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Il pm: è un camorrista con la toga

NAPOLI. Era descritto come un legale a libro paga di Gomorra. No, è peggio, dice ora la Procura antimafia di Napoli. «Una figura inquietante». Più precisamente: «Non un avvocato a disposizione dei casalesi, ma un camorrista con la toga». Nuove accuse e una richiesta di confisca dei beni per il penalista Michele Santonastaso: il difensore del clan, già imputato per associazione mafiosa e condannato un mese fa, a un anno di carcere, con l’accusa di minaccia contro lo scrittore Roberto Saviano e la giornalista Rosaria Capacchione, nella stessa sentenza del Tribunale di Napoli che ha fatto discutere per l’assoluzione concessa invece ai padrini Antonio Iovine (ormai pentito) e Francesco Bidognetti (pluri-ergastolano), i capiclan che erano considerati i mandanti di quell’istanza di remissione letta in aula da Santonastaso, nel processo d’appello Spartacus (marzo 2008) e contenenti frasi ritenute pericolose.
Il pm Sandro D’Alessio ha usato parole dure contro Santonastaso, e chiesto la confisca dei suoi beni nel procedimento di prevenzione, a Santa Maria Capua Vetere. «Santonastaso è un camorrista con la toga, la cui attività, iniziata negli anni ’90, ha avuto un’escalation culminata con la lettura in aula di quell’istanza di remissione in cui vengono messi nel mirino giornalisti e due magistrati: l’estremo tentativo dei casalesi di ricompattarsi come aveva fatto Cosa Nostra dopo l’omicidio di Lima». Tra gli immobili che rischiano la confisca, anche di altri colletti bianchi, un villaggio turistico a Rodi Garganico dalla misteriosa storia: i terreni furono ceduti da Alvaro Giardili, esponente della banda della Magliana, il cui biglietto da visita fu ritrovato sui cadaveri di Roberto Calvi e Gianluca Casillo. (co.sa)
(Repubblica 13 dicembre)
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