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"Il Mullah Omar e' morto nel 2013". Tra i talebani lotta per la successione

(AGI) – Roma, 29 lug. – Imprendibile, inseguito da una taglia di 10 milioni di dollari, leggendario, quasi una figura surreale nel racconto della sua fuga da Baghran (nel sud dell’Afghanistan, in quella provincia di Helmand divenuta roccaforte della ribellione alla Coalizione occidentale) nel 2002, una beffa per gli americani che stavano per braccarlo: il mullah Omar ha concluso la propria vita in un letto, (probabilmente in un ospedale di Karachi) malato di tubercolosi, nell’aprile del 2013, due anni dopo la morte del suo mentore Osama bin Laden, avvenuta anche questa in Pakistan, nel covo di Abbottabad. L’ultima sua apparizione in pubblico risale al 2001, prima che gli Stati Uniti facessero cadere il governo talebano. Per il resto nulla di piu’ e’ noto di una morte che, secondo l’intelligence afghana, e’ avvenuta in “circostanze misteriose”. Ma e’ piu’ “credibile” di altre volte in cui il capo talebano e’ stato dato per spacciato se a definirla tale e’ stata perfino la Casa Bianca. La notizia arriva in vista della seconda tornata di colloqui di pace in programma venerdi’ a Islamabad, a tre mesi da quella biografia di fonte talebana che lo descriveva “vivo e in buona salute” e a pochi giorni da un comunicato in cui lo stesso Omar sottolineava la necessita’ di avviare un negoziato con Kabul. “La notizia e’ stata diffusa proprio ora: si cerca di indebolire la posizione negoziale dei talebani”, ha affermato un ufficiale anonimo ma ben informato dell’Isaf. La morte del mullah si potrebbe trasformare in un colpo significativo alla guerriglia talebana, dilaniata da lotte intestine e seriamente insidiata dall’avanzata dell’Isis, in Asia. “I colloqui e i preparativi per il secondo round del dialogo di pace in Afghanistan continuano”, ha assicurato un portavoce presidenziale. Secondo un membro dell’Alto consiglio di pace afghano, il secondo round di colloqui si terra’ probabilmente venerdi’ in Pakistan, cosi’ come la prima tornata. E’ arduo, pero’, risolvere il problema della leadership talebana in due giorni. “Siamo a un crocevia”, ha sottolineato un autorevole comandante militare anonimo, “e servira’ tempo”. Una fazione vorrebbe uno dei figli di Omar alla guida del movimento mentre altri preferiscono che le redini siano prese da Akhtar Mohammad Mansour, capo politico che finora ha sostenuto il processo di pace. (AGI) .
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