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Il mondo messo in pericolo dai leggins

Sergio Calzone- Era già successo tant’anni fa con la minigonna. Ora, “Veronica Partridge, blogger cristiana, ha detto addio ai leggings, colpevoli di far venire “pensieri sporchi” agli uomini” notizia pubblicata dalla nostra testata.

Il mondo trae un sospiro di sollievo: la saggia moglie americana dà a tutte le svergognate del mondo una lezione, non soltanto di morale, ma di armonia sociale! E sente la necessità (pudore non dovrebbe fare una qualche rima con riservatezza?) di rivelarlo urbi et orbi attraverso il solito blog.

Ricordo bene quando le minigonna impazzava e si attribuivano a lei gli stupri, mentre qualche voce inascoltata affermava: «In sostanza, chi mi violenta non soltanto mi insudicia la vita, ma mi impone anche come vestirmi!»

Ora, che la signora Partridge decida di vestirsi in altro modo sarebbero soltanto affari suoi: al limite, nemmeno di suo marito, ma, ripeto, soltanto suoi. Che il Qatar vieti i leggins alle turiste può sorprendere soltanto un ingenuo e ha pure una sua logica, anche se non è quella occidentale. Che anche le scuole americane li mettano al bando è invece già più significativo.

Ma non è questione di leggins o non leggins: la questione è altra. È il patetico tentativo di addossare alle vittime la responsabilità dei colpevoli. In Italia ne sappiamo qualcosa da lungo tempo: chi ha qualche anno in più ricorderà forse un caso che fece scalpore, quando, dopo una violenza che costrinse una ragazza a compiere sesso orale sul suo aggressore, il processo finì per mettere sotto accusa proprio la vittima.

L’avvocato difensore dello pseudo-uomo che aveva compiuto quel gesto spregevole, arrivò a sostenere il consentimento della ragazza, “in quanto sarebbe bastato un piccolo morso, un morsettino, per porre fine alla costrizione”: è difficile decidere se considerare più infame l’atto o il tentativo di scusarlo!

Naturalmente, non si sta qui sostenendo la tesi che le donne (o anche gli uomini, perché no?) dovrebbero andare in giro mezze/i nude/i.

È sufficiente guardare con occhio disincantato le esibizione delle cosiddette “celebrità” dello spettacolo, per rendersi conto che vi è prevalente un abbondante uso del cattivo gusto, riguardo al vestiario o, meglio, alla mancanza di vestiario.

Perché, in realtà, nelle situazioni-limite dei red carpets, è il business a spogliare attrici, cantanti e farfallone varie, alla disperata ricerca di una visibilità che ci si ostina a credere legata alla “trasgressione”, mentre non vi è più nulla di trasgressivo nel ripetere piuttosto stancamente riti ormai consolidati dai decenni.

L’idea che un paio di leggings possano far venire “pensieri sporchi” agli uomini è tanto patetica, quanto culturalmente limitata.

Si può desiderare una donna per una particolare curvatura della bocca, per una certa tonalità della voce, per un modo di muovere le dita delle mani, per il palpito della gola quando ride, per il taglio ferino degli occhi, per l’apparentemente sfrontata forma del naso: Mrs Partridge suggerirebbe, in questo caso, l’uso del niqab oppure, tanto per essere certi, del burka, il niqab potendo “far venire “pensieri sporchi” agli uomini” attraverso uno sguardo splendido?

È ben vero che vi è una folta categoria di maschi che giudicano una donna dall’abito, limitando, di fatto, la sua libertà di vestirsi come le pare, ma i “pensieri sporchi” di costoro sono, per così dire, “cronici”: sono associati all’idea di “femmina”, di “preda”, secondo una tipologia che è stata perfettamente analizzata da Erich Fromm nel suo mai troppo lodato Avere o essere.

Non c’è bisogno di ricordare che la malizia, i “pensieri sporchi” sono sempre negli occhi di chi guarda e le donne diventano complici (e quindi, secondo la mentalità bigotta, colpevoli) soltanto se abbandonano il semplice buon gusto. Si può discutere all’infinito se un paio di leggings appartengano o meno al cattivo gusto: molto sta nel grado di cultura di chi esprime il giudizio.

Li si possono indossare con l’allegra leggerezza di una sedicenne o con la consapevole e, in fondo, greve intenzionalità di una trentenne, ma le donne più eccitanti che colui che scrive ha conosciuto in vita sua non avevano affatto bisogno di essere volgari, per sconvolgere i sensi di un uomo.

http://www.articolotre.com/2015/01/il-mondo-messo-in-pericolo-dai-leggins/

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