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Il Pd non salirà sull'Aventino. E allora cosa farà?

Il Pd boccia qualsiasi ipotesi di Aventino, soprattutto in vista della partita sui nuovi presidenti di Camera e Senato. Ma conferma, senza eccezioni al momento, la linea del no a un governo con i 5 stelle o con la Lega, restando all’opposizione. Tuttavia, i dem ritengono che un eventuale esecutivo guidato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini rappresenti un “pericolo per il Paese”, che va evitato. Per questo, il Pd non starà fermo a guardare, ma “reagiremo, contrattaccheremo”, garantisce il segretario reggente, Maurizio Martina.

Ben altro discorso l’ipotesi di un governo di tutti, un governo del presidente o di scopo, che prenda piede dopo “vari tentativi falliti”. Tanto più se ci dovesse essere un appello alla responsabilità da parte del Capo dello Stato. In questo caso, il ‘no’ netto si smussa e le posizioni tra i dem si distinguono: per Carlo Calenda, ad esempio, il Pd non dovrebbe chiamarsi fuori, anche “se è prematuro parlarne”. Anche Gianni Cuperlo non chiude completamente: “Se dopo vari tentativi a vuoto” fosse rivolto “un appello a tutte le forze per un governo e per fare nuove regole diverse, anche sulla legge elettorale, io non sarei per l’Aventino”, afferma.

Che Pd vuole Martina?

Tutti d’accordo, invece, sulla necessità di un cambio di passo e di rotta, a partire dalla leadership, che nel post-Renzi deve essere “collegiale”. E il segretario reggente, Maurizio Martina, non delude le aspettative, anzi garantisce: ciò che serve al Pd per “ripartire” è’ innanzitutto il “massimo della capacità di ascolto, della libertà di analisi e della pluralità possibile, provando a concretizzare rispetto alla nuova fase che dobbiamo costruire. Per Martina “questa nostra difficoltà a viverci come comunità è stata fondamentale e ha fatto la differenza. Come ripartire? Non ripartiamo dall’idea di una leadership in quanto tale ma da un’idea collegiale della leadership per una causa comune”. Quindi, Martina si rivolge a tutte le ‘anime’ del partito: “Chiedo una mano, penso davvero che ne usciremo con una leadership collettiva, con un’idea di comunità nuova”, spiega facendo proprie le parole di Gianni Cuperlo che, aprendo l’iniziativa al Nazareno, aveva detto: “C’è da rimettersi in piedi con collegialità, che va praticata”, non basta professarla o prometterla, “non è una questione di posti, ma passare da una direzione esclusiva al riconoscere che una leadership e’ piu’ forte se coltiva tutte le ricchezze umane” che compongono il Pd.

E come superare il renzismo?

Per Cuperlo se è vero che vanno riconosciuti “i meriti” della “stagione di Matteo Renzi alla guida del Pd”, è altrettanto vero che “la stagione del renzismo è finita ed è stata sconfitta. Ora non servono abiure: il ricambio di una leadership e di una classe dirigente è la risposta che bisogna dare, il mio problema non è Matteo Renzi, ma oggi dobbiamo superare il renzismo, quel metodo, quel disegno e quella concezione del potere”, mette in chiaro. Calenda avverte dal rischio di analizzare troppo il voto del 4 marzo: “serve un termine breve per ragionare sulla sconfitta e un termine lungo per ragionare sul futuro, dicendo ai cittadini che ricette non ne abbiamo ma ci lavoriamo insieme senza raccontare per un solo momento che i problemi sono alle nostre spalle”. Anche per Andrea Orlando va superata la fase del renzismo, e soprattutto “dobbiamo riflettere sugli elementi di nepotismo e clientelismo che hanno caratterizzato il nostro partito, riconoscendoli, e dobbiamo ridimensionare tutti gli ego”. Il leader della minoranza dem propone quindi che “la prossima Assemblea nazionale apra una fase costituente del partito, con un segretario di transizione e che affronti il tema della forma partito, ma non possiamo rifare la ‘ditta’ perché anche la ditta non funzionava piu'”.

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Quanto alla partita sul governo, “non vedo le condizioni per un accordo con chi ha vinto”, spiega Cuperlo, ma allo stesso tempo non si può restare fermi o ancor peggio augurarsi un governo tra Di Maio e Salvini, perché “io lo temo un governo sovranista, io non vorrei consegnare l’Italia alla destra, quindi non farei il tifo per una soluzione dannosa”. Dello stesso avviso Martina: “Guai a noi se immaginiamo l’Aventino”. “Anche io penso che un governo M5s e Lega sia pericoloso per il Paese, ma non ci tireremo fuori dal confronto e non aspetteremo che saranno solo le forze che hanno vinto a fare le loro proposte ma contrattaccheremo”, garantisce il segretario reggente, secondo il quale a guardare le mosse dei due vincitori alle elezioni “sembra più il secondo tempo di una campagna elettorale, ma se pensano di armare un secondo tempo non ci avranno, noi combatteremo e reagiremo, non staremo a guardare”. No all’Aventino anche per Orlando, che ritiene “assolutamente irricevibile un governo politico” con M5s o Lega, ma appunto “dobbiamo evitare l’aventinismo, che significa distinguere tra livelli istituzionali e livelli di governo”, osserva il Guardasigilli, convinto del fatto che “un governo M5s-Lega può danneggiare il Paese e il problema e’ costruire, rimettendosi anche alla saggezza del Capo dello Stato, una soluzione che tenga conto del voto ma che temperi queste spinte”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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