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Il Papa ai giovani, "non fatevi rubare il futuro"

CdV, 22 lug. – Il mondo ha bisogno di “costruttori di ponti per spezzare la logica della divisione, del rifiuto, della paura gli uni degli altri” e a mettersi al “servizio dei poveri”. Lo scrive Papa Francesco nella prefazione ad un libro su Madre Teresa ‘Amiamo chi non e’ amato’, nel quale la Emi ha raccolto due inediti interventi di Madre Teresa nel 1973, pronunciati a Milano in occasione dell’incontro con giovani e religiose. Nel testo Francesco invita i giovani ad “affrontate con coraggio la vita, che e’ dono di Dio” e a “non farsi rubare il futuro che e’ nelle loro mani”. Nel libro Madre Teresa – che Francesco proclamera’ santa il prossimo 4 settembre – afferma che la “malattia piu’ grave non e’ la lebbra o la tubercolosi, ma la solitudine. Questa e’ la causa di tanti disordini, divisioni e guerre che oggi ci affliggono”. 
Il Papa esorta a non trascura la famiglia. E’ qui – scrive – che “impariamo da mamma e da papa’ a sorriderci, a perdonarci, accoglierci, sacrificarci gli uni per gli altri, donare senza pretendere nulla in cambio, pregare e soffrire insieme, gioire e aiutarci reciprocamente”, come ci invita Madre Teresa. 

“C’e’ un’espressione di Madre Teresa” scrive il Pontefice, “che vorrei facesse da sfondo alla mia riflessione: ‘Noi non siamo una Ong. Le Ong lavorano per un progetto; noi lavoriamo per Qualcuno’. Percio’, anch’io ripeto spesso che la Chiesa non e’ una Ong, perche’ lavora per Cristo e per i poveri nei quali vive Cristo, ci tende la mano, invoca aiuto, chiede il nostro sguardo misericordioso, la nostra tenerezza. Rileggendo queste pagine ho pensato di raccogliere alcune riflessioni attorno a cinque parole. La prima parola e’ preghiera. Madre Teresa ci invita instancabilmente ad attingere alla fonte dell’Amore, Gesu’ crocifisso e risorto, presente nel sacramento dell’Eucaristia, per poi avere la forza di soccorrerlo nei piu’ poveri tra i poveri, con il cuore pieno di gioia. Madre Teresa iniziava la sua giornata partecipando alla Santa Messa e la chiudeva con l’adorazione a Gesu’ Sacramento, Amore infinito. Cosi’, diventa possibile trasformare il lavoro in preghiera”. (AGI) 
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