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Il Paese incivile: sui diritti e’ tutto fermo da dieci anni

Diritti civiliDue articoli di Paola Zanca “Il Paese incivile” e di Luca De Carolis “Così fan gli altri Europa e Usa, dove il progresso c’è” (Fatto Quotidiano 5.1.14)

“”L’unica volta che ci si era avvicinato, era riuscito perfino a portare a casa un risultato storico: con un decreto, addio per sempre alla distinzione tra figli nati dentro e fuori dal matrimonio. Ma per il governo Letta, sul tema dei diritti civili, doveva ancora arrivare la grana Renzi e i suoi “trattiamo con chi ci sta”. O meglio, dopo le toppe al bilancio, a Palazzo Chigi doveva ancora capitare la sventura di trovarsi di fronte ai buchi di civiltà. Non che fosse un imprevisto: dalle unioni civili al divorzio, dalla fecondazione assistita al testamento biologico, dall’omofobia allo ius soli, quando si è trattato di assicurare la possibilità di piena realizzazione delle libertà individuali, lo Stato italiano si è dimostrato sempre più ingombrante del solito. Ecco come siamo messi, nel Paese in cui non sembra mai il momento buono per cambiare registro.

( Leggi anche il successivo articolo di Luca De Carolis)
Pacs, Dico, Cus e niente piùL’accidentato percorso dei contratti tra persone che vivono stabilmente insieme si avvicina a festeggiare il suo ottavo compleanno. E oggi, alcuni parlamentari sono ancora lì a tentare di rimediare al tentativo fallito dal governo Prodi di regolamentare il settore delle unioni di fatto. In Parlamento ci sono una serie di proposte depositate, da quella dei Pd Andrea Marcucci e Luigi Man-coni, a quella di Alessia Petra-glia (Sel) fino alle proposte del Nuovo centrodestra (Giovanardi) e di Forza Italia (Alberti Casellati). Non si tratta di un riconoscimento sociale e simbolico: il patto tra conviventi serve soprattutto in momenti difficili come la malattia o la morte. Sulle varie proposte (se ne contano 8) si sta valutando l’esame congiunto in commissione al Senato. Il presidente Nitto Palma ha chiesto al Pd di “conoscere l’orientamento definitivo del gruppo”. Ha risposto Giuseppe Lumia: “Da un lato va considerata l’opportunità di disciplinare la condizione delle coppie di fatto – si legge nel resoconto – dall’altro occorre valutare se vi siano le condizioni per l’estensione in favore delle coppie composte da persone dello stesso sesso”. Spiega che bisogna confrontarsi con l’esecutivo. Chiarisce Lucio Barani di Gal: sui matrimoni omosessuali esiste “una maggioranza numerica in Commissione che non corrisponde a quella che sostiene attualmente l’azione di governo”. Il centrodestra conferma. “La Commissione prende atto”. E rimanda a fine gennaio.
Se ti lascio non ti cancelloLa legge è ferma al 1970. E anche qui sono dieci anni che si cerca di portare l’intervallo obbligatorio tra separazione e divorzio da 3 anni a 1. Ma niente da fare. Ora, a Montecitorio, ci riprovano il 5 Stelle Alfonso Bonafede e la Pd Alessandra Moretti. Se ne discuterà in commissione Giustizia, sperando sia la volta buona.
La fuga delle provette – Anche la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, quest’anno ne compie dieci. In mezzo c’è un referendum (senza quorum) e una serie di sentenze della Corte Costituzionale. Adesso è la deputata Pd Michela Marzano a tentare di mettere fine al calvario di migliaia di coppie in cerca di un figlio. L’obiettivo – già sollecitato dalla Consulta – è quello di stabilire che “la regola di fondo” è “la autonomia e la responsabilità del medico, che, con il consenso del paziente, opera le necessarie scelte professionali”. Sono loro, e non qualche centinaio di parlamentari, a dover stabilire il numero di impianti necessari, la tempistica, le diagnosi da fare se il problema non è l’infertilità ma una malattia genetica. Visto che in Italia non si può, solo nel 2011 sono 4 mila le coppie fuggite all’estero. Rosetta e Walter hanno scelto di restare qui a combattere contro una legge ingiusta. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato lo Stato italiano a risarcirli per danni morali.
Il testamento di Marino – Ci vorrà – ahinoi – un altro caso Englaro o un altro Welby per rimettersi a parlare di fine vita e di testamento biologico. Il documento del comitato nazionale di bioetica porta di nuovo la data di dieci anni fa, il 2003. Già allora di parlava di Dat, la dichiarazione anticipata di trattamento. Ma al Senato la proposta che porta la firma di Ignazio Marino (nel frattempo diventato sindaco di Roma) è ancora lì che si dimena tra i pareri delle commissioni.
La cicogna non parla straniero – Tutto fermo anche in materia di cittadinanza ai figli degli stranieri nati in Italia. Gli autorevolissimi appelli – da Napolitano in giù – sono rimasti nei cassetti. Ci sono una quindicina di proposte depositate in commissione, compresa quella del Cinque Stelle Giorgio Sorial: prevede uno ius soli temperato, dove la cittadinanza si acquista se si è nati da almeno un genitore straniero residente legalmente in Italia da non meno di tre anni. Per Grillo però una legge del genere non può non passare da un referendum popolare: “Una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del Paese – ha detto a maggio – non può essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente”.
L’articolo di Luca De Carolis “Così fan gli altri. Europa e Usa, dove il progresso c’è

Dalla Francia dei Pacs alla Spagna dove i matrimoni gay sono legali da otto anni. È l’Europa dei diritti, quelli che in Italia sono ancora un miraggio. Lontanissimo, anche guardando le norme “conquistate” negli Stati Uniti.
FRANCIA – È il paese dei Pacs, patti civili di solidarietà, istituiti con una legge del 1999. Il patto è un contratto che regola la convivenza tra due persone, anche dello stesso sesso. Prevede molte tutele: dai giorni di congedo dal lavoro in caso di malattia o morte del convivente, alla pensione di reversibilità e al diritto di lasciare eredità al partner. I conviventi devono impegnarsi a una vita in comune e garantirsi reciproco aiuto materiale. Il patto non dà diritto all’adozione, possibile invece per i single. La legge francese regola anche la convivenza, ma con diritti molto più limitati rispetto ai Pacs. Nell’aprile scorso, l’Assemblea nazionale ha dato il via libera ai matrimoni gay, tra le proteste di associazioni cattoliche ed estrema destra. Alcuni sindaci hanno fatto ricorso alla Consulta, che l’ha respinto: nessun primo cittadino può rifiutarsi di celebrare matrimoni omosessuali. Divorzio: se la separazione è consensuale, per ottenerlo bastano dai 3 ai 9 mesi. Immigrazione: il sistema francese prevede due tipi principali di permesso di soggiorno. Il primo, temporaneo, dura un anno; il secondo, decennale e rinnovabile, può essere richiesto da chi abbia la residenza da almeno 5 anni e abbia sottoscritto il contratto di accoglienza e integrazione, che prevede corsi di lingua e di formazione civica. Chi chiede il ricongiungimento familiare deve avere risorse pari almeno al salario minimo garantito e deve dimostrare il legame di parentela con il test sul dna.
GERMANIA – In Germania le unioni civili sono previste solo per persone dello stesso sesso, tramite la “convivenza registrata”, istituita nel 2001. Prevede grande parte dei diritti previsti dal matrimonio, tra cui la possibilità di scegliere lo stesso cognome del coniuge, il diritto alla pensione di reversibilità e alla successione ereditaria, il permesso di immigrazione per il partner straniero. Non è concessa l’adozione congiunta, ma si possono adottare i figli del convivente. Dopo un anno di separazione, scatta automaticamente il divorzio. In luglio la Germania ha semplificato le norme per l’immigrazione di lavoratori qualificati, di cui ha gran bisogno, velocizzando le procedure per i visti. Ma non si è mai dotata di un meccanismo per regolarizzare la posizione di gran parte degli immigrati. Ottenere la cittadinanza rimane difficile.
SPAGNA – È uno dei paesi più cattolici del mondo, eppure nel 2005 ha legalizzato i matrimoni gay, con una modifica al codice civile. In Spagna si possono celebrare anche matrimoni omosessuali tra stranieri, a patto che almeno uno dei due futuri coniugi abbia ottenuto la residenza nel paese. Undici regioni su 17 riconoscono le coppie di fatto. La prima è stata la Catalogna, nel 1998, con una legge che prevede la responsabilità solidale per le spese domestiche e per alcuni debiti. Per il divorzio consensuale bastano dai 2 ai 4 mesi. È allo studio una legge per consentire di sbrigare tutto davanti a un notaio. Immigrazione: sono previsti permessi di permanenza temporanea fino a 90 giorni. Può richiedere di rimanere a tempo indeterminato chi soggiorni nel paese da almeno 5 anni. Non è indispensabile ottenere il permesso di soggiorno prima di cominciare a svolgere un’attività lavorativa.
STATI UNITI – L’istituto del matrimonio è regolato in via autonoma da ciascuno Stato. Nel complesso, sono 18 gli stati americani che consentono i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il primo, nel 2004, è stato il Massachusetts. In molti altri stati i matrimoni omosessuali sono espressamente vietati. Alcuni di questi prevedono le unioni civili. Le adozioni da parte di coppie omosessuali sono consentite in dieci Stati. Nello scorso giugno, la Corte Suprema ha stabilito che i matrimoni omosessuali (contratti dove sono permessi) hanno valore legale in tutti gli Usa. Nel paese con il più alto tasso di divorzi del mondo, ci si può separare in tempi brevi. Ma anche in questo caso le norme variano da Stato a Stato. Immigrazione: negli Stati Uniti vige il principio dello ius soli. Chiunque nasca sul suolo americano acquisisce la cittadinanza, automatica anche per chi è nato all’estero ma da almeno un genitore cittadino statunitense. Il miraggio di molti stranieri è la green card, permesso di lavoro che di fatto dà anche la residenza.

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