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Il Papato promuove la proprietà collettiva ed il furto?

Il Vaticano e i Gesuiti, i veri costruttori di questa Riduzione Gesuitica Benecomunista Europea, che diventerà, con il TTIP, una Riduzione Gesuitica Benecomunista EuroAmericana, stanno oramai eradicando ogni possibile alternativa indipendente, eretica e/o protestante, da tutti i paesi Occidentali. Il piano prevede una società comunista basata sulle riduzioni gesuitiche del Paraguay (“Cosi’ ogni riduzione formava una comunita’ compatta di indiani cristiani diretta dai missionari, con una certa organizzazione teocratica e comunista” recita il sito rivoluzionario vatican.va), ove la proprietà privata (la proprietà dei subalterni, non dei pochi ricchissimi che possiedono il mondo) si ridurrà sempre più, e dove aumenteranno i “beni comuni” da ridistribuire ai poveri e ai disgraziati, come ripeteva sempre Benedetto XVI. Il piano Eurogesuitico prevede la distruzione dei diritti del lavoro salariato, l’aumento dello sfruttamento e del lavoro flessibile e precario, la deflazione salariale e l’aumento conseguente della povertà, il tutto contemporaneo al massiccio ingresso di immigrati clandestini e di profughi. Tutta questa nuova massa di poveri dovrà quindi essere assistita in qualche modo. E in questa gabbia dell’euro, dei vincoli di bilancio e della flexicurity bergogliana (“Coniugare flessibilità e stabilità” disse Francesco), la sempre minore ricchezza da ridistribuire dovrà essere sottratta per forza alla classe media e a coloro che si sono comprati casa dopo 20 anni di mutuo (nel frattempo i veri super-ricchi del Vaticano hanno dove nascondere i loro denari); il tutto mentre i consumi ristagnano, le aziende chiudono e gli imprenditori si suicidano. Capite bene che alla fine resteranno solo masse di poveri meticci sradicati, sottoccupati, oppure intensamente sfruttati per pochi euro (la flessibilità), ai quali verrà erogato qualche “bene comune” ed un reddito di sopravvivenza associato ad un corsetto di formazione propedeutico al successivo lavoro flessibile (la stabilità), contrapposti ad una ricchissima aristocrazia gesuitica che ci dirà quanto è bello esser poverelli, e che governerà dall’alto di una Banca Centrale, al fine anche di reprimere ogni “egoismo consumista” dei sudditi. Il piano prevede la scomparsa della classe media e la formazione di un gregge multietnico impoverito, che sarà facilmente dominabile dall’élite al potere. Possiamo definire questo trend di impoverimento anche come “decrescita felice”, e le sue origini possiamo farle risalire all’anarcogesuitico Ivan Illich. Il processo di mescolamento razziale e meticciato sradicato è però riconducibile al piano di Kalergi, l’ideatore del progetto dellEuropa Unita, il quale non era un genio del male solitario, ma era ben collegato con l’élite cattolica del tempo, avendo studiato al collegio Theresianum, un collegio fondato a Vienna dai gesuiti, i quali lo acquistarono dalla cattolica Maria Teresa d’Austria; il collegio in seguito venne dato in gestione ai Piaristi e, dopo la rivoluzione del 1848 l’Imperatore cattolico Francesco Giuseppe I d’Austria lo mise sotto regolazione pubblica e permise la frequenza dei corsi anche ai borghesi. Al Theresianum studiò anche il malvagio e antisemita padre generale dei gesuiti Wlodimir Ledóchowski.  
A questa massa multietnica impoverita verrà infine dispensata la nuova religione ecumenica new age del “siamo tutti uno” di Theilard de Chardin.

 

La Chiesa Cattolica è adesso in prima linea nell’accogliere gli immigrati clandestini e i profughi, e nel fornire loro cibo, alloggio e vestiario, attraverso lo stato assistenziale straccione della Caritas, procurando loro anche permessi falsi, come possiamo leggere ad esempio in questo articolo:

 

 

E‘ interessante che, in questo frangente, anche il Papa gesuita Bergoglio ci dica che dobbiamo accogliere tutti gli immigrati

 

 

Dopo questo preambolo vi lascio adesso al lavoro di Richard Bennett che, da un punto di vista autenticamente cristiano (non cattolico romano), vi parlerà della promozione del furto della proprietà privata portata avanti dal papato (nella figura di Benedetto XVI), dal titolo

 

 

 

 

 

 

 

Caro amico,
abbiamo già esaminato la prima parte della prima enciclica di Papa Benedetto XVI, “Dio è amore”. Era immediatamente evidente che Benedetto XVI non conosce né il Dio della Bibbia né il Suo Evangelo. In questa nuova nostra pubblicazione intitolata: “Il Papa promuove la proprietà collettiva ed il furto”, tratteremo del pensiero che costituisce la base della seconda parte dell’enciclica di Benedetto.

Una comprensione biblica dell’economia è uno dei doni che Dio ci ha dato per sostenerci, sia credenti che non-credenti. I principi dell’economia biblica sono un tesoro che, se fedelmente applicati, possono garantire alla società stabilità e benessere. Il Papa attuale, come i suoi predecessori, negano in modo flagrante il diritto alla proprietà privata e i principi biblici di base dell’economia perché ha promuove espressamente il principio cattolico-romano della “destinazione universale dei beni” (1). Il popolo di Dio deve prendere coscienza di questi fatti e degli esempi che comportano. Una cattiva gestione degli oltre 2 milioni di dollari dei contribuenti negli USA e il prestare aiuto a immigranti clandestini a trovarvi illegalmente rifugio, sono solo due degli esempi che derivano da questo modo di pensare. In gioco sono i mezzi di sussistenza di milioni di persone e la sinistra schiavitù di molti cattolici nel nome del cosiddetto “stato assistenziale”..

Vostro in Cristo Gesù, Richard Bennett

 

Il Papato promuove la proprietà collettiva ed il furto?

L’attuale papa, Benedetto XVI e il suo sistema vaticano, insegna che la proprietà privata non è personale come tale, ma appartiene a tutto il popolo. Il suo predecessore, Giovanni Paolo II affermava: “Il diritto alla proprietà privata è valido e necessario, ma non annulla il valore di tale principio: su di essa, infatti, grava «un’ipoteca sociale», cioè vi si riconosce, come qualità intrinseca, una funzione sociale, fondata e giustificata precisamente sul principio della destinazione universale dei beni” (2). Il principio della “destinazione universale dei beni” è chiaramente osservato in ciò che sostiene il presente papa nella seconda parte della sua lettera enciclica “Deus Caritas Est” (Dio è amore) (3).

Benedetto sostiene senza riserve il principio della proprietà universale di tutti i beni, incarnato negli insegnamenti di Leone XIII, Pio XI, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II (4). La frase “tutti i beni” include non solo i beni che si trovano in natura, anche quelli che sono frutto di produzione. Come aveva affermato Giovanni Paolo II: “In ogni sistema, senza riguardo ai fondamentali rapporti esistenti tra il capitale e il lavoro, il salario, cioè la remunerazione del lavoro, rimane una via concreta, attraverso la quale la stragrande maggioranza degli uomini può accedere a quei beni che sono destinati all’uso comune: sia beni della natura, sia quelli che sono frutto della produzione” (5).

Un altro documento del Concilio Vaticano II sostiene lo stesso principio della “proprietà universale di tutti i beni” ed afferma esplicitamente: “Colui che si trova in estrema necessità, ha diritto di procurarsi il necessario dalle ricchezze altrui” (6). Più viene accettato da varie nazioni questo principio socialistico, maggiore guadagno vi sarà per i bisognosi, particolarmente il miliardo di cattolici che vi sono nel mondo. Questa dottrina di un preteso diritto a priori di tutti i beni, basato sul bisogno, è ciò che Benedetto XVI propone come norma fondamentale di uno Stato e che il fine di un giusto ordinamento sociale debba essere garantito ad ogni persona. Secondo le parole stesse del papa: “È vero che la norma fondamentale dello Stato deve essere il perseguimento della giustizia e che lo scopo di un giusto ordine sociale è di garantire a ciascuno, nel rispetto del principio di sussidiarietà, la sua parte dei beni comuni. È quanto la dottrina cristiana sullo Stato e la dottrina sociale della Chiesa hanno sempre sottolineato” (7).

Il principio dell’economia di Benedetto XVI applicato

Quando il principio di Benedetto XVI viene applicato nazione dopo nazione, non vi possono che essere nefaste conseguenze. Per esempio, nella lettera pastorale dei vescovi cattolici americani del 1995 “Giustizia economica per tutti”, lo stesso principio compare dovunque. Afferma: “Nell’insegnamento cattolico, i diritti umani includono non solo i diritti civili e politici, ma anche i diritti economici … tutti hanno diritto alla vita, al vestiario, alla casa, alle cure mediche, all’istruzione ed al lavoro” (8). L’impatto di concetti come questi ha fatto sì che soltanto negli USA siano ridistribuiti 2,3 milioni di dollari provenienti dai contribuenti attraverso gli auspici di organizzazioni caritative cattoliche. Il City Journal afferma quanto segue:

“Pensereste che le organizzazioni caritative americane siano il modello perfetto da imitare, portando i poveri nel flusso dell’economia sulla base di valori morali e principi etici. No, più che cercare di promuovere i valori tradizionali ed un comportamento pio, le organizzazioni caritative cattoliche … sono diventate negli ultimi tre decenni il braccio dello stato assistenziale, con il 65% del loro budget di 2,3 milioni di dollari che ora fluisce dalle casse dello stato, quindi poco è esplicitamente religioso, o persino carico di valori, della maggior parte dei servizi che forniscono le sue 1400 agenzie associate e i 46.000 loro impiegati stipendiati” (9).

Il 26 aprile 2007 il sito web delle organizzazioni caritative cattoliche americane affermava quanto segue:

“Washington D. C. – Le organizzazioni caritative cattoliche americane hanno portato avanti la loro “Campagna per ridurre la povertà in America” oggi direttamente al Congresso, con un rapporto sulla situazione di 35 milioni di americani che fanno esperienza della fame … La povertà in America è una crisi morale e sociale. Essa minaccia la salute e il benessere economico delle nostre famiglie e della nostra nazione come insieme. In risposta a questa crisi, le organizzazioni caritative degli USA hanno lanciato la campagna “Ridurre la povertà in America” (10).

 


Dove sia speso questo denaro viene riportato dal California Catholic Daily: “L’arcivescovo di San Francisco George Niederauer dice che è ‘veramente molto felice’ al riguardo di un progetto di compromesso che rende possibile, per le agenzie cattoliche per le adozioni nella sua arcidiocesi, il fatto di suggerire a coppie omosessuali di adottare dei bambini. Il California Catholic Daily mette a disposizione una trascrizione dell’intervista all’arcivescovo Niederauer, andata in onda il 7 febbraio attraverso la KCBS” (11).

Il denaro pagato dai contribuenti per concedere dei bambini in adozione a coppie omosessuali, difficilmente può definirsi “salute e benessere economica“, ma irresponsabilità morale e peccato. Ciononostante, la “Campagna per la Riduzione della Povertà in America” continua ad operare con le sue più di 1400 agenzie caritative americane. Queste stesse agenzie si distinguono per suscitare ad arte dei sensi di colpa presso il governo ed il pubblico, mostrando talvolta immagini atte ad impressionare, parole persuasive ed intensa manipolazione pseudo-spirituale, e tutto questo per “incoraggiare” donatori privati e pubblici. Un esempio di tutto questo è la ben nota citazione da un testo del Concilio Vaticano II che dice: “Dà da mangiare a colui che è moribondo per fame, perché se non gli avrai dato da mangiare, lo avrai ucciso” (12). Affermazioni come queste sono presentate di routine come accusa rivolta a singoli, società e governi.

È molto significativo che nel 2002, allo stesso modo, la Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’Inghilterra e del Galles, abbia affermato che loro obiettivo nell’evangelizzazione sia di realizzare un incontro fra il mondo moderno con l’insegnamento della Chiesa cattolica, in particolare quella che va sotto il nome di “Opzione preferenziale per i poveri”. Essi sostengono questo principio quando affermano che “l’opzione preferenziale per i poveri” e “camminare con i poveri nella missione” hanno particolare priorità (13).

Quanto tale evangelizzazione sia posta in pratica lo si evince da un reportage giornalistico del 6 maggio 2007, che dice fra l’altro: “Il capo della Chiesa cattolica romana in Inghilterra e nel Galles, il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, ha sollecitato il governo a considerare un’amnistia per tutti gli immigranti illegali nel Regno Unito” (14). Questo tipo di appello a venire in soccorso dei clandestini presumibilmente poveri, è simile a quello fatto dalle organizzazioni caritative americane, di cui il The New Tribune riporta: “Chiese in cinque grandi città americane progettano di proteggere gli immigranti illegali dalla deportazione, offrendo, se necessario,  i loro edifici come i santuari, e fanno pressione sui legislatori a creare una via facilitata per la cittadinanza per quelli che si stimano essere i 12 milioni di immigranti clandestini oggi presenti negli USA” (15).

Il 9 maggio 2007 la rete Fox News così riporta: “A cominciare da mercoledì pomeriggio, una chiesa cattolica nel centro di Los Angeles ed una chiesa luterana a North Hollywood intendono ospitare una persona come parte dell’azione del ‘Movimento Nuovi Santuari’. Anche alcune altre chiese in diverse città americane, stanno progettando sforzi di questa natura per mettere in luce la lamentevole situazione degli immigranti clandestini. ‘Vogliamo dare un volto umano a leggi sulle immigrazioni molto complesse e risvegliare la coscienza dello spirito umano’, dice Padre Richard Estrada della Chiesa Cattolica di Nostra Signora Regina degli Angeli a Los Angeles, dove attualmente sta vivendo un immigrato illegale. Gli organizzatori non credono che gli agenti dell’immigrazione osino operare degli arresti dentro a delle chiese” (16).

Aiutare immigranti clandestini, alcuni fra i quali noti criminali, ed incoraggiarli ad infrangere le leggi ed evitare che esse siano applicate nel Regno Unito e negli USA, non è solo illegale, ma anche contrario alla Bibbia (17). Violare la fiducia che si dà alle organizzazioni caritative con palese abuso dei fondi dati a loro disposizione, particolarmente incoraggiando comportamenti illegali contro il governo civile dal quale si ricevono i fondi caritatevoli, è un affronto sia al governo che ai cittadini contribuenti. Le campagne di resistenza passiva e di disubbidienza alle leggi, hanno le loro radici nella filosofia di Gandhi, ma non nel Cristianesimo.

 

Una critica biblica della filosofia economica del cattolicesimo romano

L’evangelizzazione cattolica tramite l’applicazione di principi economici non è il tipo di socialismo democratico usato da molte nazioni del mondo. Si tratta di qualcosa di abbastanza unico nel suo genere. Il papato ha riaffermato le sue concezioni sulla natura della proprietà privata nel Concilio Vaticano II. Dobbiamo esaminare attentamente questo insegnamento. L’idea del Cattolicesimo romano sulla proprietà privata e sulla ricchezza è che tutti i beni hanno lo scopo universale di essere utili a tutta l’umanità. Per questa ragione, il Cattolicesimo afferma che la ricchezza di nazioni ricche e di cittadini privati economicamente competenti, non è di loro legittima proprietà né per diritto morale, guadagno legale o possedimento ereditato. Il Concilio Vaticano II mette un grande accento sulla disparità fra nazioni ricche e nazioni povere. Questa concezione si propone la ridistribuzione dei beni a coloro che sono in bisogno estremo. Così, infatti, si esprime ufficialmente:
“Pertanto, quali che siano le forme della proprietà, adattate alle legittime istituzioni dei popoli secondo circostanze diverse e mutevoli, si deve sempre tener conto di questa destinazione universale dei beni. L’uomo, facendo uso di questi beni, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui ma anche agli altri. Del resto, a tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla propria famiglia. Questo ritenevano giusto i Padri e dottori della Chiesa, i quali insegnavano che gli uomini hanno l’obbligo di aiutare i poveri, e non soltanto con il loro superfluo. Colui che si trova in estrema necessità, ha diritto di procurarsi il necessario dalle ricchezze altrui” (18).
La Bibbia, però, afferma: “Non ruberai. (…) Non desidererai la casa del tuo prossimo; non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo»” (Esodo 20:15,17). La filosofia del Vaticano è semplicemente, alla fine dei conti, una giustificazione del furto – sia che lo commettano gli individui o il governo. Per quanto riguarda il peccato del furto, anche se quando è causato da una situazione di estrema necessità, tale ragione non è ammissibile di fronte all’eterno Iddio. Egli, infatti, dichiara: “Non si disprezza il ladro se ruba per soddisfare l’appetito quando ha fame; ma se viene colto in fallo, dovrà restituire sette volte, e dare tutti i beni della sua casa” (Proverbi 6:30,31). Il Signore Gesù tocca il cuore di questo problema quando parla dei bisogni fisici: “…perché le genti del mondo cercano tutte queste cose, ma il Padre vostro sa che voi ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte” (Luca 12:30,31). Questa è la promessa di Dio, che Egli provvederà ai bisogni di cibo e vestiario per i Suoi, per “quelli che camminano rettamente” (Salmo 84:11), per coloro che, così facendo, non contravvengono alle Sue leggi. Fare il contrario macchierebbe la Sua santità, il che non è possibile. Il Vaticano, però, avendo apostatato dall’Evangelo da circa 500 anni, non può insegnare ai suoi seguaci a dipendere da Dio, perché Dio non lo conoscono. È così che hanno escogitato metodi umani che sono anti-biblici ed un affronto a Dio stesso.
I principi economici del Cattolicesimo romano sono anti-biblici e peccaminosi. Quando sono applicati dalle organizzazioni caritative hanno un effetto disastroso. Ignorando, minimizzando e opponendosi all’insegnamento morale della Bibbia dato da Dio, eppure professandosi cristiani, questa è la tattica favorita del Vaticano per secolarizzare i principi e gli obiettivi della carità cristiana. È questo che le permette di affondare profondamente le sue mani nella borsa pubblica e, quindi, si è rivelata un’imposizione colossale ed ipocrita sui governi moderni, colma di fatali conseguenze per i poveri stessi. Lo stesso principio viene promosso nell’America latina, nelle Filippine e nello Zimbabwe come “Teologia della Liberazione”. Una tale “teologia della liberazione” è una delle cause delle rivoluzioni avvenute in molte nazioni dell’America del Sud. Nonostante tutto questo, sono molti che persistono a promuovere queste loro fantasie. Il fervore rivoluzionario degli anni 1970-80 non ha abolito la dura povertà del Nicaragua, dell’Honduras, di El Salvador, del Guatemala e del Costarica. Ha avuto, piuttosto, su queste ed altre nazioni, un effetto economico ed un’influenza demoralizzate sull’economia e sulla società.

La Bibbia denuncia come falsa l’idea di giustizia economica del Cattolicesimo romano

La lettera pastorale dei vescovi cattolici americani del 1995: “Giustizia economica per tutti”, afferma: “Nell’insegnamento cattolico, i diritti umani includono non solo i diritti civili e politici ma anche quelli economici … tutti hanno diritto alla vita, a cibo, vestiario, casa, riposo, cure mediche, e lavoro”. Risulta così distorto il concetto cattolico-romano di ciò che Dio dona per la Sua cura provvidenziale, perché la Bibbia non parla in termini di diritti. La Bibbia parla piuttosto nei termini del peccato umano e della generosità di Dio sia verso i peccatori non rigenerati (19) e verso coloro che appartengono a Lui perché per la loro salvezza confidano nel Signore Gesù Cristo soltanto (20). Coloro che sono in Gesù Cristo imparano a confidare nella Sua cura provvidenziale per tutto ciò di cui hanno bisogno. La loro fiducia li libera dalla schiavitù abietta ad individui, governi ed istituzioni, sia religiosi che civili.
La Bibbia neppure insegna che giustizia significhi uguaglianza di condizioni economiche. Il requisito di base della giustizia nella società è rivelato dai 10 Comandamenti e dalle leggi civili e giudiziali che governano i rapporti economici che sono esposte attraverso l’intera Bibbia. L’apostolo Paolo esprime in questo modo il rapporto fra fede e legge morale di Dio: “Annulliamo noi dunque la legge mediante la fede? Così non sia, anzi stabiliamo la legge” (Romani 3:31). Il criterio biblico è: “L’operaio è degno del suo nutrimento”, “L’operaio è degno della sua ricompensa. Non passate di casa in casa” (Matteo 10:10; Luca 10:7).
Il Signore, inoltre, è Colui che a noi provvede ed Egli si aspetta che noi trattiamo giustamente col nostro prossimo in tutti i principi di valore di scambio per i beni o per il lavoro: “Non opprimerai il tuo prossimo e non lo deruberai; il salario dell’operaio non rimanga presso di te fino al mattino seguente” (Levitico 19:13), “Ecco, il salario da voi defraudato agli operai che hanno mietuto i vostri campi grida; e le grida di coloro che hanno mietuto sono giunte agli orecchi del Signore degli eserciti” (Giacomo 5:4) (21).
La Bibbia condanna ogni violazione del Comandamento “Non ruberai” (Esodo 20:15) sia che a rubare sia il governo, i datori di lavoro, gli impiegati, o le chiese. Qualsiasi società, sia civile che religiosa, che ignori i criteri morali della Bibbia si rende passibile di problemi d’ogni genere. Contrariamente all’insegnamento ufficiale del Cattolicesimo romano, la Bibbia non dà indicazione alcuna sul fatto che gli individui debbano rinunciare alla loro proprietà privata o eredità. Al contrario, impone l’obbligo di operare responsabilmente secondo il comando del Signore com’è dato nella Sua Parola scritta. Il Signore proibisce assolutamente che si invada l’ambito di ciò che un individuo possiede legittimamente e che ci si impossessi di ciò che non è nostro tramite un atto fraudolento. “Non sposterai i confini del tuo vicino, posti dagli antenati nell’eredità che otterrai nel paese che l’Eterno, il tuo DIO, ti dà in possesso” (Deuteronomio 19:14).
Dio lo Spirito Santo stesso punisce severamente l’abuso della proprietà privata nel famoso caso di Anania e Saffira, dove Pietro riconosce: “Se questo restava invenduto, non rimaneva tuo? E il ricavato della vendita non era forse a tua disposizione? Perché ti sei messo in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio!” (Atti 5:4). La proprietà privata deve essere conservata, gestita, o ad essa si può rinunciare come riteniamo meglio in quanto amministratori responsabili di Dio, secondo i principi di giustizia pubblicati nella Sua Parola.
È quindi degno di seria riflessione che una delle più ricche corporazioni del mondo, la Chiesa cattolica romana, si ponga in diretta opposizione a quanto la Bibbia afferma come Parola infallibile di Dio. La Chiesa cattolica romana fa uso coerente delle sue considerevoli risorse per insegnare che la proprietà privata ha un’intrinseca funzione sociale, con il corollario che uno, che si trovi in estrema necessità, abbia il diritto di procurarsi quel che ha bisogno per sé stesso sottraendolo proditoriamente dalle ricchezze altrui. Il Vaticano pratica ciò che predica al riguardo di come si appropria delle risorse altrui per perseguire i suoi scopi. È una stupefacente ipocrisia che il Vaticano, proprio quando conserva un attaccamento parassitario, e non biblico, ai governi civili in molti paesi del mondo, succhiandovi capitali e risorse per finanziare l’azione sociale cattolica – quindi sottraendo ad altri ciò che non gli appartiene – non scuce neanche un centesimo del suo immenso tesoro per aiutare i poveri.
Così scrive David Yallop sui tesori del Vaticano nel suo libro “In nome di Dio”:
“Per contare le ricchezze del Vaticano… A parte dalle banche, egli (Bernardino Nogara) acquisì per il Vaticano interessi di controllo in compagnie operanti nei campi delle assicurazioni, acciaio, finanziamenti, farina e spaghetti, industria meccanica, cemento e proprietà immobiliari. Al riguardo delle proprietà immobiliari, i suoi acquisti di almeno il 15% del gigante immobiliare italiano hanno potuto dare alla Chiesa una parte dei guadagni di una stupefacente serie di proprietà. La Società Generale Immobiliare è la più antica compagnia di costruzioni italiana. Attraverso la sua proprietà di questa società immobiliare, la Sogene, l’Immobiliare e quindi ad un grado significativo, il Vaticano, ha acquisito il 15% dell’Hilton di Roma, la Italo-Americana Nuovi Alberghi, la Alberghi Ambrosiani (Milano), la Compagnia italiana Alberghi Cavalieri, e la Società italiana Alberghi Moderni. Queste sono le maggiori società italiane nel ramo alberghiero. La lista delle proprietà di questa società immobiliare è due volte più lunga. In Francia ha costruito un enorme complesso di uffici e negozi al n. 90 della Avenue des Champs Elysees; un altro al 61 della Rue de Ponthieu; un altro a n. 6 della Rue du Berry. In Canada essa possiede uno dei grattaceli piu alti del mondo (lo Stock Exchange Tower, situato a Montreal), la Torre di Port Royal, un condominio di 224 appartamenti, un grande complesso residenziale a Greensdale, Montreal. Negli USA possiede cinque enormi complessi di appartamenti a Washington D.C., incluso l’Hotel Watergate e, a New York, un’area residenziale di 227 acri a Oyster Bay. In Messico possiede l’intera città satellitare di Mexico City chiamata Lomas Verdes. La lista di proprietà è lungi dall’essere qui conclusa. Nogara pure ha comprato azioni della General Motors, Shell, Gulf Oil, General Electric, Bethlehem Steel, IBM e TWA. Se il valore di queste proprietà sale, come di fatto è avvenuto, è grazie all’azione del Nogara.”

Basterebbe pensare solo a queste proprietà (fra le sue tante) per  rilevare come il Vaticano convenientemente ignori il proprio detto che afferma che, del resto, a tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla propria famiglia. Questo ritenevano giusto i Padri e dottori della Chiesa, i quali insegnavano che gli uomini hanno l’obbligo di aiutare i poveri, e non soltanto con il loro superfluo”. È chiaro come il Vaticano non abbia incluso sé stesso di “venire in aiuto ai poveri, e non soltanto con il proprio superfluo”. Né le esorbitanti ricchezze del Papato sono state sottoposte ai principi del proprio Concilio Vaticano II che affermano che se non dai da mangiare ad un morente, tu lo hai ucciso. Da una parte, quindi, il Vaticano ritiene necessario finanziare le sue pratiche di carità attingendo ampiamente dalle risorse altrui con l’inganno e suscitando sensi di colpa – particolarmente verso i propri fedeli leali e debitamente istruiti e i governi civili – ciò che il Vaticano stesso non è pronto a supplire dai propri vasti tesori. Dall’altra, la Chiesa cattolica, inoltre, aggrava ulteriormente i problemi economici dei poveri imponendo loro rituali che altro non sono che inganni crudeli e povertà più profonda. Invece di rivolgersi al Padre celeste ed alla Sua Parola per apprendere i principi della retta amministrazione del loro denaro e proprietà, ai cattolici si insegna di guardare alla “Santa Madre Chiesa”. L’insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica afferma: “La Chiesa è la Madre di tutti i credenti. Nessuno può avere Dio per Padre, se non ha la Chiesa per Madre” (24). La stessa “Madre Chiesa” insegna a pagare del denaro per indire delle messe in favore dei defunti che starebbero purificandosi in Purgatorio. Come il Limbo, però, non esiste alcun Purgatorio. Ciononostante, essa afferma: “Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti” (25). Le messe dette in favore dei defunti costituiscono per la Chiesa cattolica un’entrata considerevole. Per questo il denaro che i poveri s’ingegnano a raccogliere con notevoli sacrifici, è destinato a pagare inutili rituali religiosi e non a provvedere alle loro famiglie o a formare un capitale che potrà essere utile a iniziare una qualche attività economica.
È vero, così, che attraverso il proprio insegnamento, la Chiesa cattolica per secoli ha promosso e continua a promuovere la povertà stessa, nonostante l’altrettanto secolare apparente interessamento a realizzare il contrario.

Conclusione

Lo stesso Signore che ha creato il cielo e la terra e tutto ciò che essi contengono, esige che coloro che Gli appartengono dipendano sempre di più da Lui e non dalla propria potenza e risorse. È da questa prospettiva biblica che dobbiamo guardare alle macchinazioni della dottrina e della pratica sociale dei cattolici romani. Gli evangelici dovrebbero riflettere attentamente sui principi economici delineati dalla Bibbia e confrontarli con quelli  che la Chiesa cattolica romana sta promuovendo, con grande successo, come sua politica sociale. Questo è segnale che la politica sociale della Chiesa cattolica romana è uno degli strumenti primari della sua evangelizzazione, insieme all’istruzione ed alla medicina. La ragione per tutto questo è chiara. La Chiesa cattolica romana è diventata apostata al Concilio di Trento del 1546 quando l’Evangelo, potenza di Dio per la salvezza, è stato del tutto rinnegato (26). Il dogma attuale del Vaticano non solo sostiene pienamente la dottrina del Concilio di Trento, ma dichiara che tale Concilio sia stato infallibile (27). È chiaro quindi come la Chiesa cattolica debba evangelizzare con la forza della propria inventività e potere.

Il Signore Iddio del cielo e della terra continua la Sua opera di attirare uomini, donne e bambini alla Sua giustizia e vera salvezza nel Figlio di Dio. Come proclama l’apostolo Paolo: “Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui” (2 Corinzi 5:21). Il Signore è personalmente completamente santo, eppure si è dato come sostituto per il peccato del credente. Egli si è reso legalmente responsabile del peccato e meritevole dell’ira divina. La conseguenza della fedeltà di Cristo in tutto ciò che ha fatto, culminando nella Sua morte sulla croce, è che la Sua giustizia viene accreditata al credente. È stato Dio a costituire legalmente Cristo come “peccato per noi”. Egli è stato fatto “peccato per noi” perché i peccati del Suo popolo sono stati trasferiti a Lui. Così, in maniera simile, il credente è reso “giustizia di Dio in Lui” mettendo sul conto del credente la fedeltà di Cristo ai precetti della legge. È chiaro, quindi, che l’Evangelo è l’atto di grazia per il quale un peccatore credente acquisisce in Cristo la sua giustizia legale.

Di fronte alla morte spirituale ed ai disastri economici che regnano per l’insegnamento e la pratica del Cattolicesimo romano, noi guardiamo al “Dio di ogni grazia” (1 Pietro 5:10). Per resistere ed opporci all’apostasia che abbiamo documentato, dobbiamo guardare al principio insegnato dal Signore nella Sua Parola e pregare di poterlo fedelmente applicare: “Or la legge intervenne affinché la trasgressione abbondasse; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, affinché come il peccato ha regnato nella morte, così anche la grazia regni per la giustizia a vita eterna per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Romani 5:20,21). ♦ Richard Bennett del “Berean Beacon” WebPage: http://www.bereanbeacon.org

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Si autorizza pure a copiare questo articolo nella sua interezza in una pagina dell’Internet.
 p.s. nwo-tr: abbiamo fatto solo qualche piccola correzione rispetto alla traduzione italiana originale, perché vi abbiamo riscontrato qualche piccolo errore di traduzione dall’originale inglese.
Note
(2) Giovanni Paolo II. Sollicitudo Rei Socialis, 42.
(4) Enciclica Deus Caritas Est, sez. 27.
(5) Giovanni Paolo II, Laborem Excersens, sez. 19.
(6) Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale Gaudium et Spes, par. 69.
(7) Enciclica Deus Caritas Est, sez. 26.
(8) National Conference of Catholic Bishops, 2/7/2007.
(9) www.city-journal.org/html/10_1_how_catholic_charities.html, vedasi pure: www.jewishworldreview.com/cols/will020501.asp. 
(10) Si veda qui, come pure qui, 4/28/2007.
(11) Si veda qui.
(12) Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale Gaudium et Spes, par. 69.
(13) Si veda qui.
(14) Si veda qui.
(15) Si veda qui.
(16) Si veda qui.
(17) “Sottomettetevi dunque per amore del Signore ad ogni autorità costituita: sia al re come al sovrano, sia ai governatori, come mandati da lui per punire i malfattori e per lodare quelli che fanno il bene” (1 Pietro 2:13,14).
(18) Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale Gaudium et Spes, par. 69.
(19) Matteo 5:45: “egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti”.
(20) Matteo 6:24-34.
(21) Vedi anche Deuteronomio 25:15; Proverbi 11:1, 16:11, 20:10; Geremia 22:13; Luca 3:13.
(22) David Yallop, In God’s Name: An Investigation into the Murder of Pope John Paul I (New York: Bantam Books, 1984) pp. 92, 93, 97, 98.
(23) Catechismo della Chiesa Cattolica, 181.
(24) Catechismo della Chiesa Cattolica, 1032.
(25) Si veda: John W. Robbins, Ecclesiastical Megalomania: The Economic and Political Thought of the Roman Catholic Church (The Trinity Foundation, 1999, 2006) ISBN 978-0-940931-75-6
(26) “Se qualcuno afferma che la fede giustificante non è altro che la fiducia nella divina misericordia, che rimette i peccati a motivo del Cristo, o che questa fiducia sola giustifica: sia anatema” (Canoni del Concilio di Trento, I,12).
(27) “Di questa infallibilità il romano Pontefice, capo del collegio dei vescovi, fruisce in virtù del suo ufficio, quando, quale supremo pastore e dottore di tutti i fedeli, che conferma nella fede i suoi fratelli, proclama con un atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale. . . L’infallibilità promessa alla Chiesa risiede pure nel corpo episcopale, quando questi esercita il supremo Magistero col successore di Pietro” soprattutto in un Concilio Ecumenico. Quando la Chiesa, mediante il suo Magistero supremo, propone qualche cosa “da credere come rivelato da Dio” e come insegnamento di Cristo, “a tali definizioni si deve aderire con l’ossequio della fede”. Tale infallibilità abbraccia l’intero deposito della Rivelazione divina” Catechismo della Chiesa Cattolica, 891.
Traduzione di Paolo Castellina. Tutte le citazioni bibliche sono tratte dalla versione “La Nuova Diodati”, Edizioni “La Buona Novella”, Brindisi, 2003.
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