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Il pressing leghista sul caso dei fondi ha finito per irritare il Quirinale

È gelo tra la Lega e il Quirinale, dopo due giorni di tentativi del Carroccio di essere ricevuti dal presidente della Repubblica per affrontare il tema del sequestro dei fondi del partito dopo la pubblicazione delle motivazioni della decisione a favore della Cassazione. Matteo Salvini ha ribadito la sua richiesta, arrivando a definire “bizzarra” l’ipotesi che il Presidente potesse non riceverlo, dopo che ieri era giunto un freddo no comment dal presidente in visita di Stato in Estonia. E i capigruppo nel pomeriggio si sono affrettati a dichiarare ufficialmente che avrebbero chiesto un colloquio.

L’irritazione del Colle

Nel frattempo il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti ha telefonato ai funzionari del Quirinale rimasti a Roma per avanzare ufficialmente la domanda di udienza e dai funzionari si è sentito rispondere che avrebbero riferito al presidente non appena lo avessero contattato. Fonti della Lega a quel punto hanno diffuso la notizia, anticipando anche una risposta positiva del Colle che invece non poteva essere giunta.

Il capo dello Stato infatti era impegnato proprio negli stessi momenti in una cena di Stato con la presidente lituana Dalia Grybauskaite. Da qui la risposta piccata giunta dalla delegazione al seguito del presidente: “Mattarella è impegnato in una visita all’estero ed è all’oscuro di ogni contatto”. Una risposta da cui traspare irritazione, da parte del Quirinale, per il modo con cui si è voluta condurre e pubblicizzare una trattativa appena avviata il cui esito non è scontato.

Salvini vuole “un consiglio”

Il problema, infatti, è che il capo dello Stato non ha ancora ricevuto ufficialmente nessuna richiesta e non ha deciso se aderire alla richiesta. Il motivo è chiaro, ed esula da ogni valutazione politica ma riguarda l’aspetto istituzionale della vicenda. C’è un iter giudiziario ancora in corso, e inoltre il presidente della Repubblica, che tra l’altro è presidente del Consiglio superiore della magistratura, non ha mai commentato una sentenza.

Una richiesta, quella della Lega, bacchettata tra l’altro da Csm, ministro della Giustizia e costituzionalisti. Oggi terminerà la visita di Stato di Mattarella nelle repubbliche baltiche e il Capo dello Stato tornerà a Roma e valuterà il da farsi, ma comunque sempre avendo ben presente il rispetto della Costituzione. Ma la Lega insiste. Intercettato dall’Agi mentre lasciava Villa Taverna, dove ha partecipato al ricevimento per la Festa dell’indipendenza Usa, Salvini ha confermato: “Col Quirinale ha parlato Giorgetti”.

“Sono sicuro che l’incontro con Mattarella ci sarà”, ha assicurato il ministro dell’Interno, che, a Villa Taverna, tra centinaia di selfie e un hamburger mangiato alla svelta seduto a un tavolo, non ha avuto modo di incrociare Luigi Di Maio, arrivato dopo di lui. “A Mattarella voglio chiedere un consiglio, lui è garante dei diritti costituzionali, non miei, ma degli italiani: ci sono milioni di italiani che hanno votato Lega e sono danneggiati da questa strana sentenza. Vado a chiedere un consiglio”, ha insistito. E con i 5 Stelle “tutto va benissimo”, anche con Alfonso Bonafede, ha garantito. 

Per il M5s “le sentenze vanno rispettate”

“Non so se ci siano mal di pancia. Ma per noi le sentenze vanno rispettate. Comunque per M5s le strade sono due: o seguire Socrate o la disobbedienza civile, con la consapevolezza che, in questo caso, ci sono sanzioni da subire”, dice in proposito all’Agi una fonte qualificata pentastellata. Piuttosto che attaccare le toghe – spiega un’altra fonte del vertice M5s – la Lega cerchi i responsabili, a tutela del suo stesso partito”.

Arrivando alla Festa con l’ambasciatore Usa, a chi gli chiedeva delle dichiarazioni del ministro M5s della Giustizia che ha ribadito che “le sentenze vanno rispettate” e a chiesto che non si evochi a uno scenario di conflitto con tra politica e magistratura simile a quello dei tempi della Seconda Repubblica, Salvini era però stato tranchant: “Con tutte le cose importanti cui sto lavorando questa è la cosa che mi interessa di meno”.

Poi su Mattarella era stato speranzoso. “È all’estero, è impegnato in altro. So che già in passato seguì la vicenda e so che è sensibile al fatto che ci sia diritto di parola e libertà di espressione e di azione per tutti”, aveva detto. “Io rispetto il lavoro della stragrande maggioranza dei giudici, che al 99% fanno bene e obiettivamente il loro lavoro, ma parlerò con Mattarella del fatto che la Lega sarebbe il primo partito in Europa messo fuori legge con una sentenza non definitiva per eventuali errori commessi da qualcuno più di dieci anni fa con cui io non c’entro nulla”, aveva detto in mattinata, replicando alle accuse di incostituzionalità dell’Anm.

“Sarà il presidente Mattarella a decidere se c’è in ballo la libertà d’espressione, la democrazia o è tutto normale”. “Mettere fuori legge un partito per fatti compiuti eventualmente da altri più di 10 anni fa, sembra più un atteggiamento da regime che non da democrazia. Al presidente Mattarella chiederò di essere il garante della Costituzione e della democrazia”, aveva scandito, a margine della conferenza stampa al Viminale con il vicepresidente del Consiglio presidenziale della Libia, Ahmed Maitig.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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