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Il motivo per cui in Sicilia e Sardegna non circolano le Frecce di Fs (di nessun colore)

Chissà se Gianfranco Battisti e Gianluigi Vittorio Castelli, ad e presidente di Ferrovie dello Stato di fresca nomina, decideranno di partire dalle isole per segnare il cambiamento anche nella politica della mobilità annunciata due settimane fa dal ministro dei Trasporti Toninelli? “Ora la barra si sposta sui treni regionali e sui pendolari in termini di sicurezza e di qualità dei loro spostamenti. E in tutto questo la ‘cura del ferro’ ha un ruolo fondamentale”, aveva postato (su Facebook) il responsabile delle infrastrutture annunciando l’azzeramento del Cda e la nomina dei nuovi vertici di piazzale della Croce Rossa.

Perché le isole? Perché in Sicilia e Sardegna non ci sono Frecce, di nessun colore, tanti pendolari e qualche treno regionale non in buonissima forma, a leggere i commenti dei pendolari sui social, ma nessuna Freccia, zero alta velocità. Non è una novità, forse. Ma sulle isole le Frecce non ci sono e non possono esserci. Lampante la grafica pubblicizzata in questo periodo anche sulla rivista di bordo. Al Sud le Frecce si fermano, nessuna tratta isolana.

Basta poi andare sul sito di Trenitalia e provare a prenotare un viaggio in treno da Roma verso Villa San Giovanni, qualora volessimo attraversare lo Stretto di Messina per qualche giorno di vacanza in zona grigia. I treni Frecciargento, ovvero quelli più veloci disponibili al Sud, in tutta la giornata sono soltanto due: alle 07:22 del mattino e alle 17:25, ed entrambi ci mettono circa 5 ore, questo ovviamente se abbiamo la possibilità economica di poterci permettere un viaggio più comodo, altrimenti la discesa verso la punta della Calabria potrebbe rivelarsi, come spesso accade, una vera epopea della durata anche di quasi 12 ore utilizzando i treni regionali con tre cambi.

Puglia, Basilicata, Calabria, nemmeno a dirlo, Sicilia e Sardegna, sono anche totalmente ignorate da Italo, il competitor di Ntv.

Per quanto riguarda le due isole, la Sardegna ha risolto il problema circa 10 anni fa, quando grazie all’investimento della spagnola Talco viaggiano sui binari 5 “pendolini” diesel ad alta velocità che percorrono la Cagliari-Sassari in poco più di due ore.

Il caso Sicilia

In Sicilia invece la situazione è diversa, sull’isola i binari sono percorsi al massimo da Intercity, per far viaggiare treni più moderni servirebbe un aiuto della Regione per la modernizzazione dei binari. Ovviamente le promesse della politica e le prospettive proposte di flussi inesauribili di centinaia di milioni di euro che dovrebbero arrivare dall’Europa o dal Governo per i lavori, si rivelano puntualmente buchi nell’acqua.

Ce lo conferma il fatto che nel 2018, mentre nel resto di Italia si parla di tratte a velocissima percorribilità che permetterebbero di sfrecciare da un lato all’altro dello stivale con enorme semplicità, in Sicilia per lunghi tratti (fondamentali per la funzionalità del servizio) ancora si viaggia su binario unico. Questo è uno dei problemi principali che rende impossibile la viabilità dei treni sull’isola.

Oggi su @repubblica Strade colabrodo, pochi treni, aerei cari: il benvenuto della Sicilia ai turisti https://t.co/g8p3K89mtl (e su Rep:)

— la Repubblica (@repubblica) 29 luglio 2018

Binario unico vuol dire, di fatto, che quelle tratte sono rimaste praticamente ai tempi della costruzione della ferrovia. Il problema è enorme. Un treno regionale “veloce” per percorrere la Messina-Palermo in 9 fermate impiega più di tre ore, un concetto di veloce molto molto relativo; il doppio binario permetterebbe di aumentare la velocità dei treni di circa 20 Km orari, che ridurrebbe sensibilmente il tempo di percorrenza della tratta. In Sicilia sui 1379 km totali di rete ferroviaria, solo 180 dispongono del doppio binario, vuol dire che l’87% delle volte che si sale su un treno siciliano si ha la possibilità di viaggiare su un binario unico.

Le tre dorsali principali non sono adeguatamente moderne, e finché queste tratte non verranno completate difficilmente anche in Sicilia potrà intervenire un’azienda estera per partecipare alle gare d’appalto come successo con gli spagnoli in Sardegna. Difficile che il governo giallo-verde riesca a produrre cambiamento senza importanti investimenti delle amministrazioni locali.

Caro ministro @DaniloToninelli quando lo facciamo un giretto in #Sicilia o al #Sud in generale..Sa ancheNoi vorremmo evitare di inquinare Ambiente e risparmiare soldi x la Benzina, lasciando le macchine x i #treni ,ma ad oggi (2018)nn ne abbiamo possibilità #CambiamentoQuando ?? https://t.co/jHZnt9xfOi

— Francesco P79 (@francescofp79) 28 luglio 2018

Il Comitato Pendolari Siciliani ha monitorato la settimana dal 24 al 31 luglio della Siracusa-Catania, in 7 giorni sono stati accumulati 900 minuti di ritardi. Un’enormità di tempo. Secondo il loro coordinatore, Giosuè Malaponti, l’altro grosso problema della viabilità ferroviaria è quello della continuità territoriale con l’Italia, tema sul quale, dice, il neo Governatore Musumeci si sta molto impegnando. Ma il malumore nei confronti di Roma e delle Ferrovie dello Stato è tanto. Sebbene, come abbiamo detto, le ragioni di tanta arretratezza risiedono negli scarsi investimenti regionali.

Pendolari ‘avvelenati’

“L’ultima vergogna del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane nei confronti dei Siciliani e della Sicilia”, ha dichiarato giorni fa Malaponti. “È da ieri, lunedì 23 luglio 2018, che le Ferrovie dello Stato hanno pensato bene di avvicinare la Sicilia al resto d’Italia con un nuovo collegamento bus operato da Busitalia, del gruppo FSI, da Cosenza(7.45) a Lamezia Terme aeroporto(8.35) a Messina(11.15) con arrivo previsto a Catania alle 12.45, per poi ripartire da Catania(12.55) verso Messina(14.20) a Lamezia Terme aeroporto (16.40) per fare ritorno a Cosenza alle 17.50. A questa assurda stranezza si aggiunge la beffa di far traghettare i bus non con il servizio offerto da Rete Ferroviaria Italiana ma affidandosi alle navi traghetto del privato”. Ancora: “Una cura del ferro acclarata dal ministro Lupi prima e dal ministro Delrio dopo che doveva curare definitivamente quell’anemia ferroviaria e infrastrutturale che attanaglia la Sicilia da anni ma da una cura di cavallo del “ferro” qualcun altro nel gruppo FSI ha pensato bene di iniziare a curarla con la “gomma” forse magari per cancellare tutte quelle promesse infrastrutturali fatte in questi ultimi anni dai governi nazionali e rimaste solo a binario morto”.

Treni d’epoca in Sicilia, tre tratte tra itinerari culturali e laboratori del gusto https://t.co/OFmbqWA1uG pic.twitter.com/orZobRNRBO

— Slow Food Palermo (@slowfoodpalermo) 28 luglio 2018

Un treno, al momento, per essere caricato e attraversare lo stretto ci mette più di due ore. Per garantire la continuità non serve per forza un ponte, basterebbe un investimento per l’utilizzo di navi bidirezionali, capaci di ospitare interamente un treno senza doverlo spezzettare in Calabria e riallineare in Sicilia. Al momento quindi l’abitudine, per chiunque voglia raggiungere l’isola è quello di scendere dal treno a Villa San Giovanni e imbarcarsi a piedi. Continuità all’italiana. Scendi e ringrazia che c’è una nave che ti da un passaggio. Il giro di denaro poi, tra studi, progetti e lavori dai tempi biblici (quando si ha la fortuna di vederli partire i lavori, esistono progetti che aspettano di veder posta la prima pietra dal 2011) fa accapponare la pelle. Denaro versato e mai utilizzato, progetti studiati, pagati e mai realizzati, stanziamenti arrivati per lavori mai partiti.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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