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Il pressing di Salvini su Di Maio, per ora, non ha effetto

Andare al voto e farlo presto. Non sembra fare breccia, per ora, il pressing della Lega sul Movimento 5 Stelle e sulla possibilità di un governo a tempo, lanciata dal segretario del Carroccio, Matteo Salvini. Non c’è alcun semaforo verde, ma non manca qualche pentastellato che si augura uno spiraglio.

Per i pentastellati ormai è difficile fidarsi

“Dopo 60 giorni in cui si è tentato tutto il possibile per un governo del cambiamento”, spiega una fonte autorevole, “è difficile fidarsi, abbiamo bisogno di fatti. Noi abbiamo tentato quella strada ma sin dall’inizio, è il messaggio che arriva dai 5 Stelle, e dal quale non ci si sposta, abbiamo detto chiaro a Salvini che, con noi, mai si sarebbe potuto immaginare al tavolo anche Silvio Berlusconi. Il centrodestra unito non esiste, è solo una coalizione elettorale”.

“Forse ora la Lega è entrata in fibrillazione”, spiega un’altra fonte, “perché ha capito che magari lo stesso Cavaliere potrebbe appoggiare un governo tecnico che non avrebbe mai il nostro supporto, ma magari quello di Forza Italia e Pd”.

Luigi Di Maio non ha replicato ai messaggi che sono arrivati dal leader della Lega, perché, stando così le cose, non c’è nulla da dire, si osserva.

Per lui, che oggi sarà in Tv da Lucia Annunziata, hanno parlato i suoi ‘colonnelli’: venerdì 4 maggio il capogruppo al Senato, Danilo Toninelli, sabato 5 il presidente della commissione speciale di Palazzo Madama, Vito Crimi

“La colpa dello stallo è di chi ha voluto il Rosatellum”

Il problema, spiega ancora un’altra fonte, non è un governo a tempo o meno, ma un patto chiaro sui temi da affrontare: “Era la nostra proposta e non si sono seduti al tavolo con un atteggiamento da politica irresponsabile verso il Paese”.

“Credo che la proposta di Salvini arrivi in ritardo”, ha detto in tv Vito Crimi e ha ribadito la posizione del M5s: la colpa dello stallo che attraversa il Paese è dovuta alla legge elettorale, il Rosatellum bis, votato da Pd, FI e anche dalla Lega ed osteggiata dal Movimento. La responsabilità dipende dalle forze politiche che hanno detto no alle soluzioni concrete ventilate da M5s. Esclusa l’ipotesi di un governo tecnico, o si trova una soluzione politica o si torna a votare, ha spiegato Crimi. E ancora: con tutti i passi avanti e indietro, ci chiediamo se Salvini “sia credibile, con quale Salvini stiamo parlando? Quello cha parlava un mese fa, 15 giorni fa, due giorni fa?”.

Un incontro fra il segretario della Lega e Di Maio, la prossima settimana? Possibile al 50%, ha aggiunto Crimi, scommettendo per l’altra metà sul ricorso alle urne che sarebbe meglio si aprissero, secondo M5s, a fine giugno, per consentire al nuovo esecutivo, nei pieni poteri, di varare la finanziaria. In vista delle consultazioni di lunedì al Quirinale, intanto i contatti tra gli sherpa dei due movimenti non sarebbero affatto interrotti.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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