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Il presidente dell'Inps chiede più migranti per pagare le pensioni e Salvini s'arrabbia

C’è chi di migranti in Italia ne vorrebbe forse di più, e comunque auspica una politica di gestione dei flussi che assicuri al nostro Paese ingressi di stranieri sufficienti a sostenere nei prossimi anni le nostre pensioni. È il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ieri da Milano dove è in corso il festival del Lavoro è stato chiarissimo: “Gli scenari più preoccupanti per la spesa pensionistica sono quelli che prevedono la riduzione dei flussi migratori che iniziano a non compensare il calo della popolazione autoctona”. Ancora: “È un problema molto serio per il nostro sistema pensionistico che non è in grado di adattarsi al fatto che diminuiscono le coorti dei contribuenti. Chiunque abbia un ruolo istituzionale, la classe dirigente, deve spiegare che c’è un problema demografico ed è immediato non tra dieci anni”. Dunque, aggiunge Boeri, “l’immigrazione è qualcosa che può farci gestire questa difficile situazione demografica. Avere migranti regolari ci permette da subito di avere dei flussi significativi”. 

Una posizione non nuova, quella del capo dell’Inps, che già un anno fa, durante un’audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti, disse:

“Gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi in contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps”.

“I lavoratori che sono stati regolarizzati con le sanatorie non hanno sottratto opportunità ai loro colleghi le analisi evidenziano che la probabilità di separarsi da un’impresa per i colleghi degli emersi è pari al 42%, e se il numero di emersi cresce tale probabilità aumenta solo del’1%. L’effetto di spiazzamento è dunque molto piccolo e riguarda unicamente i lavoratori con qualifiche basse. Non ci sono invece effetti per i lavoratori più qualificati, né in termini di opportunità di impiego né di salario”. 

“Mentre i migranti che entrano nel mercato del lavoro italiano sono per la maggior parte dei casi a bassa qualifica, la quota degli italiani non laureati che scelgono di emigrare per motivi economici è dimezzata tra il 2007 e il 2015. Sembra difficile perciò ipotizzare che la fuga dei giovani dal nostro Paese possa essere dovuta alla competizione sul mercato del lavoro con gli immigrati”, aggiunse in quell’occasione il presidente dell’Inps, che pochi giorni prima, nella relazione annuale al Parlamento, aveva anticipato: “Non abbiamo bisogno di chiudere le frontiere. Al contrario, è proprio chiudendo le frontiere che rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale”, spiegava commentando una simulazione che guarda all’ipotesi di azzeramento dei flussi guardando all’evoluzione da qui al 2040 “in entrata di contribuenti extracomunitari“. Questo, ha spiegato Boeri, porterebbe “73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi” per le casse dell’Istituto. Valori che comporterebbero“una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo”.

Tito Boeri: “Senza l’apporto dei migranti il sistema delle pensioni non regge” https://t.co/jBfKsgNdae

— L’HuffPost (@HuffPostItalia) 29 giugno 2018

Un anno dopo, i flussi di migranti clandestini è calato notevolmente in Italia e Boeri torna al lanciare il suo allarme: ci servono immigrati regolari per pagare le pensioni.

Una posizione che non è piaciuta per niente a Matteo Salvini, ministro dell’Interno, impegnato in questi giorni come non mai a bloccare gli sbarchi di migranti sulle coste italiane, chiudendo i porti e litigando con Francia e Spagna proprio sul tema dell’accoglienza. Scrive su Twitter il leader leghista: “Secondo Boeri, presidente dell’Inps, la ‘riduzione dei flussi migratori’ e preoccupante, perché sono gli immigrati a pagare le pensioni degli italiani. E la legge Fornero non si tocca. Ma basta”.

Secondo Boeri, presidente dell’Inps, la “riduzione dei flussi migratori” è preoccupante, perché sono gli immigrati a pagare le pensioni degli italiani…..
E la legge Fornero non si tocca.
Ma basta!!! https://t.co/Wll9tLQQ0Z

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 29 giugno 2018

Si chiede anche un altro leghista, il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli: “Ma come fa il presidente dell’Inps, Tito Boeri, a lanciare un allarme sul possibile calo dei flussi migratori verso l’Italia, sul mancato arrivo di immigrati regolari che, a sua avviso, con il loro lavoro sosterrebbero la tenuta dei nostri conti previdenziali? Ma Boeri lo sa che in Italia abbiamo un tasso di disoccupazione vicino all’11% e una disoccupazione giovanile che sfiora il 40% e che 100 mila nostri ragazzi espatriano ogni anno per cercare lavoro all’estero? Prima di invocare l’arrivo di immigrati, che toglierebbero lavoro ai nostri disoccupati, dobbiamo pensare a dare lavoro ai nostri disoccupati e ai nostri giovani e ci penseranno loro a versare i contributi per tenere in piedi la nostra previdenza”.

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Calderoli vede rosso: “Forse, già che parliamo di occupazione, all’Italia servirebbe un occupato in più, ovvero un nuovo presidente dell’Inps, e un disoccupato in più, ovvero Tito Boeri, che è meglio se va fare altro che invocare più immigrati Pensiamo prima agli italiani!”.

Sulla stessa frequenza la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Il presidente dell’Inps Boeri dichiara che servono più immigrati per ‘pagare le pensioni agli italiani’. Ma Boeri lo sa che l’Italia ha un tasso di occupazione del 61% a fronte di una media europea del 72%? Basterebbe avvicinare il tasso di occupazione italiano a quello europeo per non avere problemi a pagare le pensioni di tutti gli italiani, senza bisogno di invocare una immigrazione di massa. Basta propaganda!”. 

In Italia ci lamentiamo che i nostri giovani escono di casa troppo tardi, ma nessuno dice che il nostro sistema di istruzione e formazione li fa entrare nel mercato del lavoro almeno 4 anni in ritardo rispetto ad altri paesi come la Francia. #festivalDelLavoro #lavoroefuturo

— Giorgia Meloni ن (@GiorgiaMeloni) 29 giugno 2018

Ieri a Milano Boeri è tornato anche sul tema delle pensioni d’oro. “Il mio giudizio è che non esistono pensioni d’oro ma pensioni pagate dai contributi e pensioni non pagate dai contributi. Va documentato la deviazione della pensione percepita dai contributi per alcune categorie”. Ancora: “I politici con i vitalizi erano una di quelle categorie con deviazioni significative”. Secondo Boeri bisogna “ragionare sul fatto che queste fasce di privilegio possono essere ridotte, ovviamente sopra un certo reddito. Noi parlavamo di 5 mila euro”, ma solo in caso di “deviazione tra la pensione ricevuta e i contributi versati. è un modo di uniformare i trattamenti”.

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Quanto alla Quota 100 (la somma che deve fare l’età anagrafica e gli anni di contributi versati per poter accedere alla pensione), secondo Boeri  “aumenta di molto la spesa pensionistica e ha effetti destinati a trascinarsi nel tempo, peggiora il rapporto tra pensionati e lavoratori”. “Avremo un milione di pensionati in più come effetto di queste misure ma avremo anche meno lavoratori perchè aumenterebbero le tasse sul prelievo pensionistico”. Secondo “le stime più recenti del Fmi, attualmente abbiamo due pensionati per ogni tre lavoratori, nel giro di venti anni avremo un lavoratore per ogni pensionato”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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