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Il nodo disuguaglianze

Articolo di Antonio Panzeri “I dati sono drammatici: aumenbtano i super ricchi e cresce la povertà (Unità 23.3.14)

“”l World Economic Forum di Davos in Svizzera gran pèarte del meeting si è focalizzato sul tema delle disuguaglianze. Anche Obama, nel discorso sullo stato dell’Unione, si è concentrato sullo stesso tema, e Papa Francesco organizzerà a breve un incontro internazionale ad alto livello. Vari sondaggi a livello europeo e statunitense, dimostrano come l’opinione pubblica sia sempre più preoccupata e chieda di sapere al più presto cosa i governi intendono fare. A Davos si è presentato uno studio che evidenzia come gli 85 individui più ricchi del mondo possiedano tanto quanto 3.5 miliardi di persone «classificate» come povere. Sono numeri impressionanti, che evidenziano come la disuguaglianza racchiuda la sintesi di tre fattori: l’aumento dei super ricchi, l’aumento della povertà, la stagnazione del potere d’acquisto della classe media. In alcuni Paesi, e l’Italia non è ancora tra questi, la discussione è iniziata, in particolare sull’aumento della povertà.
Siamo tutti consci che politiche di governo intelligenti potrebbero ridurre efficacemente la povertà in molti Paesi. Viceversa, il grande problema della stagnazione della classe media, che vede coinvolto anche da noi un numero rilevante di persone, non trova al momento il giusto spazio di discussione e dunque di azione.
Il potere d’acquisto si riduce, i redditi ristagnano e i trend generati dall’avvento delle nuove tecnologie da una parte, e alcuni effetti della globalizzazione dall’altra, come ad esempio l’out sourcing di attività verso Paesi con basso costo del lavoro e nessuna regola, hanno già creato e ancora creeranno seri problemi per l’occupazione. In un recentissimo libro, «The second machine age», si sostiene che sia con la rivoluzione industriale che con la prima rivoluzione informatica, la tecnologia è stata utilizzata per creare sistemi che miglioravano la forza muscolare umana e la capacità di controllo dei processi produttivi. Il controllo umano è un fattore cruciale per ogni fase del cammino fatto fino ad ora nell’ ambito dell’innovazione. Pensate a una fabbrica dove migliaia di lavoratori, capisquadra, manager, tutti insieme hanno contribuito alla produzione di un prodotto.
Nella seconda età della macchina, sostengono gli autori, si sta iniziando ad automatizzare le attività definite cognitive, vale a dire il controllo di un processo produttivo. Le macchine stanno sostituendo il controllo umano e la relativa capacità cognitiva, per prendere anche decisioni in forma indipendente. E l’effetto sarà drammaticamente aggravato a causa della disponibilità di nuove tecnologie. Il risultato è che si avrà bisogno di sempre meno persone impiegate nella forza lavoro. Lo si può vedere già oggi con alcuni numeri: General Motors, quando era una delle più grandi aziende del mondo, impiegava circa 600.000 dipendenti. Apple, che è oggi una delle più grandi aziende del mondo, ne impiega circa 50.000. Se si guarda il bicchiere mezzo pieno è fuori di dubbio che l’abbondanza di progresso tecnologico e di dinamismo economico potranno portare grandi vantaggi ad esempio per la riduzione della povertà e per il miglioramento dell’assistenza sanitaria. Ma se si guarda il bicchiere mezzo vuoto, va detto invece che parecchi posti di lavoro in Occidente presto saranno a rischio. Su questo punto, per noi cruciale, al momento purtroppo non ci sono nuove idee. Siamo però convinti che argomenti di questa portata possano essere affrontati solo a livello continentale. Per questo è forte l’auspicio che con la campagna elettorale per le europee i temi della disuguaglianza e dell’occupazione vengano posti al centro della discussione dei progressisti, ovviamente allo scopo di proporre soluzioni sostenibili e convincenti.””

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