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Il mito del caos morale laico

Di Sam Harris –

Non si può criticare a lungo il dogmatismo religioso senza imbattersi nella seguente affermazione, proclamata come se fosse un fatto evidente della natura: non esiste una base laica per la moralità. Secondo questa logica, stuprare e uccidere bambini può essere sbagliato soltanto se c’è un Dio che dice che è sbagliato. Altrimenti, giusto e sbagliato sarebbero mere costruzioni della società, e ogni società sarebbe libera di decidere che stuprare e uccidere bambini è in realtà un piacevole trastullo familiare. Nell’assenza di Dio, John Wayne Gacy potrebbe essere una persona migliore di Albert Schweitzer, se solo più persone fossero d’accordo con lui.

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E’ semplicemente sorprendente quanto sia diffusa questa paura di un “caos morale laico”, data la quantità di errori, sulla moralità e sulla natura umana, che bisogna fare per metterla in moto nel cervello di una persona. Senza dubbio c’è molto da dire contro il falso legame tra fede e morale, ma i seguenti tre punti dovrebbero bastare.

1. Se un libro come la Bibbia fosse l’unico fondamento affidabile per la moralità umana a nostra disposizione, sarebbe impossibile (sia sul piano logico che su quello pratico) criticare questo libro in termini morali. Invece è straordinariamente facile criticare la moralità che si trova nella Bibbia, in quanto la maggior parte di essa è semplicemente aberrante e incompatibile con una società civile. La nozione che la Bibbia sia una guida perfetta per la moralità è davvero sorprendente, dato il contenuto del libro. Il sacrificio umano, il genocidio, la schiavitù, e la misoginia vengono regolarmente celebrati. Naturalmente, il consiglio dato da Dio ai genitori è semplice e tranquillizzante: ogni volta che i nostri figli vanno un po’ sopra le righe, dovremmo picchiarli con un bastone (Proverbi 13:24, 20:30, e 23:13-14). Se sono così maleducati da risponderci, dovremmo ucciderli (Esodo 21:15, Levitico 20:9, Deuteronomio 21:18-21, Marco 7:9-13, Matteo 15:4-7). Dobbiamo anche lapidare a morte le persone per eresia, adulterio, omosessualità, lavorare di sabato, venerare raffigurazioni divine [graven images], praticare stregoneria, e una vasta gamma di altri crimini immaginari.

La maggior parte dei cristiani immaginano che Gesù abbia posto fine a tutta questa barbarie e ci abbia consegnato una dottrina di puro amore e tolleranza. Non è così. (Vedi Matteo 5:18-19, Luca 16:17, 2 Timothy 3:16, 2 Pietro 20-21, Giovanni 7:19). Chiunque creda che Gesù abbia insegnato solo la Regola d’Oro e l’amore per il prossimo dovrebbe rileggere il Nuovo Testamento. E dovrebbe fare particolare attenzione al grande esempio di moralità che sarà sotto gli occhi di tutti se Gesù mai ritornerà sulla Terra davanti a nuvole di gloria (ad es. 2 Tessalonesi 1:7-9, 2:8; Ebrei 10:28-29; 2 Pietro 3:7; e tutta l’Apocalisse).

Non è un caso che S. Tommaso D’Aquino pensasse che gli eretici andassero uccisi e S. Agostino pensasse che andassero torturati. (Chiedetevi: quali sono le probabilità che questi eccellenti studiosi della Chiesa non avessero letto il Nuovo Testamento abbastanza attentamente da scoprire di essere in errore?). Come fonte di moralità oggettiva, la Bibbia è uno dei libri peggiori che abbiamo. Potrebbe benissimo essere il peggiore, se non avessimo anche il Corano.

E’ importante notare che siamo noi a decidere che cosa è buono nella Bibbia: noi leggiamo la Regola d’Oro e la giudichiamo essere un brillante distillato di molti nostri impulsi etici; poi leggiamo che una donna che venga scoperta non vergine al matrimonio deve essere lapidata a morte, e (se siamo persone civili) decidiamo che questa è la più vile follia che si possa immaginare. Il criterio primario sono quindi le nostre intuizioni etiche. Per cui la scelta davanti a noi è semplice: possiamo avere una conversazione degna del ventesimo secolo sull’etica — avvalendoci di tutti gli argomenti e di tutta la conoscenza scientifica che abbiamo accumulato negli ultimi 2000 anni di discorsi umani — oppure possiamo confinarci da soli in una conversazione degna del primo secolo, quale è preservata nella Bibbia.

2. Se la religione fosse necessaria per la moralità, dovrebbe esserci qualche evidenza che gli atei sono meno morali dei credenti.

Le persone di fede sostengono regolarmente che l’ateismo è responsabile per alcuni dei crimini più sconcertanti del ventesimo secolo. Forse gli atei sono davvero meno morali dei credenti? Mentre è vero che i regimi di Hitler, Stalin, Mao e Pol Pot furono irreligiosi in grado variabile, tuttavia non erano particolarmente razionali. [Erano profondamente dogmatici e quindi, in un senso molto importante, religiosi. NdM]

Anzi, i loro discorsi pubblici erano poco più che deliri allucinati — deliri sulla razza, sull’economia, sull’identità, sul percorso della storia, sui pericoli morali dell’intellettualismo. Sotto molti aspetti, la religione fu direttamente incolpabile anche di questo. Considerate l’Olocausto: l’antisemitismo che costruì i crematori nazisti, mattone dopo mattone, fu un’eredità diretta del cristianesimo medievale. Per secoli, gli europei cristiani avevano considerato gli ebrei come la peggior specie di eretici e avevano attribuito ogni male della società alla loro presenza continuata tra i fedeli.

Sebbene l’odio verso gli ebrei in Germania si sia espresso in un modo prevalentemente laico, le sue radici furono indubbiamente religiose — e la demonizzazione esplicitamente religiosa degli ebrei d’Europa continuò per tutto il periodo. (Lo stesso Vaticano perpetuò le ingiurie razziste nei suoi giornali fino al 1914.) Auschwitz, i Gulag, e i campi di concentramento non sono esempi di cosa succede quando la gente diventa troppo critica verso credenze ingiustificate; al contrario, questi errori testimoniano i pericoli di non riflettere abbastanza criticamente su specifiche ideologie laiche. Inutile dirlo, produrre un’argomentazione razionale contro la fede religiosa non equivale ad abbracciare ciecamente l’ateismo come fosse un dogma. Il problema che l’ateo espone non è altro che il problema del dogma stesso — di cui ogni religione ha una quantità fin troppo grande. Non conosco alcuna società a memoria d’uomo che abbia mai sofferto perché il suo popolo è diventato troppo ragionevole.

Secondo il rapporto sullo sviluppo umano delle Nazioni Unite (2005), le società più atee — paesi come Norvegia, Islanda, Australia, Canada, Svezia, Svizzera, Belgio, Giappone, Olanda, Danimarca e regno unito — sono anche quelle più sane e in salute, come indicano le stime su aspettativa di vita, livello di istruzione, guadagno pro capite, uguaglianza tra i sessi, tasso di omicidi e mortalità infantile. Al contrario, le 50 nazioni oggi classificate nei posti più bassi dalle Nazioni Unite in termini di sviluppo umano sono saldamente religiose. Naturalmente, questo tipo di dati correlativi non dicono in che direzione vada il nesso di causa — credere in Dio può produrre una disfunzione sociale, una disfunzione sociale può alimentare una credenza in Dio, ogni fattore potrebbe abilitare l’altro, o entrambi potrebbero nascere da qualche fonte più profonda di problemi. Lasciando da parte le questioni di causa ed effetto, questi fatti provano che l’ateismo è perfettamente compatibile con le aspirazioni di base di una società civile; provano anche, in modo definitivo, che la fede religiosa non fa nulla per assicurare la salute di una società.

3. Se la religione fornisse davvero l’unica base oggettiva concepibile per la moralità, dovrebbe essere impossibile porre una base oggettiva non teistica per la moralità. Ma non è impossibile, anzi è molto facile.

Chiaramente, riusciamo a pensare a fonti oggettive di ordine morale che non richiedano l’esistenza di un Dio che dà le leggi. In La Fine Della Fede, ho sostenuto che le questioni morali sono in realtà questioni di felicità e sofferenza. Se esistono modi di vivere che accrescono o diminuiscono oggettivamente la felicità complessiva su questo mondo, allora queste sarebbero verità morali oggettive. Non possiamo sapere in anticipo se saremo mai nella posizione di scoprire queste verità e di essere d’accordo su di esse (e questo è vero per tutte le questioni di fatti scientifici). Ma se esistono leggi psicofisiche che determinano il benessere umano — e perché non dovrebbero esserci? — allora queste leggi si possono potenzialmente scoprire. La conoscenza di queste leggi fornirebbe una base durevole per una moralità oggettiva. Nel frattempo, tutto ciò che sappiamo dell’esperienza umana suggerisce che l’amore è migliore dell’odio per lo scopo di vivere felicemente su questo mondo. Questa è un’affermazione oggettiva sulla mente umana, sulla dinamica delle relazioni sociali, e sull’ordine morale del nostro mondo. Sebbene non abbiamo niente di simile a un approccio scientifico definitivo per massimizzare la felicità umana, credo si possa dire con sicurezza che stuprare e uccidere bambini non sarà uno dei suoi costituenti primari.

Una delle più grandi sfide che la civiltà nel ventunesimo secolo si trova a fronteggiare è che gli esseri umani imparino a discutere le questioni personali più profonde e che stanno loro più a cuore — sull’etica, sull’esperienza spirituale, sull’inevitabilità della sofferenza umana — in modi che non siano prepotentemente irrazionali. Niente ostacola questo progetto più del rispetto che noi accordiamo alla fede religiosa. Dottrine religiose incompatibili hanno frazionato la nostra società in comunità morali separate, e queste divisioni sono divenute una fonte continuata di conflitti umani. L’idea che ci sia un legame necessario tra la fede religiosa e la moralità è uno dei miti principali che mantengono la religione in buona posizione tra uomini e donne altrimenti ragionevoli. Eppure è un mito che si può demolire facilmente.

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