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Il Papa in Paraguay: la corruzione e' la cancrena di un popolo

(AGI) – Asuncion, 11 lug. – “La corruzione e’ la cancrena di un popolo”. Papa Francesco lo ha gridato questa sera a Assuncion, nel suo inconro con la societa’ civile del Paragauy. E poi ha aggiunto: “la cosa peggiore che uno potra’ fare uscendo da qui e’ dire: il Papa ce l’aveva con quello o quell’altro e non capire che invece le cose erano dette proprio per lui”. Questo duro monito il Papa lo ha radicato nella realta’ particolarissima di questo paese uscito con molte ferite dalla dittatura militare, che qui si e’ protratta assai piu’ che nei paesi confinanti. Le sofferenze patite dall’intera nazione e l’attuale non facile cammino verso una democrazia compiuta hanno richiamato alla mente del gesuita Jorge Mario Bergoglio il sacrificio dei suoi confratelli che nel ‘600 si sacrificarono per tentare di evitare la strage degli indigeni guarany. Per questo popolo fragile avevano costruito le cosidette “Riduciones”, citta’ protette dove poterono sviluppare pacificamente un cammino di crescita che pur ispirato al Vangelo non snaturava le loro tradizioni. Nell’incontro di stasera con i rappresentanti della societa’ civile Il Papa ha definito questa “esperienza” come “una delle piu’ interessanti di evangelizzazione e di organizzazione sociale della storia”. In esse, ha ricordato, “il Vangelo era l’anima e la vita di comunita’ dove non c’era fame, ne’ disoccupazione, ne’ analfabetismo ne’ oppressione”. Ed oggi? Se il vescovo incaricato della pastorale sociale, monsignor Adalberto Martinez Flores, ordinario militare e Segretario della Conferenza Episcopale del Paraguay gli ha detto pubblicamente, introducendo il botta e risposta del Pontefice con i rappresentanti delle associazioni, che “il Paraguay ha bisogno urgente di riforme democratiche”, Francesco, anche qui come in Ecuador e Bolivia, si e’ mostrato piu’ ottimista e fiducioso della Chiesa locale, e ha lodato “la quantita’ e la varieta’ delle associazioni che sono impegnate nella costruzione di un Paraguay sempre migliore e piu’ prospero”. “Vi vedo – ha detto riferendosi alla presenza di etnie e appartenenze politiche e culturali diverse – come una grande orchestra, ognuno con la sua peculiarita’ e la propria ricchezza, ma cercando l’armonia finale”. Secondo Francesco, “questo e’ cio’ che conta”. Infatti, “Le autentiche culture non sono chiuse in se’ stesse, ma sono chiamate ad incontrarsi con altre culture e creare nuove realta’. “Un incontro – ha scandito il Papa – che sappia riconoscere che la diversita’ non solo e’ buona: e’ necessaria”. “Le autentiche culture non sono chiuse in se’ stesse, ma sono chiamate ad incontrarsi con altre culture e creare nuove realta’. Senza questo presupposto essenziale, senza questa base di fraternita’ sara’ molto difficile giungere al dialogo. Se qualcuno considera che ci sono persone, culture, situazioni di seconda, terza o quarta categoria… qualcosa di sicuro andra’ male, perche’ manca semplicemente il minimo, il riconoscimento della dignita’ dell’altro”. Dunque, ha esortato Papa Francesco, bisogna “accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo” perche’ “l’unita’ e’ superiore al conflitto”, ma bisogna cercare “l’unita’ non rompe le differenze, ma le vive in comunione attraverso la solidarieta’ e la comprensione. Cercando di capire le ragioni dell’altro, la sua esperienza, i suoi desideri, potremo vedere che in gran parte sono aspirazioni comuni”. “Questa – ha spiegato – e’ la base dell’incontro: siamo tutti fratelli, figli dello stesso Padre celeste, e ciascuno con la propria cultura, la propria lingua, le proprie tradizioni, ha molto da offrire alla comunita’”. “Fraternita’, giustizia e pace- pero’ – non possono essere nominalismi, vanno realizzati concretamente”. “Nel suo intervento, Francesco ha citato il poeta Carlos Miguel Gimeneez: “Sogno un paradiso senza guerra tra fratelli, ricco di uomini sani di anima e cuore… e un Dio che benedice la sua nuova ascensione”. “Si’, Dio e’ la garanzia della nostra dignita’ di uomini”, ha poi concluso chiedendo amate la vostra Patria, i vostri concittadini, e soprattutto amate i piu’ poveri. Cosi’ sarete davanti al mondo una testimonianza che un altro modello di sviluppo e’ possibile. Sono convinto che avete la piu’ grande forza che esiste: la vostra umanita’, la vostra fede, il vostro amore”. Proprio l’esperienza delle “Reduciones” dimostra secondo il Papa “e’ possibile creare le condizioni affinche’ tutti abbiano accesso ai beni necessari, senza che nessuno sia escluso”. Francesco ne e’ sicuro: “una societa’ piu’ umana e’ possibile anche oggi, quando c’e’ amore per l’uomo, e volonta’ di servirlo”. Dunque, un messaggio di speranza che ha rivolto ai rappresentanti della societa’ civile del Paraguay. (AGI) .
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