesù, ne del suo discorso sulla distruzione di Gerusalemme, in quanto in questo periodo tra il 67 ed il 69 d.C., era a Roma dove venne ucciso e quindi non poteva sapere di questi eventi. La resurrezione che inventarono su Gesù, dopo il processo sotto Pilato, era una resurrezione carnale, tanto che Paolo litiga e rischia di essere linciato dai giudei per aver asserito, sotto il procuratore Felice tra il 52 ed il 60, lo stesso dicasi con gli evangelisti, tanto che Gesù mangia, parla e viene visto più volte da tantissime persone, per essere anche toccato da Tommaso che lo toccherà per assicurarsi che sia proprio lui e ancora in vita.

Dal racconto di Flavio Giuseppe in Antichità Giudaiche, possiamo capire che il ministero di Gesù non avvenne, infatti dopo aver parlato della morte del tetrarca Filippo, avvenuta nel 34 d.C., lo storiografo riferisce del tetrarca Antipa che va a casa del fratello Erode, marito di Erodiade, e che si mette d’accordo con quest’ultima in segreto per sposarsi:

Intanto ebbe luogo una lite tra Areta re di Petra ed Erode; cercherò di raccontarne l’origine. Il tetrarca Erode aveva sposato la figlia di Areta e già da molto tempo viveva con lei. Nel viaggio che fece a Roma, albergò presso Erode suo fratello, nato da una madre diversa, cioè la figlia di Simone sommo sacerdote. Il tetrarca si invaghì di Erodiade, moglie di suo fratello, lei era figlia del loro fratello Aristobulo e sorella di Agrippa il Grande, e osò parlarle di matrimonio; lei accettò, e convennero che tornando da Roma sarebbe passata da lui; tra queste convenzioni v’era pure quella che egli licenziasse la figlia di Areta. Concluso l’accordo, egli navigò verso Roma. Compiuti gli affari che aveva a Roma, la moglie di lui, informata minutamente dei patti tra lui ed Erodiade, senza che lui fosse a conoscenza che a lei era gia noto tutto, chiese di andare a Macheronte, posto ai confini tra gli stati di Erode e di Areta, senza svelarne il motivo. Erode, persuaso che ella nulla sapesse, acconsentì. Tempo prima lei aveva disposto ogni cosa e inviato messi al Macheronte, che in quel tempo era soggetto a suo padre, sicché allestito tutto l’occorrente per il viaggio di lei dal governatore, lei era pronta a partire per l’Arabia e non appena arrivò passò da un governatore all’altro che provvedevano al trasporto. Così giunse presto da suo padre e gli disse quello che Erode progettava di fare. Areta partì di qui per una querela. C’era anche una lite a proposito del distretto di Gabala, e da una parte e dall’altra vi era stata la rassegna dei soldati, ed ora erano in guerra, ma essi mandavano altri come comandasti invece di andare essi stessi. Nella battaglia che ne seguì, l’esercito di Erode era distrutto quando alcuni fuorusciti venuti dalla tetrarchia di Filippo si unirono all’esercito di Erode e tradirono. Erode inviò un resoconto di questi eventi a Tiberio, il quale, sdegnato dall’arroganza di Areta, ingiunse a Vitellio di marciare contro di lui, inviarglielo in catene, qualora lo catturasse vivo, e, se morto, mandargli la testa. Queste furono le istruzioni che Tiberio inviò al governatore della Siria. Ma ad alcuni Giudei parve che la rovina dell’esercito di Erode fosse una vendetta divina, e di certo una vendetta giusta per la maniera con cui si era comportato verso Giovanni soprannominato Battista. Erode infatti aveva ucciso quest’uomo buono che esortava i Giudei a una vita corretta, alla pratica della giustizia reciproca, alla pietà verso Dio, e così facendo si disponessero al battesimo; a suo modo di vedere questo rappresentava un preliminare necessario se il battesimo doveva rendere gradito a Dio. Essi non dovevano servirsene per guadagnare il perdono di qualsiasi peccato commesso, ma come di una consacrazione del corpo insinuando che l’anima fosse già purificata da una condotta corretta. Quando altri si affollavano intorno a lui perché con i suoi sermoni erano giunti al più alto grado, Erode si allarmò. Una eloquenza che sugli uomini aveva effetti così grandi, poteva portare a qualche forma di sedizione, poiché pareva che volessero essere guidati da Giovanni in qualunque cosa facessero. Erode, perciò, decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse a una sollevazione, piuttosto che aspettare uno sconvolgimento e trovarsi in una situazione così difficile da pentirsene. A motivo dei sospetti di Erode, (Giovanni) fu portato in catene nel Macheronte, la fortezza che abbiamo menzionato precedentemente, e quivi fu messo a morte. Ma il verdetto dei Giudei fu che la rovina dell’esercito di Erode fu una vendetta di Giovanni, nel senso che Dio giudicò bene infliggere un tale rovescio a Erode.

Nel libro Cristo il Romano, dimostriamo che l’Erode senza nome, marito di Erodiade, era proprio Gesù, figlio di Maria, figlia di Simone Boeto. In questa famiglia ritroviamo tutti i personaggi dei vangeli, Marta, Lazzaro, Nicodemo, Giuseppe, Giacomo ecc, legati oltre che dalla casata Boeto, anche dall’epiteto Giusto, come nel caso di Nicodemo, Giacomo, Giuseppe barsabba, lo stesso Gesù e tanti altri. Ma quello che ora ci interessa è sapere che la parte finale del ministero di Gesù avvenne dopo la morte di Giovanni Battista, che avvenne alla fine del 35 d.C., facendo sì che il ministero di Gesù risulti un’invenzione. Facciamo i conti, il tetrarca Filippo muore nel 34, a questo punto Antipa va da Erodiade, poi a Roma da Tiberio e quando torna sposa Erodiade, come affermato nel vangelo di Luca, ed è a questo punto che Giovanni Battista attacca verbalmente Antipa. Poi viene imprigionato, trascorrendo dei mesi in prigione e solo dopo la sua morte, a questo punto verso la fine del 35, Gesù iniziò il suo ministero. Da notare che Pilato a Marzo del 36 verrà mandato a Roma sostituito dal procuratore Marcello, e quindi quando avvenne il processo sotto Pilato a Pasqua se Pilato nella Pasqua del 36 non era a Roma? Da notare che abbiamo ritrovato tutti i personaggi menzionati durante il ministero di Gesù, ancora in vita durante la prima guerra giudaica del 70, quando Gesù venne ucciso, Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea, Maria e Marta Boeto figlie di Nicodemo, Longino che trafigge uno zelota al fianco come il centurione con Gesù nel vangelo di Giovanni, Flavio Giuseppe che trova a Tekoa tre crocifissi, di cui uno un suo carissimo amico, e che chiede il permesso a Tito di prendere i loro corpi, Dema ancora in vita con Paolo di Tarso, oltre che a Gesù che muore nel 68 durante un terremoto e la morte di Zaccaria e la distruzione del tempio che avverranno in questo periodo raccontate in maniera profetica da Gesù nei vangeli. Il libro Cristo il Romano, ed il prossimo dove sveleremo la nascita del cristianesimo. stanno catturando l’attenzione in Italia e all’estero da parte di tantissime persone. Leggete le recensioni di chi ha letto il libro su macrolibrarsi e vedete cosa scrivono.

Per l’acquisto del libro:

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Alessandro De Angelis, scrittore, ricercatore di antropologia delle religioni

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