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Il pasticcio del divorzio breve due leggi impantanate al Senato

Articolo di Maria Novella De Luca (Repubblica 2.10.14)

“”Sembrava un traguardo vicino, un successo a portata di mano, qualcosa di finalmente concreto. Invece no. Il divorzio breve è tornato ad essere lungo, almeno nei tempi che ci separano oggi dall’approvazione di quella legge che dovrebbe (finalmente) rendere “umano” il percorso giuridico della fine di un amore. Niente da fare. Il testo approvato dalla Camera nella primavera scorsa si è arenato tra le secche del Senato, bloccato dall’opposizione Ncd ma anche dalla “fronda” di non pochi senatori dei diversi schieramenti. Un gruppo trasversale deciso fermamente ad opporsi a quel taglio “chirurgico” dei tempi di attesa tra la separazione e il divorzio previsti nel nuovo testo. E Alessandra Moretti, deputata Pd (oggi europarlamentare) relatrice della legge insieme al forzista Luca D’Alessandro, parla con chiarezza di un “pantano” in cui sarebbe finito il nuovo e sospirato divorzio breve. Che prevede un anno di separazione prima di arrivare all’addio definitivo, e soltanto sei mesi se il tutto è consensuale. Norme identiche in presenza o meno di figli, minorenni o maggiorenni. «Temevamo che il nostro lavoro si arenasse nella palude del Senato e infatti è quello che sta succedendo. Eppure entrambi i presidenti delle Camere, Boldrini e Grasso, ci avevano assicurato una corsia preferenziale. A Montecitorio — precisa Alessandra Moretti — l’iter è stato breve, a Palazzo Madama invece il provvedimento è in commissione Giustizia da mesi. Perché? Chi ha paura del divorzio breve?». In realtà la resistenza cattolica è forte. Soltanto pochi giorni fa il Consiglio della Cei aveva mandato un chiaro messaggio a Renzi, affermando che questioni come il divorzio breve o le coppie gay non potevano essere al centro dell’agenda politica, dimenticando la famiglia… «Invece è proprio la drastica riduzione dei tempi che dimezzerà i conflitti e le sofferenze legate ad una separazione — ribatte Moretti — visto che è in quegli anni di attesa che il contenzioso familiare aumenta in modo pericoloso».
Un dibattito che da sempre oppone i riformatori e i difensori della legge 898 del 1974. E che ancora una volta nel pingpong tra Camera e Senato potrebbe affossare il divorzio breve. Creando così, dopo il turismo procreativo figlio della legge 40, il turismo dei divorzi, come dimostrano le storie di centinaia di coppie che già oggi mettono fine ai loro matrimoni in Romania, Spagna, ovunque sia possibile. Ma le secche del Senato non sono l’unica trappola che riguarda la semplificazione delle procedure per dirsi addio. Con un tempistica che di fatto crea non poca confusione, sempre a Palazzo Madama è iniziata la discussione sul decreto di riforma della giustizia civile presentato dal guardasigilli Andrea Orlando. Che contiene tra i tanti articoli di semplificazione anche una norma sul divorzio “fai da te”. Nei casi del tutto consensuali e laddove non ci siano figli, si potranno fare le pratiche di divorzio e separazione non più in tribunale, ma tramite un avvocato o un ufficiale di stato civile. Pur senza toccare gli attuali tre anni che devono passare prima di riacquistare per entrambi i coniugi lo “stato libero”. Si chiama “negoziazione assistita” e mira ad assottigliare il numero monstre di pratiche in giacenza nei tribunali di tutta Italia.
Dunque quello che potrebbe accadere (ma anche il provvedimento Orlando è stato subito impallinato da Ndc) è che il divorzio “fai-da-te” venga approvato ben prima del divorzio “breve”. Ma in un caso avremmo una legge che mantiene intatti i tempi di attesa e un’altra che li dimezza, e che dunque in futuro dovranno essere armonizzate. E non basta. Perché Rosanna Filippin, capogruppo Pd in commissione Giustizia, annuncia: «Non è vero che non stiamo lavorando, ma per accelerare i tempi ho deciso di fare una specie di blitz: inserire come emendamento alla riforma Orlando l’intero testo della legge sul divorzio breve. Quindi non solo la “negoziazione assistita”, ma anche il dimezzamento dei tempi previsti dal testo della Camera. Se l’emendamento passasse, il divorzio breve sarebbe legge in un mese». Forse. Chissà. Il gioco di incastri sembra tutt’altro che semplice.””

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