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Il Papa: le divisioni nella storia della Chiesa sono frutto di superbia

Il Papa all'udienza(©La Presse) Il Papa all’udienza.

Iacopo Scaramuzzi –
città del vaticano –

La storia della Chiesa è segnata da divisioni, “separazioni gravi e dolorose”, lacerazioni, che possono avere le ragioni più diverse (divergenze dogmatiche o pastorali, motivi politici, scontri personali),  ma dietro le quali ci sono sempre “la superbia e l’egoismo”. Così Papa Francesco all’udienza generale in piazza San Pietro. Jorge Mario Bergoglio, che per l’occasione si è allontanato per la prima volta dai lavori del sinodo straordinario in corso in Vaticano  (5-19 ottobre), ha peraltro chiesto ai fedeli che riempivano piazza San Pietro di pregare per l’assise e per le famiglie “spesso ferite e provate”.

 

Il Papa argentino ha proseguito un ciclo di catechesi sul “popolo di Dio”, soffermandosi, questa settimana, sul fatto che “ci sono tanti fratelli che condividono con noi la fede in Cristo, ma che appartengono ad altre confessioni o a tradizioni differenti dalla nostra. Molti si sono rassegnati a questa divisione – anche nella nostra Chiesa cattolica si sono rassegnati – che nel corso della storia è stata spesso causa di conflitti e di sofferenze, anche di guerre, eh! Questa è una vergogna! Anche oggi i rapporti non sono sempre improntati al rispetto e alla cordialità… Ma, mi domando: noi, come ci poniamo di fronte a tutto questo? Siamo anche noi rassegnati, se non addirittura indifferenti a questa divisione? Oppure crediamo fermamente che si possa e si debba camminare nella direzione della riconciliazione e della piena comunione?”. Le divisioni tra i cristiani – ha proseguito Jorge Mario Bergoglio – “mentre feriscono la Chiesa, feriscono Cristo, e noi divisi facciamo una ferita a Cristo”. Durante il suo cammino nella storia, ha proseguito il Papa, “la Chiesa è tentata dal maligno, che cerca di dividerla, e purtroppo è stata segnata da separazioni gravi e dolorose. Sono divisioni che a volte si sono protratte a lungo nel tempo, fino ad oggi,  per cui risulta ormai difficile ricostruirne tutte le motivazioni e soprattutto trovare delle possibili soluzioni. Le ragioni che hanno portato alle fratture e alle separazioni possono essere le più diverse: dalle divergenze su principi dogmatici e morali e su concezioni teologiche e pastorali differenti, ai motivi politici e di convenienza, fino agli scontri dovuti ad antipatie e ambizioni personali… Quello che è certo – è la conclusione del ragionamento del Papa – è che, in un modo o nell’altro, dietro queste lacerazioni ci sono sempre la superbia e l’egoismo, che sono causa di ogni disaccordo e che ci rendono intolleranti, incapaci di ascoltare e di accettare chi ha una visione o una posizione diversa dalla nostra”.

 

 

Di fronte a queste divisioni, “non deve mancare la preghiera” e, inoltre, il Signore “ci chiede di non chiuderci al dialogo e all’incontro, ma di cogliere tutto ciò che di valido e di positivo ci viene offerto anche da chi la pensa diversamente da noi o si pone su posizioni differenti. Ci chiede di non fissare lo sguardo su ciò che ci divide, ma piuttosto su quello che ci unisce, cercando di meglio conoscere e amare Gesù e di condividere la ricchezza del suo amore. E questo comporta concretamente l’adesione alla verità, insieme con la capacità di perdonarsi, di sentirsi parte della stessa famiglia cristiana, di considerarsi l’uno un dono per l’altro e fare insieme tante cose buone, tante opere di carità”.

 

 

In tutte le “comunità”, ha insistito il Papa, “ci sono bravi teologi: che loro discutano, che loro cerchino la verità teologica perché è un dovere, ma noi camminiamo insieme, pregando l’uno per l’altro e facendo opere di carità. E così facciamo la comunione in cammino. Questo si chiama ecumenismo spirituale: camminare il cammino della vita tutti insieme nella nostra fede, in Gesù Cristo il Signore”. Poi un ricordo personale: “Si dice che non si deve parlare di cose personali, ma non resisto alla tentazione. Stiamo parlando di comunione … comunione tra noi. Ed oggi, io sono tanto grato al Signore perché oggi sono 70 anni che ho fatto la Prima Comunione. Ma fare la Prima Comunione – ha proseguito Bergoglio tra gli applausi – tutti noi dobbiamo sapere che significa entrare in comunione con gli altri, in comunione con i fratelli della nostra Chiesa, ma anche in comunione con tutti quelli che appartengono a comunità diverse ma credono in Gesù”.

Jorge Mario Bergoglio ha lasciato i padri sinodali per presiedere l’udienza ma, al momento dei saluti in lingua francese, ha invitato i fedeli a pregare per il sinodo: “E’ un momento importante della vita della Chiesa, come anche per il sostegno alle nostre famiglie spesso ferite e provate in molti modi. Che Dio vi benedica e che benedica le vostre famiglie!”. All’inizio dell’udienza, Bergoglio ha fatto salire due bambini sulla jeep con la quale ha fatto il giro della piazza per salutare i fedeli. A conclusione dell’udienza, il Papa, tra l’altro, i promotori della Giornata Europea per la donazione di Organi, a conclusione dell’udienza generale in piazza San Pietro, auspicando “che con questa forma peculiare di testimonianza di amore al prossimo si salvaguardi la certezza della morte del donatore e vengano evitati abusi, traffici e compravendita”.

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