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Il pluralismo religioso in tv langue

È quanto emerge dai rapporti sulla secolarizzazione e la presenza religiosa nelle televisioni italiane curati da Critica Liberale.

Calano i matrimoni religiosi, i battesimi e il numero degli studenti che si avvalgono dell’ora di religione a scuola, ossia dell’insegnamento della religione cattolica (Irc). In televisione, però, è assidua la presenza di cattolici nei salotti televisivi, invitati per affrontare questioni di ogni genere; i musulmani, invece, sono ospitati per affrontare, solitamente, notizie di cronaca, terrorismo o questioni migratorie, ma qualcosa si muove. Dimenticate, o quasi, le altre religioni, gli atei e gli agnostici.

È quanto emerge dagli ultimi rapporti usciti in questi giorni sulla secolarizzazione e la presenza religiosa nelle televisioni italiane curati dalla Fondazione, e dalla rivista, Critica Liberale edita dalle edizioni Dedalo: il VI Rapporto sulla presenza delle confessioni religiose in tv;  il VII Dossier sui telegiornali, insieme al XII Rapporto sulla secolarizzazione.

L’intera documentazione è stata recentemente pubblicata sul periodico diretto da Enzo Marzo con il titolo L’esagerazione. Una ricerca che si è avvalsa delle indagini effettuate dalla Società Geca Italia e grazie al sostegno dei fondi Otto per mille dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi.

«Il dato più importante – ha detto Enzo Marzo a Riforma.it – è certamente quello relativo alla presenza religiosa all’interno dei telegiornali, presenza che vede una rappresentanza cattolica pressoché dominante e, oltre a questo dato, anche l’aumento, in questi ultimi anni, di produzione di fiction dedicate a personalità cattoliche o quantomeno con all’interno delle stesse di una presenza cattolica di rilievo. Una produzione raddoppiata rispetto al passato. Da 57 fiction con presenze cattoliche si è passati a 900. Un’evidenza che parla attraverso i numeri. Eppure prosegue Marzo, il nostro paese, quello reale e non televisivo, sta esprimendo atteggiamenti e muovendo in direzioni diverse da quelle rappresentate sullo schermo: «dati che per noi sono un’esagerazione e così abbiamo voluto titolare quest’anno la nostra ricerca».

Per citarne solo alcuni: emerge un calo di matrimoni con rito cattolico, se nel 1994 superavano l’80% del totale (235mila su 291mila) nel 2014 si attestano al 56,9% (108mila su un totale di 189mila), nel 2013 erano al 57,5%. Aumentano, confermando il trend degli anni passati, i matrimoni con rito civile: 55mila nel 1994; 81mila nel 2014, dati accertati.

In diminuzione il numero dei bambini battezzati sino ai 7 anni: dai 395mila del 2013 si è passati a 378mila nel 2014, dunque: 17mila in meno.

Rimangono stabili i battesimi oltre il settimo anno d’età, dopo il balzo che li aveva visti triplicare tra il 2004 e il 2011, da 3.620 a 10.724, dunque si rileva un lieve aumento: nel 2014 arrivano a 10.731.

Per quanto riguarda l’Irc, il numero di studenti che sceglie di avvalersi dell’insegnamento di religione cattolica a scuola continua a diminuire: una percentuale dell’87,8% nel 2014; era al 94,4% nel 1994 e all’88,5% nel 2013.

Dati che però la televisione italiana non racconta.

«Imputo questo fatto – prosegue Marzo –  alla “Riforma” della Rai di Renzi, ossia alla nomina dei nuovi dirigenti. In questi ultimi anni i dati raccontano questa “virata” cattolica. Oggi confidiamo nel nuovo Agcom, che con l’attuale dirigenza possa intervenire per garantire il pluralismo religioso dovuto, almeno per quanto riguarda la Rai che dovrebbe essere il nostro servizio pubblico».

Tra il settembre 2015 e l’agosto 2016 le trasmissioni televisive dedicate ai temi religiosi sono state 726 e tra queste 524 con focus esclusivi sulla religione cattolica con un totale di oltre 500 ore di programmazione.

Nel periodo preso in esame sono 600 le presenze di esponenti religiosi, ad esempio, preti, diaconi, suore, operatori sociali, imam, inseriti all’interno dei dibattiti di programmi d’informazione e attualità.

Critica Liberale ha deciso di prendere in esame quindici trasmissioni e nel 77,9% dei casi si trattava di esponenti cattolici; un’altra percentuale visibile riguardava esponenti appartenenti alle comunità islamiche, il 18,3%.

Nei telegiornali si è invece registra un’impennata nei tempi di parola concessi al papa: nel 2012 Benedetto XVI aveva registrato un timing di 16 ore. Bergoglio nel 2015 arriva a oltre 96 e tra le notizie quasi raddoppia, con 137. Il record raggiunto da Ratzinger nel 2010 era stato di 75.

«Rispetto all’anno scorso e con soddisfazione posso dire che l’Islam ha avuto più spazio e non solo relegato a casi di cronaca, terrorismo e migrazioni, ma qualche programma ha deciso di dare spazio ai temi legati alla fede, alla cultura e alle tradizioni. I grandi assenti, invece, sono proprio i protestanti e gli evangelici, anche se in buona compagnia con induisti e buddisti, per fare solo degli esempi di religioni diverse dalla cattolica. Anche laici, atei e agnostici rientrano nel grande “dimenticatoio” televisivo. Qualche spazio in più lo hanno le comunità ebraiche per ovvie ragioni, legate alla loro storia e memoria».

I dati, ricorda ancora Marzo, erano stati resi noti alla Commissione di vigilanza Rai grazie a un incontro avvenuto un anno fa con il presidente Fico: «Anche Fico tace. Dopo esserci recati da lui e aver trovato un interlocutore a noi vicino, così credevamo, nulla si è mai mosso».

I dati contenuti nei tre rapporti sono disponibili nell’ultimo numero della rivista Critica Liberale disponibile sul sito delle Edizioni Dedalo.

http://www.riforma.it/it/articolo/2017/06/05/il-pluralismo-religioso-tv-langue

http://www.italialaica.it/news/rassegnastampa/57140

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