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Il nemico numero uno di Trump è una startup di 100 anni (e con 24 milioni). Il caso Aclu

Negli Stati Uniti è nata una startup che ha quasi 100 anni. Si tratta dell’Aclu (American Civil Liberties Union) l’organizzazione non governativa per i diritti civili in America. Il 31 gennaio è stata ammessa a uno dei programmi di accelerazione d’impresa più prestigiosi al mondo: Y-Combinator di Paul Graham. Graham considerato da molti il Re Mida della digital economy mondiale. Dai suoi programmi di accelerazione, cominicati nel 2005 a Mountain View, California, sono nati e cresciuti colossi come Aibnb, Dropbox e Reddit. 

Come spendere bene 24 milioni di dollari

La decisione ha spiazzato molti ed è la prima volta che un’associazione entra in un programma di accelerazione. L’Aclu è in prima linea in queste settimane contro i provvedimenti anti immigrazione di del neo presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Gli attivisti hanno raccolto nell’ultimo mese circa 24 milioni di dollari. Soldi che serviranno a supportare le inziative dell’associazione. Ma che meritano un piano di investimenti accurato per essere efficaci. E Y-Combinator si è offerta di supportarla con il suo team di mentor che cercheranno di dare dritte su come attrarre talenti nell’associazione, come investire i soldi raccolti in tecnologia e mettere su un modello di raccolta fondi efficiente. 

 

La crescita di Aclu dopo l’elezione di Trump

L’Aclu è ben lontana dall’essere una startup. Non come la intendiamo noi. Ma Y-Combinator non sembra soltanto voler seguire le tendenze anti trumpiane della Silicon Valley, che pur condivide in toto. L’Aclu cresce. La sua raccolta fondi cresce. E lo stesso Paul Grahm nella sua definizione di startup, diventata un classico dell’economia digitale, dice che “una startup è solo un business che dimostra di essere scalabile“. Di crescere bene sul mercato. A prescindere dal prodotto, dall’età o dal suo modello. L’importante è che dimostri di poter scalare. E l’Aclu dopo l’elezione di Trump sta scalando rapidamente nella sua raccolta fondi. 

Le battaglie di Aclu in 97 anni di attività 

Negli ultimi 100 anni (lì’associazione è stata fondata nel 1920) l’Aclu si è distinta in numerose battaglie per i diritti civili. 

  • Nel 1925 convinse l’allora presidente John T. Scopes a sfidare in tribunale la legge del Tennessee contro la teoria dell’evoluzione. Ma perse la causa.
     
  • Nel 1941, poco prima dell’attacco di Pearl Harbor,  si è opposta al trasferimento forzato di cittadini americani di origine giapponese.
     
  • Nel 1973 fu la prima grande organizzazione a chiedere l’impeachment del Presidente Richard M. Nixon, motivando la richiesta con le violazioni delle libertà civili da parte dell’amministrazione nello scandalo Watergate.
     
  • Nel 1977 fece causa ad un comune dell’Illinois contro l’applicazione di tre ordinanze comunali che proibivano parate e manifestazioni neonaziste.
     
  • Nel 2003 si è dichiarata apertamente contro l’USA PATRIOT Act e le leggi sul rafforzamento del controllo di polizia e dell’intelligence passate in risposta alla minaccia del terrorismo voluta dall’amministrazione Bush.

 

Lo scorso 29 gennaio il giudice federale Ann Connelly di Brooklyn aveva accolto un ricorso dell’Aclu stabilendo che rimandare nel paese di provenienza le persone colpite dal divieto avrebbe potuto causare danni irreparabili alla loro persona, sospendendo l’ordine voluto da Trump. Un successo, in una storia costellata da battaglie vinte, e molte perse.

Come è nata l’associazione, e la battaglia per i diritti di anarchici e comunisti

L’associazione nasce poco prima del coinvoglimento degli Usa nella Prima guerra mondiale. Anni caratterizzati da operazioni di polizia ordinate dalle istituzioni statunitensi per arrestare persone sospettate di essere comunisti e anarchici. Erano gli anni che hanno visto tra le vittime della giustizia americana i due anarchici italiani Ferdinando Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Nel 1920 un gruppo di attivisti per i diritti civili cominciò a occuparsi dei diritti degli accusati di cospirazionismo di sinistra. Il loro leader era Roger Baldwin, sociologo, laureato ad Harvard, che ha guidato l’associazione per 30 anni. 

I 24 milioni raccolti, in maniera del tutto inaspettata per gli attivisti, serviranno a concentrare le energie durante il mandato del tycoon, al quale sono decisi a dare battaglia sulle limitazioni delle libertà personali. Come un po’ tutti i big della Silicon Valley hanno deciso di fare, molti di loro impegnandosi in prima persone e con le loro aziende come i capi di Starbucks, Google e Airbnb.

“Aclu oggi è più importante che mai”

“L’Aclu è sempre stata importante per la storia americana, ma in questo momento lo è ancora di piu'”. ha detto in una nota ufficiale Y-Combinator, pubblicata su Medium. L’associazione non dovrà spostarsi in California dove Y-Combinator ha sede per seguire il programma di accelerazione, ma potrà rimanere a New York dove l’acceleratore guidato oggi da Sam Altman. Da dove potrà vigilare da vicino le politiche di Trump. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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